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Visiterai i Musei nella Fase 2?

Il sondaggio sulla riapertura dei musei che ho lanciato sui social e le vostre risposte

Dal 18 maggio 2020 dovrebbero riaprire i Musei Italiani. Tu cosa ne pensi? Visiterai almeno un museo o un’area archeologica entro l’estate?

Questa era la domanda principale del sondaggio che ho creato con Google Moduli* – assolutamente free e senza alcuna richiesta a chi rispondesse di lasciare dati personali né tantomeno l’e-mail – per capire qual è il sentiment degli Italiani rispetto alla notizia che Giuseppe Conte ha dato in conferenza stampa quando annunciava l’imminenza della Fase 2.

Secondo il Presidente del Consiglio i Musei, le mostre e le aree archeologiche dovrebbero riaprire al pubblico a partire dal 18 maggio 2020.

Ai Musei, siano essi statali, appartenenti ad enti pubblici diversi dallo Stato, privati, viene chiesto uno sforzo di organizzazione notevole per mettere in campo tutte quelle necessarie precauzioni atte a scongiurare il pericolo di contagio e di assembramenti. Si va dal trovare soluzioni per evitare assembramenti in coda all’ingresso, in biglietteria, lungo il percorso museale. Si tratta di assicurare idonee condizioni di igiene e sicurezza per quanto riguarda l’uso dei bagni – non di poco conto – e di assicurare che tutti, non solo i visitatori, ma anche e in primis i lavoratori a contatto con il pubblico, siano messi in condizioni di sicurezza.

Mi sono posta una domanda, però: ammesso e non concesso che i musei riaprano nelle condizioni adeguate, quale risposta ci sarà da parte del pubblico? E poi, anche, quale pubblico?

Ci saranno persone che dal 18 maggio e in ogni caso durante la fase 2, dunque durante l’estate, vorranno visitare almeno un museo? Perché riaprire i musei – le mostre poi non ne parliamo – ha dei costi, soprattutto se si metteranno in campo strategie atte a contenere il contagio da Covid-19.

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Visiterai i Musei nella fase 2? Il sondaggio e le vostre risposte

Innanzitutto vi ringrazio: avete risposto in tantissimi. In 4 giorni 864 risposte, considerando che ho lanciato il sondaggio inizialmente solo dal mio profilo facebook, sono davvero un grande risultato, segno che il tema interessa e molto. Il passaparola dei social ancora una volta si rivela davvero molto importante, ormai imprescindibile per la diffusione di campagne e anche, in questo caso, di sondaggi.

Le prime domande sono mirate: la fascia d’età, l’occupazione e la situazione occupazionale al momento del lockdown.

Sondaggio sui visitatori dei musei nella Fase 2: fasce d’età degli intervistati

Il dato che emerge dalle risposte rispecchia bene o male il dato consueto per i frequentatori di facebook: la maggior parte si colloca nella fascia d’età tra i 36 e i 45 anni, mentre si equivalgono la fascia 26-35 e 46-55. Totalmente assenti i minori di 18 anni per due motivi: innanzitutto non hanno facebook, in secondo luogo l’eventuale decisione di visitare un museo non spetta loro. Molto bassa anche la percentuale tra 18 e 25 anni: appena il 2,8% del totale dei votanti.

Che occupazione hai?

La domanda sulla tipologia di occupazione è strettamente legata a quella successiva e, di conseguenza, anche a come, in funzione della situazione contingente di lavoro, le persone reagiscono alla possibilità di poter visitare i musei.

Lo stato occupazionale prima e durante il lockdown. La risposta influenza senz’altro il prosieguo del sondaggio

Se il 47,3% dei votanti ha proseguito la sua attività lavorativa in smartworking, e quasi l’11% ha continuato a lavorare regolarmente, c’è anche una percentuale, che in totale ammonta al 21%, di persone che durante il lockdown è stata messa in ferie forzate oppure in cassa integrazione, o ancora ha perso il lavoro (il 6,8%) o ancora è stata costretta a chiudere la propria attività (il 5,2%). Questo dato è importante, perché ovviamente peseranno sulle scelte future delle persone i mancati introiti di questi mesi.

Il lockdown ha senz’altro fatto la differenza. Chi ha perso il lavoro, o ha visto calare gli introiti della propria attività da libero professionista – qualunque essa sia – durante il lockdown, certo non avrà intenzione di “sperperare” soldi, ma piuttosto di investirli per far ripartire la propria attività, o ancora di risparmiarli cercando attività gratuite di svago e relax. Naturalmente la situazione è diversa per chi lavora nel settore culturale da privato, da guida turistica a tour operator a operatore didattico e chi più ne ha più ne metta. Per questo settore è fondamentale che i musei riaprano.

