Mattonelle di diritto dei BBCC: Tutela, Fruizione, Valorizzazione

Si fa un gran parlare del nostro Patrimonio Culturale e di come dovrebbe essere gestito, e anche se è passata di moda (per fortuna) la metafora che vedeva nei nostri beni Culturali  il “petrolio dell’Italia”, tuttavia c’è bisogno di fare un po’ di chiarezza su alcuni aspetti della nostra legislazione in materia.

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Per cause di forza maggiore mi è capitato ultimamente di dover riprendere in mano il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, meglio noto come Codice Urbani o D. Lgs. 42/2004. In esso, con tutte le varie integrazioni che da 12 anni a questa parte sono intervenute, è contenuta tutta la normativa in materia di Beni Culturali. Non sono una giurista, quindi mi perdo nelle varie gabole, virgole e interpretazioni di natura giuridica che i più ferrati commentatori sono in grado di trarre da ogni singolo comma di ogni singolo articolo. Io semplicemente credo, leggendo (studiando) ogni articolo, che il nostro Diritto dei Beni Culturali sia molto ben costruito e che per giungere all’attuale formulazione abbia avuto alle spalle a sua volta una tradizione molto ben congegnata. Al tempo stesso, penso che al di fuori dei diretti interessati siano veramente pochi coloro che conoscono la normativa in materia; ho pensato quindi che costruire qualche post ad hoc sui temi principali, di interesse comune e civico, e non solo per addetti ai lavori, riguardo la normativa dei Beni Culturali potesse essere utile. Da tanto volevo cimentarmi nelle infografiche. Ebbene, nei post che riguarderanno il Diritto dei Beni Culturali voglio utilizzare le infografiche, che sono uno strumento molto utile nel mondo della comunicazione web. Mi saprete dire come me la cavo.

Capitolo 1 – TUTELA – VALORIZZAZIONE – FRUIZIONE secondo il Codice 42/2004

Si è sempre detto, accusando il Ministero o chi per lui, che il nostro sistema legislativo è troppo improntato alla tutela: una tutela così stretta e oppressiva da non consentire alcun margine di manovra, una tutela cieca, accentratrice, che non consente al privato di far nulla e che dall’altro verso non consente neanche un’adeguata valorizzazione, al punto che si arriva ai paradossi (e quelli ahimè ci sono) di aree archeologiche “tutelate” nel senso che sono chiuse da recinti e lì restano senza possibilità alcuna per il pubblico di accedervi o di usufruirne (si veda sul tema Andreina Ricci, Attorno alla nuda pietra). Se è vero che molte situazioni sono aberrazioni di questo tipo, tuttavia il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio non dà la massima importanza alla tutela, bensì alla fruizione. La tutela, infatti, è funzionale alla fruizione e in generale tutte le attività svolte dagli organi del Ministero e dagli Enti Territoriali devono essere in funzione della fruizione da parte dei cittadini. Fin dall’articolo 1 del Codice emergono i concetti fondamentali: tutela, fruizione, valorizzazione e conservazione. In particolare al co. 2  si dice che tutela e valorizzazione sono parimenti importanti ai fini del patrimonio culturale, mentre al co. 3 si afferma che tutti i soggetti pubblici sono tenuti ad assicurare la conservazione e la pubblica fruizione. La conservazione è all’atto pratico tutto ciò che serve a garantire integro il bene culturale a fini di fruizione.

