Riapre al pubblico il Museo delle Navi di Fiumicino

Dopo 19 anni di chiusura, uno dei musei navali più importanti d’Italia finalmente riapre i battenti, dopo una chiusura forzata dovuta a una serie di sfortunati eventi e scelte progettuali del passato.

Le Navi di Fiumicino: storia di un grande ritrovamento

Correva l’anno 1957 quando venivano avviati i lavori di costruzione dell’Aeroporto internazionale di Fiumicino. E proprio durante quei lavori emersero delle strutture murarie davvero poderose: non erano semplici murature, erano il lungo molo settentrionale e la banchina orientale del grande bacino del porto di Claudio, il Portus Augusti che l’imperatore Claudio volle a tutti i costi far costruire a nord della Foce del Tevere, derivando dal suo ultimo tratto un canale – l’attuale Canale di Fiumicino – per mettere in connessione il porto con Ostia e soprattutto con Roma.

Ricostruzione di Portus a cura di University of Southampton – Artas Media

Alla fine degli anni ’50 si sapeva che da quelle parti dovevano esserci i moli del bacino portuale di Claudio. Tuttavia non si era sicuri né delle dimensioni né dell’orientamento del porto. E infatti gli scavi di quegli anni e dei successivi anni ’60 non riuscirono a comprendere la vera forma del bacino portuale. Del resto, ben altri ritrovamenti attiravano l’attenzione: il rinvenimento, uno dopo l’altro, tra il 1958 e il 1961, di 5 relitti di barche affondati da 1600 anni almeno in una zona periferica del porto.

La notizia dei relitti di Fiumicino fece il giro del mondo.

La navis vivara in corso di scavo, 1959 – Archivio Fotografico del Parco archeologico di Ostia antica

E viste le difficilissime condizioni di manutenzione del legno degli scafi si decise di movimentare le navi il meno possibile e di costruire praticamente nel luogo del rinvenimento un hangar che le potesse contenere. Quell’hangar divenne museo. Dal 1979 questo museo col suo prezioso “carico” di relitti fu un fondamentale luogo di studio per gli studiosi di archeologia navale e archeologia sottomarina; i 5 relitti appartengono infatti a differenti tipi di imbarcazioni: le naves caudicariae, ovvero le larghe chiatte fluviali fondamentali nel trasporto di merci sul Tevere da Portus a Ostia e Roma; la navis vivara, ovvero una piccola imbarcazione che nel centro ospita una piccola vasca che doveva conservare il pesce vivo dalla pesca fino al momento della vendita. Un altro degli scafi apparteneva a una piccola imbarcazione che serviva alla navigazione di piccolo cabotaggio, probabilmente un piccolo veliero che praticava commercio lungo la costa.

I relitti di Fiumicino – ricostruzione virtuale a cura di Pierre Poveda (CNRS, CCJ) e Daniela Peloso (IpsoFacto, Marsiglia) (dal sito web del Parco archeologico di Ostia antica)

Le condizioni ambientali del graduale insabbiamento hanno permesso che delle navi si conservassero le strutture del fondo (chiglia e carena) che, impregnate d’acqua, furono sigillate dai depositi di limo e sabbia determinati dal processo di interramento dell’intero bacino portuale. I relitti giacevano a ridosso del molo settentrionale del porto di Claudio, un’area marginale del bacino in cui venne a crearsi un vero e proprio cimitero delle imbarcazioni abbandonate.

Una volta scavate e a contatto con l’aria, le imbarcazioni subirono subito un forte degrado, per cui furono costruite delle strutture di legno per sorreggerne le fiancate e recuperare ogni relitto nella sua interezza. L’operazione fu decisamente difficile, sia per la delicatezza dei reperti che per la scarsa esperienza di cui si disponeva all’epoca su questo tipo di materiali. Gli studi sul restauro e recupero del legno bagnato sarebbero giunti decenni dopo. In Italia il problema si pose ad esempio con il recupero delle Navi di Pisa, scoperte a partire dal 1998 e oggi al Museo delle Navi Antiche di Pisa, per le quali per la prima volta si impose un protocollo di conservazione e recupero del legno bagnato.

Uno dei relitti in corso di scavo – Archivio Fotografico Parco archeologico di Ostia antica

Il recupero delle navi di Fiumicino negli anni ’60 fu invece coordinato dall’ingegnere del Genio Civile Otello Testaguzza, che aveva collaborato allo scavo diretto dall’archeologa Valnea Santa Maria Scrinari, poi Soprintendente di Ostia, e lo stesso Testaguzza progettò e fece costruire, nell’area del ritrovamento, un hangar dove i relitti vennero trasportati e sottoposti alle prime operazioni di consolidamento.

Risulta fondamentale la lettura del volume “Portus”, a firma di Orazio Testaguzza, del 1960, per comprendere lo stato iniziale delle conoscenze e della comprensione dei relitti e di tutto il contesto. Rileggere quel volume oggi fa sorridere, per via di certe interpretazioni maldestre e ingenue, ma è indubbio il valore di testimonianza degli scavi di quegli anni e dei rinvenimenti delle navi.

