Visita al Museo Archeologico di Zagabria

Il mare Adriatico. Il mare Adriatico unisce, il mare Adriatico separa. Al di qua e al di là dell’Adriatico le storie, e le archeologie, sono molto differenti. Non ce ne rendiamo conto finché non tocchiamo con mano, o meglio, vediamo nelle vetrine di un museo, gli oggetti di culture differenti, di storie differenti, di influenze e di conquiste differenti.

Visitare il Museo Archeologico di Zagabria vuol dire entrare in contatto con un’archeologia diversa da quella della nostra penisola. Dalla preistoria al primo medioevo, scorrendo di sala in sala, di sezione in sezione, ci si rende conto della varietà delle comunità umane e della loro cultura artistica e materiale.

Tolta la collezione egizia e, in parte, quella greca, frutto di acquisti di collezioni, il museo racconta la storia più antica della Croazia, dalla Preistoria al medioevo, passando naturalmente per l’età romana. L’idea alla base dell’allestimento, che nella sezione preistorica ha anche intenti didattici con la ricostruzione di apprestamenti come il telaio o la capanna, è proprio quella di far emergere le specificità delle culture preistoriche e protostoriche (e poi a seguire di epoca romana e barbarica) tipiche della Croazia.

La Preistoria al Museo Archeologico di Zagabria

museo archeologico zagabria
Figurina femminile in ceramica, cultura di Vinča, età neolitica, 4° millennio a.C.

La sezione preistorica del Museo Archeologico di Zagabria occupa il terzo piano (il primo in ordine di visita) del museo. Dal Paleolitico all’età del ferro racconta lo sviluppo delle varie culture che si avvicendarono sul territorio croato. L’esposizione ha, soprattutto nella sezione dedicata all’età più antica, un intento molto didattico, con ricostruzioni e spiegazioni.

Il Neolitico è rappresentato, oltre che dalle produzioni ceramiche, dalla produzione di statuette votive, come quella femminile, risalente al IV millennio a.C. appartenente alla cultura di Vinča: la figurina, con i seni appena accennati e il volto più simile ad un becco, ha dei piccoli forellini in corrispondenza degli arti e delle striature oblique, forse indicanti la veste.

museo archeologico zagabria
Vasi in ceramica a forma di uccelli, cultura eneolitica (età del rame) di Vucedol, 3° millennio a.C.

Nella successiva epoca eneolitica (età del rame) fanno la loro comparsa i vasi configurati, come quelli, bellissimi, a forma di uccello, appartenenti alla cultura Vučedol, del III millennio a.C. All’età del Bronzo risale un ripostiglio di asce che a vederle tutte insieme viene una sincope, mentre all’alta età del ferro,  VII- VI secolo a.C. risale il tumulo di Martijanec-Kaptol, del cui corredo fa parte un cinerario decorato a spirali e con protomi di toro.

asce preistoriche in bronzo
Asce in bronzo al Museo Archeologico di Zagabria

Ampio spazio è dato ai gioielli femminili, a partire dalle enormi fibule in bronzo di XII secolo a.C., fino alla ricostruzione di intere parures femminili di età del bronzo e del ferro, e comprensive di cuffiette e ornamenti per capelli, se non bastassero collane e fibule, fino ad arrivare ai favolosi monili in ambra, collane dagli elementi grandi, pesanti anche, da fare invidia ai gioiellieri di oggi.

fibula età del bronzo
Questa fibula in bronzo è di dimensioni notevoli. Proviene da una sepoltura femminile della tarda età del bronzo

Si tratta per la maggior parte di oggetti molto differenti da quelli che vediamo solitamente nei musei italiani. Eccezion fatta per la tecnologia delle asce in bronzo (che viene spiegata in un pannello ahimè solo in lingua croata), che dobbiamo immaginare diffusa in tutta l’Europa dell’età del bronzo, i gioielli, le ceramiche, le statuette votive in terracotta rivelano specifiche culturali locali molto diverse da quelle cui siamo abituati noi.