Dal 18 maggio riaprono i musei, le mostre e le aree archeologiche. Tu pensi che ne visiterai almeno uno?

Entriamo nel merito del sondaggio.

I dati parlano chiaro. Sulla totalità delle persone che hanno risposto, il 47,5% dice che sì, andrà senz’altro a visitare un museo. Il 20,6% invece categoricamente no. E poi c’è la fetta dei “Dipende”. Il 31,9 % di risposte “Dipende” implica tantissime cose.

Il dato è senza dubbio interessante: è sicuramente un’altissima percentuale quella di chi vorrà visitare un museo; il 20,6% che sicuramente non ne visiterà va tutto sommato d’accordo con quel 21% circa che ha perso il lavoro o ha dovuto interrompere l’attività durante il lockdown.

A proposito del tema “voler visitare un museo”: ho letto l’articolo di Manlio Lilli su HuffingtonPost che, dati alla mano sugli scarsi numeri di musei/aree archeologiche statali minori pone la provocazione che saranno sempre gli stessi musei ad essere visitati: quindi le persone continueranno a visitare Uffizi e Colosseo, tralasciando il resto. Ora, stando a questo sondaggio mi sento di poter rispondere diversamente. Perché ciò che emerge, e qui sto spoilerando ciò che leggerete dopo, è che le persone, almeno in questa fase, non temono tanto il museo, quanto il contesto, quindi i mezzi pubblici, per fare un esempio scontato. In sostanza, per rispondere a Lilli, se io sono di Gabii e voglio visitare un museo, visiterò quello più vicino a me, ovvero Gabii, non rischierò situazioni di pericolo – vedi i mezzi pubblici** – per arrivare al Colosseo.

Ma qui si apre un altro problema, cui cercherò di rispondere dopo: ovvero, far sì che i musei – per quanto anche statali – tornino ad essere punti di riferimento nel proprio territorio. Diventino, insomma, musei accoglienti.

Se hai risposto no: perché?

Il risultato dei no è quello che deve dare più da pensare. Il 63,8%, sul 20,6% del totale delle risposte, ricordiamo, è dovuto al fatto che in assoluto si vogliono evitare situazioni di pericolo e di contagiosità. Come anticipavo più sopra, il dato non va letto solo come scarsa fiducia nelle capacità dei musei di rispondere alla domanda di sicurezza del potenziale pubblico, anzi. Le persone però mettono sulla bilancia una serie di problematiche non direttamente connesse ai musei, ma alla difficoltà di raggiungerli: la scarsa fiducia, ad esempio, nei mezzi pubblici, non in quanto tali, ma per le difficoltà negli orari, nelle possibilità di distanziamento sociale che essi offrono e quindi nella “fatica” che il solo pensiero comporta.

Scene di questo tipo ora ve le dovete proprio scordare: regola fondamentale è la distanza di sicurezza! (foto: Museo Ostiense, inaugurazione Eppur si Espone)

Poi c’è una percentuale, comunque da non sottovalutare, di chi ammette che non andava nei musei prima, per cui continuerà a non frequentarli adesso. Onesti e applausi, perché non è facile ammettere una cosa del genere, soprattutto quando si sa fin dall’inizio qual è il tema del sondaggio. il 5,5% dice dunque che continuerà a non visitare musei, per coerenza con quanto ha fatto finora. Poi c’è un interessante 10,6% che ritiene che ci siano attività più importanti che dovrebbero riaprire prima dei musei, per il bene dell’economia e del Paese. Infine, c’è una piccola percentuale, il 3,2%, che non ha intenzione di spendere soldi per visitare musei, mostre o aree archeologiche. Interessante fenomeno anch’esso. Anche se una percentuale piccola, va a pescare sia tra chi non avendo fonti di reddito non pensa di voler spendere manco una lira per visitare musei che chi pensa da anni di essere stato privato di un diritto: da quando è stata tolta la gratuità agli over 65, per esempio.

Il dato interessante è quello dei Dipende. Sì, perché si parla del 31,9%, una percentuale che è capace di far pendere l’ago della bilancia da una parte e dall’altra.

Se hai risposto sì: perché?

Le risposte sono molto variegate. Tuttavia, la percentuale più alta, pari al 64.9% dei votanti sì, ammette che è perché è appassionata di arte/archeologia/musei e quindi con la stessa passione ed entusiasmo con cui visitava i musei prima, così farà ora.* In prospettiva di “marketing culturale” (non mi sparino a vista i puristi) è su queste persone che bisogna puntare. I Musei – tutti, a qualunque livello, dal Museo dell’Ombrello della provincia di Varese a Pompei – hanno la possibilità davvero, per una volta, di ripartire dal pubblico di prossimità, dalla cittadinanza, dai vicini di casa. I Musei sapranno davvero farsi accoglienti? Perché al di là delle soluzioni che verranno adottate in tema di sicurezza, la differenza la faranno davvero i contenuti, le narrazioni, la possibilità per l’istituzione di ascoltare i visitatori, e viceversa.