infografica tutela e valorizzazione bbcc

  • Tutela

I singoli concetti, di tutela, valorizzazione, conservazione, sono spiegati ciascuno al proprio articolo, come si può vedere dall’infografica qui sopra. Ma quel che emerge fin dall’articolo 1 del Codice è che la tutela e la valorizzazione concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e a promuovere lo sviluppo della cultura. Dunque sono messi sullo stesso piano, almeno dal punto di vista concettuale. In realtà, nel codice, spesso si parla della fattibilità di attività di valorizzazione “purché non vi ostino ragioni di tutela“: la tutela ha quindi, sempre, un ruolo predominante e privilegiato. E d’altronde è ovvio: pensate se per fare un’attività didattica al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, per esempio, ci si inventasse di ricostruire il banchetto tipico degli Etruschi pensando di utilizzare i veri vasi che gli Etruschi usavano e che sono esposti nelle sale del museo, e si riempisse di vino il Vaso François, e si cucinassero davvero le carni con gli spiedi e si appendessero davvero le coppe ai reggivasi in bronzo di VII secolo a.C.: si urlerebbe giustamente allo scandalo, perché l’uso, oggi, di quegli oggetti che sono testimonianza “avente valore di civiltà“, sarebbe considerata un’aberrazione.

Tuttavia la linea di confine tra tutela, valorizzazione e fruizione, e soprattutto sempre quella frase “purché non vi ostino ragioni di tutela“, è molto labile e fa molto discutere: così suscita polemiche voler utilizzare il Colosseo per spettacoli e il Circo Massimo per concerti o cose simili: si scontrano le opposte fazioni, tra chi pensa che un monumento debba essere tutelato e musealizzato e non possa quindi essere sfruttato per attività della vita contemporanea e chi pensa che invece non ci sia modo migliore di utilizzare un monumento se non renderlo vivo e partecipe della vita contemporanea (su questo aspetto si è spesso pronunciato a favore Daniele Manacorda, da ultimo qui). Voi cosa ne pensate, a proposito?

Una cosa importante che emerge dai primi articoli del codice è che la tutela è un’attività conoscitiva che individua i beni del Patrimonio Culturale (vedremo prossimamente in quale modo) e ne garantisce protezione e conservazione in funzione della pubblica fruizione. Dunque la tutela è necessaria per la fruizione.

  • Fruizione ≠ valorizzazione

Un altro aspetto che emerge è che fruizione e valorizzazione sono due cose ben diverse: la fruizione è il fine di ogni attività di tutela, conservazione e restauro, e deve essere garantita per legge. Diciamo che, siccome il Patrimonio Culturale appartiene alla Nazione, i cittadini hanno il diritto a goderne e a fruirne. Per questo è garantita per legge la fruizione del Patrimonio Culturale di appartenenza pubblica e per questo la fruizione dei beni di proprietà privata è garantita mediante accordi stipulati tra il Ministero e il privato proprietario, possessore o detentore del bene. La valorizzazione, invece, è la tensione al miglioramento delle attuali condizioni di fruizione dei beni culturali, ovvero tutte quelle attività rivolte alla promozione della conoscenza dei beni culturali e delle attività di conservazione, qualora esse siano funzionali a migliorare la fruibilità del bene.

La promozione dello sviluppo culturale è uno dei fini della valorizzazione: in tal senso vanno lette tutte quelle azioni di impatto anche mediatico, come la #domenicalmuseo, le Giornate Europee del Patrimonio, La Notte dei Musei, la Festa dei Musei, di carattere ministeriale, accanto a tutte le altre manifestazioni promosse dalle Regioni che, come da art. 117 della Costituzione, hanno competenza concorrente allo Stato in materia di valorizzazione e anzi ne hanno la potestà legislativa, mentre i principi fondamentali sono stabiliti con legge dello Stato (art. 7 D. Lgs. 42/2004).

Ma non solo: valorizzazione è la comunicazione del patrimonio culturale, che avviene sia nei luoghi della cultura che fuori: valorizzazione è lo studio di un percorso museale a misura di visitatore, valorizzazione è attenzione ai visitatori diversamente abili (così dice lo stesso art. 6 D. Lgsl. 42/2004 novellato), valorizzazione è l’utilizzo di nuove forme di comunicazione che siano al passo coi tempi e con la società: le implicazioni sono tantissime e vastissime, è evidente. Per questo la valorizzazione è una “tensione al miglioramento” (così dice il Ferretti sul suo Manuale di Diritto dei Beni Culturali e del Paesaggio), un’attività in costante svolgimento, in costante aggiornamento e sempre, necessariamente, perfettibile.

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