La stele e il santuario etrusco di Poggio Colla (Vicchio, Mugello, FI)

20 anni di scavi e più. Un’altura nel Mugello, vicino a Vicchio (il borgo che pare abbia dato i natali a Giotto), un passato antichissimo che risale all’età arcaica etrusca, al VII secolo a.C.

È il Santuario etrusco di Poggio Colla.

Dove si colloca il santuario etrusco di Poggio Colla
Dove si colloca il santuario etrusco di Poggio Colla

Capanne, niente più che capanne nella prima fase; capanne che bruciarono ad un certo momento, come dimostra uno spesso strato nero che copre ogni cosa. Questo primo santuario viene distrutto da un incendio. Ma dove passa il fuoco c’è rinascita. E infatti viene costruito un grande santuario.

Sul pianoro, infatti viene costruito un tempio. Nelle sue fondazioni in pietra, viene rinvenuta solo recentemente, nel 2015, una stele. A vederla sembra una pietra come tutte le altre, ma la forma insospettisce: è stondata da un lato, e non c’entra niente col resto della muratura, sembra essere stata messa lì apposta. La scoperta avviene verso le 17 del penultimo giorno di scavo, come vuole tradizione: uno degli archeologi, osservandola bene, vede dei segni sulla sua superficie: non sono incisioni casuali, sono intenzionali! Sono lettere, anche se poco leggibili, lettere etrusche!

La stele reimpiegata nella fondazione del tempio tardo arcaico del santuario di Poggio Colla
La stele reimpiegata nella fondazione del tempio tardo arcaico del santuario di Poggio Colla

La stele di Poggio Colla viene asportata, portata a Firenze, messa subito a disposizione degli studiosi. Ebbene, rivela riportare uno dei testi più lunghi su pietra che siano noti per la lingua etrusca. Soprattutto, è un testo lungo, probabilmente sacro, che non appartiene ad un contesto funerario. Si aprono nuovi scenari per lo studio della lingua etrusca, ancora in parte sconosciuta. Al momento, però, è molto difficile capirci qualcosa. Gli etruscologi ci stanno battendo il capo, e finora con certezza hanno identificato e tradotto solo due parole, per la precisione i nomi delle due divinità etrusche Tinia, corrispondente a Zeus, e Uni, corrispondente a Giunone. Per il resto, la lunga iscrizione al momento non vuole farsi tradurre anche perché lo stato di conservazione non è dei migliori. Essa si sviluppa principalmente lungo i fianchi della stele, mentre le due facce piane, con l’eccezione di una piccola porzione, sono lisce. La realizzazione di una scansione a mezzo laserscanner delle superfici sarà un notevole aiuto per chi continuerà a perdere gli occhi sulla serie di segni e lettere dell’alfabeto etrusco riportate sulla stele.

Una base di statuetta incisa con iscrizione in etrusco
Una base di statuetta incisa con iscrizione in etrusco

Quello che però si può intuire fin da ora, è che, dato il luogo e il riferimento alle due divinità Tinia e Uni, il testo dev’essere stato dedicatorio, contenente forse la dedicazione del Santuario e si può datare, sulla base dell’osservazione dei caratteri epigrafici, quindi delle singole lettere, al 550-500 a.C.

La stele viene dunque reimpiegata, o impiegata ritualmente, nelle fondazioni del tempio. Un tempio monumentale, rispetto alle capanne dell’epoca precedente, orientato in senso N/S, con elevati in pietra scolpita e terracotta e fondazioni in blocchi di grandi dimensioni e lavorati. Questo tempio fu edificato tra il 500 e il 480 a.C. Si intuisce il suo elevato come tempio etrusco-italico grazie al rinvenimento di sei basi di colonne. Nel 400 a.C. un evento traumatico comportò la distruzione del tempio, ma il santuario non fu abbandonato, anzi: fu dapprima costruito un cortile con un altare centrale e in un secondo momento furono aggiunti altri edifici. Infine, il santuario fu fortificato e poi definitivamente distrutto e abbandonato entro la fine del II secolo a.C. ormai in età romana.

La stele reimpiegata nella fondazione del tempio tardo arcaico. credits: il fatto storico
La stele reimpiegata nella fondazione del tempio tardo arcaico. credits: il fatto storico

La cosa molto particolare di questo santuario è la peculiarità dei culti che vi si svolgevano. Una fenditura nella roccia, intorno alla quale si disponevano vari depositi votivi dev’essere stata il fulcro di tale culto. Gli oggetti dedicati, principalmente bronzetti, presentano il bizzarro carattere di essere tutti sempre rotti intenzionalmente; gli elementi architettonici, invece, sono sempre rimossi dalla posizione originaria e ricollocati capovolti, come se fossero “riconsegnati” alla terra. Il deposito della fenditura presenta proprio questi aspetti: un blocco del tempio deposto in un momento in cui il tempio era stato distrutto, spezzato intenzionalmente e capovolto proprio in prossimità della spaccatura nella terra. Accanto si trovava un anello d’oro e una stoffa tessuta con fili d’oro. Un altro deposito, chiamato deposito dell’iscrizione, perché all’interno è stata trovata una base di statuetta iscritta, doveva avere un significato rituale e purificatorio, visto che vi sono state trovate le ossa di un maiale sacrificato.