Almeno nei primi tempi togliamoci dalla testa situazioni di questo tipo: questo è un assembramento e anche se saremo tutti dotati dei DPI fondamentali non saranno consentite tali distanze tra gruppi così nutriti di gruppi. Qui eravamo a Portus durante le Giornate dell’Archeologia 2019

Interessante il dato di due risposte diverse, ma in realtà molto simili: “è una delle attività consentite e ne voglio approfittare” ha raccolto il 16,6% di preferenze mentre “voglio fare qualcosa di diverso dopo due mesi di lockdown” ha raccolto il 15,7% di preferenze. In totale viaggiamo sul 31% di risposte che troveranno, o almeno pensano di trovare nei musei uno svago, una valvola di sfogo dalla routine della quarantena e -ahimè in molti casi – dell’inattività lavorativa. Di nuovo, in questa fase, i musei devono essere davvero capaci di trasformarsi da “risposta alla noia” in “luogo da frequentare”. Ritorna la necessità di essere accoglienti, a tutti i livelli.

Se hai risposto dipende: perché?

Qui casca l’asino, come si suol dire. Sì, perché nel Dipende sono ricomprese sia motivazioni che se, soddisfatte, faranno cadere il dipende nel “Sì” sia quelle, sull’altro versante, che irrimediabilmente faranno pesare l’ago della bilancia verso il no. Sono quelli che in gergo politico, in caso di elezioni, passano tra gli “indecisi”: quella cospicua parte di popolazione in grado di rovesciare gli exitpoll più ragionati e raffinati.

E allora: da cosa dipenderà o meno la decisione di visitare o meno i musei durante la Fase 2?

La variabile principale è legata all’aspetto sicurezza: l’87,4% dei “Dipende” visiterà i musei se saranno garantite le distanze minime di sicurezza tra i visitatori. Dunque, per fortuna, l’attenzione alla salute propria e pubblica è la motivazione prevalente. Inutile dire che se i musei – e così avverrà – si doteranno di adeguati dispositivi e procedure per garantire la sicurezza dei visitatori e dei lavoratori, i visitatori ci saranno.

Museo archeologico nazionale di Venezia durante l’ultimo evento di Archeoracconto: decisamente troppe persone a poca distanza di sicurezza. Ora come ora una scena del genere non potrà più verificarsi.

Ci sono poi delle risposte che vanno in una direzione diametralmente opposta. Perché il 13,2% del totale dei “dipende” verrà solo se non vi saranno restrizioni alla visita museale, intendendo con essa la possibilità di sostare quanto ci pare in sale anche piccole o la necessità di entrare solo in determinate fasce orarie. Insomma, se anche i musei si adegueranno alla situazione, studiando nuovi percorsi e nuove soluzioni di visita, non è detto che i potenziali visitatori si vorranno adeguare.

Sarà fondamentale, a tal proposito, che tutti i Musei mettano bene in chiaro fin dall’inizio quali sono le eventuali limitazioni alla visita, in senso sia spaziale (numero di sale aperte) che temporale (tempo a disposizione per la visita). Anche le soluzioni che i musei adotteranno fin dall’acquisto del biglietto dovranno essere chiare ed esaustive e fornire fin da subito tutte le necessarie informazioni perché nessuno rimanga scontento della propria visita.

Alcuni dei dipende fanno un distinguo tra siti al chiuso e siti all’aperto e dicono che preferiscono sicuramente i siti all’aperto – ovvero le aree archeologiche – rispetto ai siti al chiuso – cioè i musei. Questa riflessione in realtà non aiuta particolarmente, perché tutti i Luoghi della Cultura, siano essi all’aperto o al chiuso, devono dotarsi di cautele fondamentali, dal momento dell’acquisto del biglietto e dell’accesso a cose tanto fondamentali quanto banali quanto l’utilizzo dei bagni o ancora – qualcuno rifletteva scherzando – l’utilizzo di eventuali sedute nelle sale: ti siederesti su un panchetto a contemplare un’opera senza sapere chi ci è seduto prima e se è stato nel frattempo sanificato?

Al riguardo, questo simpatico video di una biblioteca americana ci può far ridere, ma non troppo, sulla situazione:

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We did a test run, and…🤦🏻‍♀️🦠😷

Un post condiviso da Springville Library (@springvillelibrary) in data:

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Visiterai i musei nella Fase 2? Cosa vuoi in cambio?