L’età greca

Una ricca collezione di vasellame, proveniente da collezione privata accoglie il visitatore al secondo piano. Si tratta di vasi di produzione attica e magnogreca, in particolare apula e campana.

museo archeologico zagabria
La sezione greca del museo archeologico di Zagabria

Una consistente parte dell’esposizione, però, è dedicata ai ritrovamenti archeologici di età greca in Croazia. Provengono da siti croati numerose iscrizioni di carattere pubblico di eccezionale importanza, in quanto sono le uniche fonti storiche sulle attività coloniali greche lungo parte dell’attuale costa croata, principalmente legate agli insediamenti sulle isole di Hvar (a Pharos, oggi Stari Grad), Vis (a Issa, oggi Vis) e Korcula (a Lumbarda). Segue una bella sezione militare, con un’ampia casistica di elmi e armi greche.

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Elmi di eserciti ellenistici

L’età romana

L’età romana è documentata attraverso i materiali provenienti dalle aree della Pannonia e del Danubio. Sono numerosi i reperti che parlano degli eserciti accampati lungo il confine imperiale: armi, diplomi militari di soldati pannonici, rilievi relativi al culto di Mithra, religione che si era radicata molto negli eserciti lungo il limes orientale dell’impero e che proprio attraverso i soldati raggiunse tutto il mondo romano (così mi ricorda l’amica e archeologa Stefania Berutti, che ha curato la mostra “Mithra. un dio orientale in Valdarno“).

mithra
Rappresentazioni di Mithra provenienti dalla Croazia romana

I due importanti siti di Andautonia e di Siscia, due città romane in terra croata sono raccontati attraverso gli oggetti della cultura materiale e della vita quotidiana emersi dagli scavi archeologici: al pubblico viene offerta una vastissima gamma di materiali, dagli utensili in bronzo agli anelli in oro e gemme, dalle boccette in vetro alla ceramica, dai bronzetti figurati alle tegole da impiegare nell’edilizia, compresa quella, un classico, con le impronte di un animale rimaste impresse per sempre.

museo archeologico zagabria
Cultura materiale di età romana: oggetti in bronzo e in vetro provenienti da contesti di scavo delle località di Siscia e Andautonia

Il sito della città romana di Andautonia (attuale Ščitarjevo) si trova a circa 10 km a sudest di Zagabria. All’epoca sorgeva in una posizione strategica lungo una viabilità importante e presso il fiume Sava, affluente del Danubio. La città ebbe vita tra il I e il IV secolo d.C. Dopo la sua fondazione, all’inizio del I secolo d.C., Andautonia, troppo vicina al fiume, subì una pesante alluvione, le cui tracce sono emerse nel corso degli scavi archeologici. Il massimo splendore e la massima espansione si collocano tra il II e il III secolo d.C., con la costruzione di edifici pubblici, tra cui grandi terme, e l’installazione di una necropoli fuori dalla città. Andautonia è un sito archeologico aperto al pubblico dal I maggio al 31 ottobre.

limes romano
Un’aquila, insegna militare degli eserciti lungo il limes dell’impero in Pannonia

Siscia, l’attuale Sisak, sorgeva anch’essa lungo il fiume Sava; fu fondata dai romani come base militare in funzione anti-illirica nel 35 a.C., a seguito della conquista del centro illirico di Segestica e fu una base importante per la conquista della Pannonia. Costituì anche un importante porto fluviale perché in diretto collegamento col Danubio, di cui il fiume Sava è un affluente navigabile. La città ebbe dunque anche una certa vocazione commerciale, testimoniata dal rinvenimento di horrea, magazzini per il grano e per tutte le merci provenienti dal Mar Nero. Era comunque dotata di una cinta muraria e se il primo impulso urbanistico lo ebbe sotto l’impero di Vespasiano, fu nel corso della dinastia dei Severi che furono costruiti gli edifici pubblici più significativi.

