Opus sectile mon amour: la domus di Porta Marina ad Ostia. Il “bello” del tardoantico

Il Tardoantico, che bizzarro periodo! Siamo abituati a intenderlo come l’età della decadenza dell’Impero romano, eppure intorno a noi ci sono tante testimonianze che ci raccontano come in realtà la questione sia molto sfaccettata e come in realtà non si debba solo pensare ad un grande periodo di crisi e di guerre e basta, ma come un’epoca, invece, piuttosto variegata e anche, culturalmente e artisticamente, molto stimolante.

È il “bello” del tardoantico.

Una tigre assale un toro. Ostia, domus di Porta Marina
Una tigre assale un toro. Ostia, domus di Porta Marina

Tra i tanti esempi tra i quali si può scegliere, ce n’è uno che merita tutta la nostra attenzione. È la decorazione in opus sectile di pavimento e pareti della grande aula di una domus tardoantica di Ostia, la domus di Porta Marina. Scoperta casualmente negli anni ’40 del Novecento, si impose da subito all’attenzione proprio per il rinvenimento di tante, troppe lastre sagomate in marmi policromi. Gli scavi, ripresi negli anni ’60, furono abbastanza complessi, perché consistettero nello scavare uno spesso e complicato strato di crollo relativo alle pareti di una grande aula che erano state decorate in marmi intarsiati (ciò che viene chiamato opus sectile, appunto). Nonostante le difficoltà, si capì che il crollo era avvenuto quando la decorazione dell’aula non era stata ancora completata, perché furono rinvenuti materiali da cantiere e perché parte della stanza non era ancora mai stata pavimentata; inoltre, grazie alle monete rinvenute, coniate sotto l’impero di Massimino (383-388 d.C.) e di Eugenio (392-394 d.C.) si capì che la realizzazione e immediato crollo dell’aula fossero avvenuti proprio sul finire del IV secolo d.C.

Insomma: un grandissimo dispendio di denaro (da parte del proprietario) e di energie (da parte delle maestranze) per nulla. La domus non fu mai portata a termine. La sua costruzione non fu completata. Ma oggi le è stata restituita vita, grazie alla ricostruzione della decorazione in opus sectile di tutta la grande aula: una rivincita sul tempo.

Questa è l'aula un tempo decorata in opus sectile come si presenta oggi: difficile immaginare lo splendore che aveva un tempo... Cresits: http://www.ostia-antica.org/regio3/7/7-8.htm
Questa è l’aula un tempo decorata in opus sectile come si presenta oggi: difficile immaginare lo splendore che aveva un tempo… Cresits: http://www.ostia-antica.org/regio3/7/7-8.htm

Lo scavo fu davvero impegnativo, perché ai ricercatori si impose da subito la necessità di non semplicemente raccogliere i marmi, ma di comprenderne la loro posizione reciproca nello spazio, per verificare innanzitutto a quale parete appartenessero, poi in che relazione stessero gli uni con gli altri nelle decorazioni. Decorazioni che non erano tutte uguali, ma variavano per tema e per soggetto: motivi vegetali, geometrici, figurativi: le maestranze tardoantiche si erano date un gran daffare; ora toccava ai restauratori rimettere insieme un puzzle smontatosi improvvisamente 1600 anni fa.

La decorazione dell’aula: l’opus sectile

L’aula si componeva di un vano rettangolare più un’esedra che si apriva nel lato di fondo. La decorazione delle pareti in opus sectile, complessa, era articolata in diversi registri, in cui si alternavano partiture architettoniche, sequenze geometriche, riquadri figurati, lotte di animali e motivi simbolici. Tra i più accattivanti la scena di felino che assale una preda (e che si può confrontare con un’analoga raffigurazione dalla domus di Giunio Basso sull’Esquilino a Roma e il ritratto maschile, interpretato come Cristo, ma molto somigliante ad analoghi ritratti di IV secolo in opus sectile rappresentanti invece Omero (come in una raffigurazione analoga da Canchreai, Corinto) o filosofi dell’antichità. È stato tutto ricostruito al Museo Nazionale dell’Alto Medioevo, a Roma (EUR), ed è eccezionale.

Una delle pareti dell'aula decorata in opus sectile nella domus di Porta Marina a Ostia
Una delle pareti dell’aula decorata in opus sectile nella domus di Porta Marina a Ostia

Cos’è l’opus sectile?