Il Museo delle Navi prima dell’inizio dei lavori – Archivio Fotografico Parco archeologico di Ostia antica

L’hangar di Testaguzza venne in seguito trasformato in museo, aperto al pubblico nel 1979 con un allestimento decisamente avanzato per l’epoca. Con l’evoluzione delle normative italiane in materia di sicurezza si rivelarono però i limiti di un progetto strutturale a basso costo e funzionale e il museo venne chiuso nel 2002. Ebbe così inizio una lunga serie di interventi sull’edificio, tuttavia non utili a creare le condizioni per la riapertura del Museo, rimasto chiuso per quasi vent’anni, fino a quando un finanziamento in capo ai Grandi Progetti Strategici del MiC ha permesso di realizzare il nuovo allestimento.

Il nuovo Museo delle Navi

Il nuovo allestimento del Museo delle Navi – Inaugurazione 8.10.2021

Il Museo inizialmente doveva essere un luogo di ricovero dei legni rinvenuti, dopodiché si scelse di far diventare quell’hangar (brutto e molto più simile al deposito di un aereo che non a un luogo di valorizzazione) un museo in pianta stabile delle navi rinvenute in porto. Esattamente nel luogo in cui esse erano affondate e poi riemerse era giusto esporle. Così quell’hangar divenne il Museo delle Navi. Visse un’epoca d’oro, perché oggettivamente era uno dei primi in Italia a esporre relitti di navi, ma poi le nuove – giustissime – norme di sicurezza costrinsero alla chiusura. E fino a nuovi finanziamenti cospicui non se ne fece più nulla. Nel frattempo però l’archeologia navale è andata avanti e oggi in Italia ci sono diversi musei in cui sono esposti relitti di navi: due per tutti il Museo delle Navi di Pisa e il Museo Archeologico di Olbia, nel quale sono esposti alcuni relitti delle navi affondate durante l’assalto dei Vandali nel 455 d.C.

Il Relitto Fiumicino 1 – in corso di allestimento

Oggi il Museo delle Navi di Fiumicino riapre nello stesso edificio/hangar totalmente rinnovato, nello stesso luogo, ma con un allestimento e un percorso interno rinnovati per consentire di osservare sia da vicino che dall’alto gli scafi delle navi e, soprattutto nel primo periodo di apertura, per vedere ancora i restauratori all’opera su una delle chiglie: il museo riapre infatti all’insegna del work in progress: perché le navi hanno bisogno di essere monitorate, controllate, e questo non è lavoro che si faccia da un giorno all’altro. Non solo, ma il museo aprirà mentre è in corso un intervento conservativo su uno dei relitti. Così, sotto gli occhi dei visitatori che nei primi mesi potranno visitare gratuitamente il museo, si potranno vedere i restauratori del legno all’opera. Sarà sicuramente interessante poter “spiare” il lavoro di questi professionisti.

La navis vivara, o “Barca del Pescatore” – durante il riallestimento del Museo

Museo delle Navi di Fiumicino: informazioni pratiche

Il Museo delle Navi di Fiumicino riapre al pubblico da martedì 12 ottobre.

Il suo orario sarà dal martedì alla domenica dalle 10 alle 16. L’ingresso è gratuito.

Tre luoghi, un’unica grande storia: quella del Portus Augusti, il grande porto di Roma imperiale.

L’occasione della riapertura del Museo consente al Parco archeologico di Ostia antica di ampliare l’offerta culturale di Fiumicino al pubblico aprendo da martedì a domenica anche l’area archeologica dei porti di Claudio e di Traiano e la Necropoli di Porto all’Isola Sacra: si tratta delle due aree archeologiche già aperte al pubblico, ma finora con un orario ridotto.

Si costituisce così a Fiumicino un polo culturale davvero di tutto rispetto che attraverso i suoi tre Luoghi della cultura principali – il Museo delle Navi, l’area archeologica di Portus, la Necropoli – restituisce la narrazione di ciò che fu il grande porto degli Imperatori.

L’area archeologica dei porti di Claudio e di Traiano conserva – immerse in una natura rigogliosa, ormai a 4 km dal mare – le strutture dei moli di navigazione interna al porto che conducevano fino al bacino esagonale del Porto di Traiano e i grandiosi complessi di stoccaggio nei quali venivano depositate temporaneamente le merci che dovevano poi risalire il Tevere e arrivare a Roma. Qui ci si rende conto che solo un’infrastruttura così potente poteva soddisfare il fabbisogno di Roma di merci e di grano per sfamare la popolazione.

Area archeologica dei porti di Claudio e di Traiano: la Strada Colonnata che attraversa un settore dei cd. Magazzini Traianei

La Necropoli di Porto all’Isola Sacra ci racconta, attraverso le tombe monumentali, i rilievi e le iscrizioni, chi fossero gli abitanti di Portus e di questo territorio posto a metà tra il porto e Ostia, lungo la via litoranea Flabia Severiana che collegava per l’appunto l’hub commerciale con la città.

Infine, non potremmo avere davvero la percezione di trovarci in un porto se non vi fossero le navi. Ed ecco che il Museo delle Navi espone gli scafi in legno delle imbarcazioni rinvenute proprio lì in quell’angolo del bacino di Claudio, che era delimitato verso nord da un lungo molo visibile alle spalle del museo.

Tutte le info sugli orari dei tre Luoghi della Cultura si trovano sul sito web del Parco archeologico di Ostia antica alla pagina Orari e Tariffe oppure alle pagine relative ai singoli siti.

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