La religione in queste due città romane della Croazia è rappresentata da numerose testimonianze, sia in forma di rilievi figurati che di bronzetti; nuovamente torna Mithra insieme ad un altro culto orientale: Attis. Quando poi si impone il Cristianesimo nuove iconografie si fanno strada e gli antichi dei vengono messi da parte per sempre. Da città romane in tutto e per tutto, venivano apprezzati i giochi gladiatori, come dimostrano alcuni oggetti a tema: il graffito di un gladiatore, una lucerna con scena gladiatoria e un tridente, l’arma tipica dei gladiatori retiarii.

gladiatori pannonia
Un gladiatore graffito su un laterizio, una lucerna a tema gladiatorio, un tridente in bronzo: i giochi gladiatorii erano apprezzati anche in questa parte dell’impero

La sezione romana si conclude con una bella rassegna di statuaria, appartenuta però ad una collezione privata e quindi costituita da opere che provengono anche dall’Italia.

museo archeologico zagabria
La sala dedicata alla statuaria di età romana

L’età delle invasioni barbariche

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Fibule di età barbarica

Questo percorso attraverso la storia più antica della Croazia si conclude con il racconto attraverso gli oggetti di ciò che avvenne alla caduta dell’impero romano. Questa parte di storia, quella delle invasioni barbariche, è un periodo turbolento e piuttosto confuso; ma soprattutto, è assolutamente dinamico ed è davvero difficile riuscire a comprendere le ondate migratorie, gli scontri tra popoli differenti e tra questi e l’Impero in declino. Noi conosciamo sicuramente la storia delle invasioni barbariche in Italia, ma di ciò che avvenne nelle altre parti dell’impero romano abbiamo pochissima cognizione.

invasioni barbariche
Una carta delle invasioni barbariche aiuta il visitatore del Museo Archeologico di Zagabria a raccapezzarsi tra i nomi e le battaglie dei tanti popoli che si scontrarono nel momento di passaggio tra il tardoantico e l’alto medioevo.

Per fortuna, tra armi e fibule in metallo che sembrano delle faretre in miniatura, c’è la possibilità di consultare una mappa con l’indicazione di tutti gli spostamenti, degli scontri e degli avanzamenti di questi popoli, che non sono solo gli Unni, i Goti, i Vandali e i Franchi, ma sono una serie di spostamenti e di battaglie, di cambiamenti di fronte e di inversioni di rotta. E certo in Pannonia, al confine orientale dell’impero, le cose non furono certo semplici. In particolare gli Ostrogoti, dopo il collasso della supremazia unna, negli anni tra il 450 e il 473 d.C. presero il sopravvento in Pannonia, nell’area compresa tra il Danubio e i suoi affluenti Sava e Drava, ma nel contempo altri popoli si avvicendavano lungo i confini dell’impero, come gli Sciri e i Sarmati. Dopo il 473 gli Ostrogoti lasciarono la Pannonia, diretti verso l’Italia e la Spagna. Nel 488 ritornarono da queste parti, ma di passaggio in Pannonia si scontrarono con i Gepidi. Le storie delle invasioni, al di qua e al di là dell’Adriatico si intrecciano: re degli Ostrogoti è infatti Teodorico il quale, ucciso Odoacre, diede l’avvio al dominio degli Ostrogoti in Italia, nel 493. A Ravenna, il Mausoleo e il Palazzo di Teodorico ci parlano, tra gli altri monumenti, del suo ruolo nella storia d’Italia pochi anni dopo la caduta dell’impero romano d’Occidente.

Perché non vi parlo della sezione egizia

In questo post ho voluto affrontare il racconto del museo da un punto di vista cronologico e strettamente legato al territorio croato. La collezione egizia, invece, non ha alcun legame con scavi e indagini archeologiche condotte in Croazia, ovviamente, ma è frutto di una collezione privata confluita nel museo. La collezione non si distingue per particolare pregio rispetto a ben altre collezioni egittologiche fuori dall’Egitto, tranne che per un oggetto clamoroso: la Mummia di Zagabria. Che cos’è? Ve ne parlo nel prossimo post.

 

Bibliografia/Sitografia

Trovate un’introduzione al Museo Archeologico di Zagabria su Academia.edu: https://www.academia.edu/12273689/Il_Museo_Archeologico_di_Zagabria_etc

Il sito web del Museo Archeologico di Zagabria, consultabile in lingua inglese, è: http://www.amz.hr/home.aspx

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