Perché non si può dire che Ostia è la “Pompei romana”

Un paio di settimane fa girava questo post su facebook: era la promozione di una visita guidata a Ostia antica. Le premesse però non erano proprio buonissime. Giudicate voi:

Il post “incriminato”

Alla luce di quanto letto, credo che sia finalmente giunto il momento di chiarire una volta per tutte perché definire Ostia antica “la Pompei romana” non ha alcun senso.

Pompei vs Ostia: due città romane a confronto

Non è una sfida questa, naturalmente, ma un voler mettere in evidenza le differenze più eclatanti che ci sono tra le due città romane. Cominciamo:

🔸 Pompei era senz’altro una ricca cittadina dalla forte vitalità commerciale. Tuttavia Ostia, alla foce del Tevere, insieme a Portus, il grande porto di Roma imperiale, costituiva un polo commerciale di livello internazionale. Da Portus e da Ostia transitavano le merci provenienti da ogni parte del Mediterraneo dirette a Roma.

🔸 Proprio per l’importanza strategica e commerciale per Roma, Ostia divenne una città grande e densamente abitata (raggiunse i 50.000 abitanti), ben più estesa di Pompei.

🔸 Ostia e Pompei hanno avuto un destino molto diverso: la vita di Pompei si è interrotta bruscamente con l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., la vita di Ostia si è svolta ininterrottamente dal IV secolo a.C. fino al VI secolo d.C. dopo essersi spopolata gradualmente.

A titolo d’esempio, a livello urbanistico Ostia restituisce qualcosa che Pompei mai potrà dare: le domus di età tardoantiche che si sviluppano mentre Ostia va lentamente spopolandosi e che sono particolarmente lussuose per arredi e rivestimenti marmorei, ninfei e fontane, mosaici pavimentali e opus sectile. Tra queste, ad esempio si pone la domus di Porta Marina la cui straordinaria decorazione parietale e pavimentale in opus sectile è uno degli esempi più importanti ed artisticamente rilevanti di questa tipologia di rivestimento.

Una delle pareti dell’aula decorata in opus sectile nella domus di Porta Marina a Ostia (oggi al MAME, Museo dell’Alto Medioevo, Roma)

🔸 D’altro canto la storia di Pompei inizia molto prima di quella di Ostia e con ben altri interlocutori. Una mostra di qualche anno fa svoltasi a Pompei, dal titolo Pompei e i Greci, parlava proprio delle origini della città. Ostia invece, secondo la leggenda, fu fondata dal re Anco Marcio, ma in realtà le testimonianze archeologiche non risalgono più indietro del IV secolo a.C.

🔸 Proprio per questo motivo Pompei costituisce senz’altro uno straordinario esempio di architettura, urbanistica e arte del I secolo d.C.; Ostia antica, invece è fondamentale per la conoscenza dell’architettura, dell’urbanistica e dell’arte romana del Il, III, IV e V secolo. Un range cronologico molto più ampio, dunque.

🔸 La pittura pompeiana è famosissima, certo, ma anch’essa si limita al I secolo d.C.; la pittura ostiense documenta invece i secoli centrali dell’impero, in particolare il II e il III secolo d.C. permettendoci di conoscere gli stili pittorici successivi ai quattro stili pompeiani e di vedere anche come si è evoluto nel tempo il gusto dei Romani nei confronti dell’arte pittorica. Tra l’altro, la conoscenza della pittura ostiense si è arricchita di grandissimi importanti studi negli ultimi anni ed è al centro dell’attenzione di studiosi internazionali. La pittura ostiense ha ancora molto da dire.

Uno degli esempi più rilevanti della pittura ostiense: il Caseggiato di Giove e Ganimede

🔸Anche la storia della riscoperta e degli scavi è ben diversa. Quella di Pompei inizia nel Settecento, suscitando fin da subito grande emozione nel rinvenire sotto metri di lava una città perfettamente conservata. A Ostia invece, anche se qualche scavo era già stato fatto nell’Ottocento, la grande stagione degli scavi della città si colloca nella I metà del Novecento. Mentre la “fortuna”, cioè la fama di Pompei vige da circa tre secoli, quella di Ostia è decisamente più recente.

Filippo Palizzi, Fanciulla pensosa negli scavi di Pompei, 1865

Fortuna – e disgrazia – del nome di Pompei usato come termine di paragone

Pompei viene usata spesso come termine di paragone non solo nei confronti con altre città romane, ma anche a sproposito con altre realtà, scoperte archeologiche, luoghi, situazioni e contesti che con Pompei non hanno niente a che vedere. Utilizzare Pompei come termine di paragone, se per alcuni, soprattutto in ambito giornalistico o, come in questo caso, promozionale, può essere un facile escamotage comunicativo, di fatto rischia di appiattire il significato stesso di Pompei e del nostro passato, omologando di fatto tutto il nostro patrimonio culturale. Invece è importante che di ogni contesto, sia esso archeologico, artistico, antico o meno, siano messe in evidenza le peculiarità che lo rendono unico. I paragoni reiterati e abusati, come in questo caso, appiattiscono il senso, svuotano di significato. Nel caso specifico, se Ostia viene definita la Pompei romana, uno può essere autorizzato a pensareah vabbè, se è come Pompei allora non mi interessa, Pompei l’ho già visitata“. E nessuno di noi vuole questo. E non solo nei confronti di Ostia, ma nei confronti di ogni sito archeologico di città romana che venga mediaticamente paragonata a Pompei.

Se da un lato, infatti, il paragone può suscitare nel pubblico un’immagine ben codificata, ovvero quella della città antica ben conservata, dall’altra parte rischia davvero di appiattire il senso e di rendere tutto un manifesto pubblicitario. Non può essere che se viene in luce un mosaico in centro a Londra quel mosaico fa parlare di Pompei britannica. Non esiste proprio. Ai giornalisti e ai tour operator chiedo di fare uno sforzo di immaginazione. Se non hanno fantasia si rivolgano direttamente ai siti che vogliono promuovere senza necessariamente ricercare il paragone con Pompei: ce ne guadagneremo tutti.

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