L’ultima domanda chiede a chi ha risposto sì cosa vorrebbe in cambio dal museo che visiterà. Ebbene, il 71,6% vuole ricevere all’atto dell’acquisto online, ammesso che sarà questa la modalità di acquisto del biglietto, le indicazioni utili per svolgere in sicurezza la visita. Questo suppone che il Museo elabori un suo vademecum, mirato e studiato per lo specifico luogo della cultura, e che lo faccia pervenire all’atto dell’acquisto del biglietto – ma meglio sarebbe anche prima – al futuro visitatore, in modo da prepararlo all’esperienza.

Un buon 51,3% gradirebbe e gradirà supporti informativi ulteriori alla visita, sotto forma, magari, di contenuti digitali fruibili in qualunque momento. Qui si apre il grande dibattito sul digitale nei Musei ai tempi del Covid-19, e sulla corsa spasmodica alla produzione di contenuti che ha caratterizzato buona parte del Lockdown. Cari Musei, siete avvisati: le persone vogliono la possibilità di accedere a contenuti “plus“. Ma attenzione a non cadere nella rete dei facilissimi virtual tour da compiere con surrogati di Google Maps, che non aggiungono nulla all’esperienza di visita. Occorre capire fin da ora cosa vogliamo comunicare, come, e attraverso quali strumenti. I Musei sono istituzioni culturali a 360° e a 360° devono comunicare il loro messaggio.

Non bastano i social, non basta il sito web, non basta il documentario, non basta il museo fisico. Comunicazione è l’insieme di tutte queste esperienze; Museo è l’insieme di tutte queste voci.

Il dibattito sul digitale. Importante e necessario.

Mai come in questo periodo il dibattito sul digitale è stato ed è forte e attuale. Tra voci conservatrici che non sostituirebbero mai la visita reale ad una asettica esperienza digitale e tra coloro che sostengono da anni, tra cui Nicolette Mandarano, che l’una non sostituisce l’altra, ma la totalità delle due esperienze, digitale e reale, fa il Museo, si sono spesi fiumi di parole e di polpastrelli consumati sulla tastiera per sostenere ora l’una ora l’altra istanza.

Appare alquanto bizzarro che al giorno d’oggi si possa pensare che il digitale sia il male e che esso possa venire contrapposto all’esperienza reale, fisica, di visita. Il digitale non si sostituisce, ma casomai è un supporto alla visita: un supporto per chi, avendo visitato oggi, domani vorrebbe ricordare meglio ciò che ha visto; ma anche un supporto per chi, vivendo a migliaia di km, semplicemente non può soddisfare il suo desiderio di visita. Questi, che sono problemi già presenti ante Covid-19, oggi sono tornati a farsi forti. Perché il digitale è stato sdoganato in questi due mesi, e tutti i musei, chi più chi meno, si sono rapportati con la necessità di essere online. Chi già lo faceva ha continuato il suo lavoro, magari implementandolo; chi non lo faceva si è buttato senza paracadute: operazione rischiosa che da un lato deve far applaudire (se non altro per dire “Alla buon’ora!”) dall’altro deve far riflettere su quanto la comunicazione museale sia ancora in mano al caso e al buonsenso – e non me ne vogliano i miei colleghi.

Che sia il 18 maggio oppure una data successiva, i musei, le mostre e le aree archeologiche si stanno preparando ad aprire. Sarà una sfida non facile: non facile per i lavoratori dei musei, e mi riferisco in particolare a chi è preposto ai servizi di biglietteria, primo impatto col visitatore, ma anche e soprattutto a chi è preposto all’accoglienza e alla vigilanza, che dovrà rapportarsi col pubblico in qualunque circostanza anche – e purtroppo capiterà – nella spiacevole situazione di dover ricordare le “regole” imposte in questa fase 2.

Ho scritto sul tema dei Musei e della Fase 2 a partire da questo sondaggio, mettendomi nei panni del travelblogger sul Magazine delle Travel Blogger Italiane.

*Vorrei che fosse chiaro che questo sondaggio non può ritenersi IL campione affidabile per eccellenza. Per condurre statistiche degne di questo nome bisogna affidarsi a istituti specifici, ISTAT in primis. Necessariamente, essendo stato diffuso a partire dal mio profilo facebook, il campione è più orientato verso il settore culturale che altro, per cui nessuno pensi di prendere questo sondaggio come affidabile in assoluto e vero specchio dell’Italia. Però è una base di riflessione su cui partire, per riflettere sul ruolo dei musei nel prossimo futuro.

** sia chiaro: non ritengo che i mezzi pubblici siano il male, ci mancherebbe altro: interpreto semplicemente il dato e i commenti che mi sono giunti – sempre su facebook – da più parte a commento e spiegazione del proprio voto.

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