Progetto FosPhora: una mostra (e un catalogo) tra Fos-sur-mer e Portus

D’un port à l’autre. Voyage en Méditerranée romaine entre Arles et Rome

FosPhora è un progetto internazionale finanziato da A*Midex Foundation in seno all’Università di Aix-Marseille. Il progetto, di natura archeologica, ha coinvolto diversi enti di ricerca stranieri e italiani e ha riguardato due siti portuali del Mediterraneo antico: Fos-sur-mer, l’antico porto di Fossae Marianae, e Portus, ovvero il grande porto di Roma imperiale, voluto dall’imperatore Claudio, inaugurato da Nerone e definitivamente completato da Traiano.

Il Parco archeologico di Ostia antica, che ha competenza sull’area archeologica dei porti di Claudio e di Traiano e in generale sull’areale un tempo occupato da Portus, oggi parte integrante della città di Fiumicino, è stato tra i partner maggiormente coinvolti in questo progetto multidisciplinare e internazionale.

Entriamo nel merito del progetto FosPhora

Innanzitutto l’acronimo: FosPhora sta per “Fos-Ostie-Portus Hub of roman antiquity. Il progetto si è sviluppato da subito su due livelli. Sul lato francese il porto antico di Fos-sur-mer, Fossae Marianae sulla Tabula Peutingeriana, posto alla foce del Rodano. Sul lato italiano Portus, la più grande infrastruttura portuale dell’antichità alla foce del Tevere.

Fos-sur-mer oggi, con l’indicazione dei resti del porto antico di Fossae Marianae

Il progetto, articolato in 4 workpackages, si è sviluppato per alcune fasi sui due binari differenti corrispondenti ai due siti portuali; ma è confluito poi in un progetto unitario nel momento in cui si è trattato di tirare le somme: innanzitutto un’intera mattinata del Settimo Seminario Ostiense di ottobre 2021 organizzato dall’Ecole Française de Rome è stato dedicato al progetto Fosphora e nel corso della mattinata le équipes sul suolo francese e quelle sul suolo italiano hanno presentato i risultati delle loro ricerche. Ricerche che hanno riguardato la cartografia storica, la geoarcheologia, l’epigrafia, la storia degli studi, per poter raccontare due luoghi dell’antichità tanto diversi tra loro, eppure con così tanti elementi in comune!

La presentazione della mostra del Progetto Fosphora durante il Seminario Ostiense 2021

Fosphora: una mostra ad Arles

Per suffragare questo rapporto, per rendere conto delle differenze così come degli elementi comuni, è stata progettata una mostra che aprirà al pubblico ad Arles il 2 aprile.

Si tratta di una mostra principalmente pannellistica corredata da un catalogo divulgativo al quale hanno partecipato tantissimi insigni studiosi (due nomi a titolo d’esempio: Fausto Zevi per l’Italia, André Tchernia per la Francia; è mancato troppo presto Simon keay, ma anche lui sarebbe stato tra gli autori), segno dell’importanza riconosciuta a questo progetto. Fosphora è in effetti il primo progetto che cerca di mettere in relazione due porti romani così distanti e così diversi.

Locandina della mostra D’un port à l’autre

I temi affrontati in mostra, così come nel catalogo, vogliono rendere conto della vastità e varietà di interessi e di studi nei due siti. Si parte da situazioni diametralmente differenti: Fos è completamente sommerso e quel poco che si conosce è noto per via delle ricerche di archeologia subacquea. Portus al contrario ha subìto il processo opposto: la linea di costa oggi si trova a 4 km dall’antica, di conseguenza il porto è completamente interrato, tanto che non è stato portato in luce né il molo meridionale del bacino portuale né l’Isola Faro citata e favoleggiata dalle fonti antiche. Per individuare l’andamento del porto, la sua morfologia e le sue dinamiche di insabbiamento sono state fondamentali nel tempo ricerche geoarcheologiche mediante carotaggi e prospezioni.

L’antico Portus in rapporto all’attuale città e territorio di Fiumicino

E proprio il metodo della ricerca è il punto in comune tra le équipes di Portus e di Fos. Anche a Fos infatti la geoarcheologia si è rivelata fondamentale nella ricerca del Canale di Mario, ovvero il canale che Caio Mario fece scavare tra il Rodano e la foce, per rendere navigabile un tratto che altrimenti sarebbe stato acquitrinoso, in modo da consentire alle legioni di risalire in Gallia il più velocemente possibile. La ricerca si è svolta nel territorio del Marais-du-Viguerat, parco naturalistico alla foce del Rodano.