Due immagini dal santuario: il deposito votivo della fenditura e un altro deposito, con un elemento architettonico deposto capovolto
Due immagini dal santuario: il deposito votivo della fenditura e un altro deposito, con un elemento architettonico deposto capovolto
Il rilievo con scena di parto. Credits: Il fatto storico
Il rilievo con scena di parto. Credits: Il fatto storico

Tra i materiali rinvenuti, il più interessante è un frammento di bucchero di VII secolo a.C. (pertinente dunque alla prima fase del santuario, prima ancora del tempio monumentale), sul quale è rappresentata una scena di parto. La raffigurazione è davvero molto piccola, ma si individua una figura femminile, con una treccia, che ha le gambe divaricate e piegate in mezzo alle quali una figura non ben delineata indica il figlio che nasce. Questa è l’unica scena di parto nota per l’Etruria, e pare essere al momento la più antica mai rinvenuta nel Mediterraneo.

locandina della mostra a Palazzo panciatichi fino al 30/12/2016
locandina della mostra a Palazzo panciatichi fino al 30/12/2016

Lo scavo è condotto dal Mugello Valley Archaeological Project. Il prof. Gregory Warden ha tenuto una conferenza al Museo Archeologico Nazionale di Firenze pochissimo tempo fa su questo tema, e nel palazzo della Regione Toscana, Palazzo Panciatichi a Firenze, una saletta è dedicata proprio ad una mostra sugli Etruschi di Poggio Colla.

(Le immagini per questo post, dove non altrimenti scritto, sono tratte dai pannelli della mostra di Palazzo Panciatichi e dalla mostra stessa, con l’eccezione dell’immagine di copertina tratta da Il fatto storico)

 

 

 

6 pensieri su “La stele e il santuario etrusco di Poggio Colla (Vicchio, Mugello, FI)

    1. Beh, la frase “non vuol farsi tradurre” non vuole certo significare che è la stele ad opporre resistenza! Sulla questione della comprensione della lingua etrusca sono stati scritti fiumi di libri e pubblicazioni, quindi non sto ad affrontare la questione. Sicuramente molto ancora va interpretato, tuttavia la lingua etrusca non è totalmente sconosciuta. Un documento come la stele di Poggio Colla, quando sarà stato decifrato completamente, potrà anzi essere la chiave di volta per comprendere molti altri testi ancora insoluti. La stele è attualmente in corso di studio e io ho massima fiducia nel lavoro degli archeologi. Degli archeologi, non dei linguisti improvvisati.

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  1. Quello era chiaro, anzi un po’ ‘sarcastico’. Però io non sarei tanto ottimista come sei tu. Innanzitutto chi sono i linguisti storici che stanno traducendo la stele? Mi sai dire i nomi. Gli archeologi non sono linguisti storici, come ben tu sai. Comunque mi farai un piacere se mi dirai anche i loro nomi. Per quando è prevista la traduzione? per il 3240? Perché gli Americani l’hanno ‘scaricata’ agli Italiani? Me lo sai dire? Inoltre potrei sapere il tuo nome e cognome , visto che tu sai il mio? Paolo Campidori Fiesole 30 marzo 2017

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  2. So, per esempio, che il professor Adriano Maggiani sta studiando l’epigrafe, certo non da solo. Gli “Americani” non hanno scaricato nulla, lo scavo si svolge in regime di concessione (e questo è la legge che lo prevede) in Italia, quindi di collaborazione con la Soprintendenza Archeologia (ora Soprintendenza Archeologia Bbelle Arti e Paesaggio); i materiali si trovano al Museo di Dicomano (tra l’altro ad essi è dedicata una mostra specifica proprio ora al museo di Artimino), dov’è giusto che siano esposti, trattandosi di oggetti pertinenti a quel territorio.
    Ah, io non faccio parte del team di ricerca. Io ho solo riportato una notizia. Se vuole sapere nomi e cognomi dei ricercatori, cerchi il Mugello Valley Archaeological Project. Hanno un sito web sul quale troverà tutte le informazioni e dove potrà soddisfare la sua curiosità.

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