Lopus sectile, che in italiano è la tecnica dell’incrostazione marmorea, è un tipo di decorazione parietale piuttosto raffinato che si riscontra nel mondo romano fin dalla tarda età repubblicana: nelle pitture pompeiane, la partizione delle pareti in pannelli colorati è un richiamo anche all’impiego delle tarsie e dei pannelli in marmo colorato sulle pareti delle stanze. Nel IV secolo la tecnica raggiunge livelli qualitativi altissimi, con la rappresentazione anche di scene figurate: il volto del Cristo o Omero e del leone che assale la gazzella dalla domus di Porta Marina a Ostia sono solo due esempi, ma nella Roma dello stesso periodo la domus di Giunio Basso ha raffigurazioni anche più complesse, a tema mitologico (la scena di Ila assalito dalle ninfe) o di vita pubblica, come la scena di processus consularis. Entrambi questi pannelli sono esposti al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle Terme. Non solo le pareti, ma anche i pavimenti potevano essere decorati in opus sectile: un esempio su tutti le domus di Palazzo Valentini a Roma, sempre di IV secolo d.C. che conservano in alcuni ambienti decorazioni geometriche policrome molto raffinate.

Foto d'epoca in corso di scavo del crollo delle pareti in opus sectile
Foto d’epoca in corso di scavo del crollo delle pareti in opus sectile (Museo Nazionale dell’Alto Medioevo)

Porre in opera un rivestimento, pavimentale o parietale, in opus sectile doveva essere piuttosto costoso, perché prevedeva insieme l’assemblaggio di marmi diversi per colore, grana e provenienza, una manodopera esperta e un disegno fine e di qualità: adatto agli edifici pubblici e alle case di molti, ma non di tutti. Per quanto riguarda la tecnica, le singole lastre erano ricavate da blocchi di marmo nei quali erano state praticate delle scanalature. In esse veniva colata una mistura liquida di acqua e sabbia che aiutava una sega metallica a tagliare le lastre. Esse venivano ridotte alla forma voluta e assemblate al rovescio su un piano di lavoro. Venivano unite sul retro con elementi di terracotta posti ortogonalmente a unire due elementi marmorei adiacenti, in modo da fissarli e facilitare la posa in opera. La posa in opera avveniva per pannelli: si stendeva l’intonaco fresco e su di esso si procedeva con il posizionamento delle crustae (così si chiamano le lastre) fino a completare il singolo pannello; dopodiché il lavoro procedeva al pannello successivo.

Il ritratto di Cristo o di filosofo nell'aula della domus di Porta Marina a Ostia
Il ritratto di Cristo o di filosofo nell’aula della domus di Porta Marina a Ostia

La decorazione dell’aula: il mosaico

A tutta la raffinata decorazione delle pareti, doveva aggiungersi, come ulteriore elemento decorativo, il soffitto decorato a mosaico dell’esedra, rinvenuto in stato di crollo durante gli scavi e talmente malridotto da non poterne permettere una ricostruzione. Si è potuta però comprendere la tecnica della posa in opera di questo mosaico: la struttura portante era costituita da tegole e mattoni bipedali, vincolati tra loro e alle travi del tetto, ed era concepita come una struttura uniforme sulla quale stendere la decorazione a mosaico. Su di essa era stesa la malta, in ben 3 strati successivi: un primo strato di malta più grossolana veniva steso direttamente sulla superficie ruvida dei bipedali, ad esso seguiva uno strato a grana un po’ più fine e infine il terzo livello, ancora più fine sul quale innanzitutto veniva realizzato a colori il disegno preparatorio del mosaico finale: esso fungeva sia da disegno preparatorio/guida per la realizzazione, che per dare maggior vivacità all’insieme (il colore sarebbe emerso negli interstizi tra le tessere). Un procedimento tutt’altro che semplice.

L'aula decorata in opus sectile della domus di Porta Marina ricostruita al Museo Nazionale dell'Alto Medioevo
L’aula decorata in opus sectile della domus di Porta Marina ricostruita al Museo Nazionale dell’Alto Medioevo

Al Museo Nazionale dell’Alto Medioevo di Roma è affidato l’incarico di raccontarci questa domus aristocratica del IV secolo d.C., di mostrarci le sue pareti mirabilmente decorate, di raccontarci le varie fasi dello scavo, anche attraverso fotografie d’epoca. La bellezza dei marmi policromi, così vitali mentre raffigurano il leone che assalta la gazzella, lascia davvero stupiti. Certo, se la domus non fosse crollata prima della consegna dei lavori, il dominus si sarebbe senz’altro beato, e con lui la sua famiglia, delle sontuose decorazioni che ornavano la sua sala principale, e della posizione invidiabile della residenza, vicino al mare, presso la Porta Marina, non a caso. La storia ha voluto che quella domus invece crollasse e che il suo cantiere fosse abbandonato per sempre. In questo modo, paradossalmente, è stato riconsegnato a noi, che possiamo dare nuova vita, anche se in forma diversa, a quell’antica dimora.

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