Marais-du-Viguerat, l’individuazione del presunto Canale di Mario

Di tutto ciò viene dato conto sia nella mostra di Arles (che sarà riproposta in autunno anche al Museo delle Navi di Fiumicino) che nel catalogo. Emerge un quadro complesso il cui filo conduttore è dato dalla metodologia, dalla ricerca che di volta in volta si piega ma non si spezza davanti alle difficoltà oggettive che i singoli siti presentano.

La mostra di Arles è il punto di arrivo del progetto FosPhora. Un progetto che ha visto coinvolte tantissime istituzioni francesi, internazionali e italiane. Punto di arrivo, ma non finale, perché una mostra analoga sarà inaugurata ad ottobre al Museo delle Navi di Fiumicino: “Da un porto all’altro” sarà l’occasione per comunicare anche ai cittadini italiani e ai visitatori del Museo delle Navi che esistono reti, relazioni internazionali oggi come in età romana, tanto che il grande porto imperiale può essere messo in relazione con il piccolo porto alla foce del Rodano.

Portus: hub portuale nell’antichità e fulcro di interessi di ricerca internazionali ancora oggi

Non è la prima volta che Portus si trova al centro degli interessi di ricerca internazionali.

Portus e il Portus Project dell’University of Southampton / British School of Rome

Per anni l’University of Southampton nella persona del prof. Simon Keay ha condotto ricerche a Portus, in particolare nell’area del Palazzo Imperiale, e la British School of Rome, nelle persone di Stephen Kay e Elena Pomar, porta avanti le ricerche geoarcheologiche, mediante l’utilizzo di georadar e magnetometria, per individuare l’esatta conformazione del bacino di Claudio e per trovare l’Isola Faro.

Le indagini al Palazzo Imperiale hanno portato a risultati importantissimi, come l’individuazione dei Navalia, una stecca di ambienti fatti apposta per ricoverare le navi, forse da guerra, adiacente al lato settentrionale del bacino esagonale costruito da Traiano. E non solo, hanno portato all’individuazione di un piccolo anfiteatro, forse effimero, forse realizzato per accogliere un imperatore – magari Settimio Severo – e intrattenerlo nell’attesa che riprendesse il viaggio verso Roma.

Portus, Palazzo Imperiale

Le indagini magnetometriche condotte nel porto di Claudio hanno invece portato a meglio definire l’andamento della banchina orientale, ovvero quella realizzata sulla spiaggia antica, connessa col porto di Claudio, e a trovare la testata del molo settentrionale del bacino di Claudio. La ricerca dell’Isola Faro è ancora in corso, invece, ma sono fiduciosa che la sua reale collocazione salterà fuori prima o poi.

L’Ecole Française de Rome a Portus

Per anni e da anni l’Ecole Française de Rome, nella persona di Evelyne Bukowiecki e della sua équipe, studia dapprima il complesso dei Magazzini cd. Traianei di Portus, fino ad ora il più esteso complesso di stoccaggio dell’antichità, e poi il lungo molo nord-sud che orientava la navigazione delle onerarie all’interno del porto fino ad arrivare al grande bacino esagonale.

Bukoviecki ha consacrato allo studio dei Magazzini molti anni. Grazie alle sue indagini abbiamo un’idea della ricostruzione del complesso: doveva articolarsi su due piani, con celle di stoccaggio regolari alle quali si accedeva mediante rampa in maniera modulare; sulla sommità a intervalli regolari doveva trovarsi una cisterna per l’acqua piovana: unico modo di far pervenire acqua fresca per le navi e per la manutenzione ordinaria dei magazzini.

Nel corso dell’ultima campagna, l’équipe dell’EFR ha riportato in luce un piccolo impianto termale di età tarda posto proprio sul limitare del Portico di Claudio. Ribattezzato come “Terme del viaggiatore” questo piccolo impianto, che già era stato scavato e reinterrato, ha fornito molti dati soprattutto su ciò che c’era prima: ovvero lo scavo ha permesso di cogliere le fondazioni del portico e il drenaggio realizzato con ampie e panciute anfore per evitare l’umidità di risalita.

Le cosiddette Terme del Viaggiatore, un piccolo impianto termale tardo scavato dall’Ecole Française de Rome nel 2021

L’Universidad de Huelva a Portus

Infine, anche l’Universidad de Huelva ha interessi di ricerca a Porto, in particolare sulla testata del Molo della Lanterna, l’altro molo di navigazione interna insieme al molo nord-sud indagato dall’EFR.

Il molo della Lanterna ha dato diversi spunti sia sulle dinamiche dell’insabbiamento in età tardoantica che in tema di ingegneria portuale. Per quanto riguarda il primo punto, infatti, è stato fondamentale lo scavo presso la testata del molo che nel corso della prima campagna portò in luce colonne e serti murari in fase di crollo ma perfettamente coesi con lo strato archeologico che li aveva sigillati datato, grazie anche alla malacofauna, all’età tardoantica/altomedievale: un’epoca in cui il porto aveva notevolmente ridotto le sue funzioni e in cui il dragaggio del fondale era condotto solo per casi eccezionali o fondamentali, tanto che si è individuato, grazie ai carotaggi, un Canale Drenato che si faceva strada per raggiungere il bacino esagonale.

Portus, la testata del Molo della Lanterna

Ma la ricerca di Huelva non si è conclusa qui, perché grazie a un saggio condotto in profondità lungo il fronte settentrionale del molo ha portato in luce i resti lignei ancora conservati della cassaforma lignea all’interno della quale era stato gettato il molo vero e proprio.

Portus, un grande bacino di studi, tutto da esplorare

Portus sta avendo notorietà internazionale grazie alle ricerche di cui ho detto più sopra, senza le quali sarebbe stata negli anni passati un’area archeologica lasciata nel dimenticatoio. Invece di spunti per il prosieguo delle ricerche ce ne sono eccome. Portus tardoantica; l’evoluzione di Portus nel lungo periodo, dal I secolo al VI d.C.; Portus città tardoantica e altomedievale; Portus fortificata e Portus abbandonata. Sono tutti temi che gli scavi Torlonia di fine Ottocento e anni ’30 del Novecento non hanno indagato, ma anzi hanno cancellato senza troppi problemi: del resto all’epoca non esisteva il metodo stratigrafico e interessava la ricerca dell’oggetto di pregio o l’individuazione del grande monumento. Alla fine degli anni ’90 – inizio 2000 gli scavi di Lidia Paroli (di formazione medievista) hanno dato nuovo impulso alle ricerche di ambito tardoantico e altomedievale, con lo scavo della basilica paleocristiana e i saggi condotti presso l’Antemurale di Porto.

Portus, l’Antemurale

Concludendo

Doveva essere un post su Fos e Portus ed è diventato un doppio post, in cui nella seconda parte ho tracciato una storia degli studi internazionali condotti su Portus. D’altra parte conosco molto bene, ormai, la situazione a livello di ricerche e di studi di Portus, per cui sarebbe stato incompleto non citare i lavori più importanti. Buona parte di queste ricerche, ed è questo il bello di lavorare con équipes internazionali, è disponibile online, oggetto di pubblicazioni periodiche e di comunicazione anche mediante social (in misura minoritaria, ahimè).

Portus, così come Fos, è un terreno di studi fertilissimo, aperto a qualsiasi suggestione ci possa venire in mente. Inoltre c’è il tema, non di poco conto, del rapporto con l’elemento naturalistico, per cui nell’area archeologica di Porto i resti archeologici convivono con alberi e elementi vegetazionali vari in un meraviglioso, ma delicato e precario equilibrio.

A Fos l’elemento naturalistico è dato dal contesto: Fossae Marianae è sommersa e indagabile soltanto mediante missioni di archeologia subacquea; le Marais du Viguerat, d’altra parte, è una regione a vocazione naturalistica e agricola ed è terreno fertile per la ricerca del Canale di Mario e di altre eventuali infrastrutture realizzate per rendere calpestabile, navigabile e vivibile quel tratto di costa acquitrinoso che doveva essere (che è) il delta del Rodano.

Forse la chiave per il proseguire delle ricerche e per trovare nuovi modi di fare ricerca, nonché per trovare nuovi spunti di riflessioni, va cercata nel contesto in cui i siti archeologici sono calati. Non il contesto storico, si badi bene, quello va da sé quando si conduce ogni indagine archeologica; ma contesto di riferimento attuale, nel quale i siti oggi sono calati, e questo nel segno di individuare modalità di indagine, di tutela, di manutenzione e anche di valorizzazione delle ricerche e dei monumenti, che siano sostenibili e che tengano conto dell’elemento naturalistico, ambientale, antropico. Sostenibilità della ricerca è anche questo.

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