Punta Alice a Cirò Marina

Siamo in Calabria, per la precisione nella Calabria jonica, poco a nord di Cirò Marina e ancora nel suo territorio comunale.

Il promontorio di Punta Alice è uno straordinario esempio di stratificazione. Non è un parco archeologico, ma all’interno del suo perimetro si incontrano tracce e monumenti che testimoniano la lunghissima vita dell’area. A partire dal tempio di Apollo Aleo, che il mito vuole fondato da Filottete (secondo il mito qui avrebbe deposto il suo arco e le sue frecce), e i cui resti emergono a malapena da campi adibiti a pascoli per le mucche.

Punta Alice

Punta Alice e i Greci: il tempio di Apollo Aleo

Negli anni ’20 del Novecento l’archeologo Paolo Orsi portò alla luce, nel corso di scavi in località Punta Alice, i resti di un tempio arcaico. Il tempio doveva essere località di culto per gli abitanti dell’antica Krimisa, centro indigeno

Fu l’archeologo Paolo Orsi a individuare e portare in luce, in località Punta Alice, il tempio arcaico dedicato ad Apollo Aleo. Il tempio ebbe due fasi costruttive. Nella sua fase più antica, fine del VI secolo a.C., il tempio era costituito da una cella (naos) fortemente allungata di 27×7,90 metri, orientata in senso est-ovest, completamente aperta sul lato orientale e divisa in due navate da un colonnato di cui restano le basi lapidee, mentre il colonnato doveva essere in legno. La cella era chiusa a ovest da un ambiente quadrangolare (adyton) all’interno del quale si trovava la statua di culto del dio Apollo.

Elementi architettonici pertinenti alla fase arcaica del tempio – Museo archeologico di Cirò Marina

Il tempio di Punta Alice rimase in uso fino alla fine del IV secolo a.C., momento in cui l’edificio fu trasformato in un periptero dorico di dimensioni ben maggiori: 46×19 metri. Il nuovo edificio, completamente in pietra, fu circondato da 8 colonne sui lati brevi e 19 su quelli lunghi. La cella dell’edificio arcaico fu inglobata nel nuovo edificio, mentre il colonnato fu raddoppiato solo sul lato orientale.

Il tempio di Apollo Aleo – foto di repertorio

L’area sacra di Punta Alice rimase fino al IV secolo a.C. sotto il controllo crotoniate, come del resto la città di Krimisa (Cirò). Nell’area del Tempio di Apollo Aleo vennero in luce frammenti della statua del dio Apollo e l’acrolito, oggi esposto al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (al Museo civico archeologico di Cirò Marina è esposto il calco; inoltre vi è raccontata la storia degli scavi e dell’edificio).

Oggi l’area archeologica di Punta Alice con i resti del tempio di Apollo Aleo è seminascosta in mezzo ai pascoli di vacche che qui stazionano e ruminano. Non un’indicazione o un cartello, solo la localizzazione con Google Maps, e la vista dall’alto, permette di vedere le strutture. Un vero peccato. Tanto valeva reinterrare, se deve stare (non) a vista in queste condizioni.

“Aperto 24 ore su 24”. Vabbè. Difficilissimo da individuare. Questo lo screenshot da GoogleMaps

Si pone il problema della tutela, dei recinti, della valorizzazione e della manutenzione ordinaria, che in questo caso consisterebbe principalmente nello sfalcio dall’erba infestante, nella cartellonistica e nella pulizia dei percorsi. Ma certo, non si può pensare di mettere a pagamento la visita di un’area del genere, a meno che non ci si costruisca sopra anche un progetto multimediale di livello, sicché cui prodest?

Queste mie parole non vogliono essere polemiche, al contrario: conosco perfettamente la situazione in cui versano molti siti archeologi italiani (da nord a sud, senza distinzione), recintati e “abbandonati” ma non per incompetenza, quanto per opportunità. I fondi per la manutenzione ordinaria e per il personale di vigilanza sono sempre troppo pochi per qualunque soprintendenza, per far fronte alla cura di tutti i siti scavati e lasciati a vista su tutto il territorio italiano.

Ma a Punta Alice c’è altro.

La Torre Vecchia del promontorio Madonna di Mare

Il mar Jonio è stato luogo privilegiato delle scorrerie saracene per secoli. Per proteggere il territorio nel corso del medioevo e dell’età moderna la costa jonica è stata costellata di torri di avvistamento. Una tra le più antiche è la Torre Vecchia, a pianta quadrangolare, costruita sul promontorio Madonna di Mare addirittura nel IX secolo d.C.

O meglio, quella che vediamo oggi fu costruita nel XVI secolo sui resti della più antica torre di avvistamento, risalente appunto al IX secolo. Oggi si conserva parzialmente, allo stato di rudere, ma racconta di un periodo – molto lungo – di assalti alla costa, di ruberie e, per contro, di necessità di controllo del territorio.

La Torre Vecchia di Punta Alice

La torre aveva una struttura comune a molte torri della costa jonica: pianta quadrata di 10 m per lato, su due livelli entrambi coperti da volta a botte e ingresso sopraelevato, raggiungibile mediante una scala o rampa fissa. Vi doveva essere poi una terrazza superiore alla quale si accedeva mediante scala interna, e sulla quale era posta l’artiglieria.

I Mercati Saraceni di Punta Alice e la chiesa di Madonna di Mare

Nel XVIII secolo i Conti di Tarsia, territorio collinare e agricolo nell’entroterra della Sibaritide, fecero costruire su Punta Alice, in alto sul promontorio, in posizione panoramica, un complesso nel quale veniva ospitata una fiera nei primi giorni di maggio.

I Magazzini Saraceni

I Conti di Tarsia organizzarono qui la fiera di Santa Croce, che richiamava, per la ricchezza e la qualità delle mercanzie, le vicine popolazioni arberesh (da Carfizzi, San Nicola dell’Alto, Pallagorio, Civita). All’inizio del XIX secolo, però, le invasioni turche che interessarono l’intera fascia ionica, e i bombardamenti che ne conseguirono, la fiera venne interrotta.

Il complesso dei Mercati Saraceni consiste in una piazza su cui si dispongono due corpi di fabbrica, porticati, le cui arcate erano concepite per il posteggio delle merci.

Davanti, la piccola chiesa della Madonna di mare ospita durante la festività la statua di San Cataldo che qui viene portata in processione dall’8 al 10 maggio. La chiesa fu costruita nel 1638 dal Conte di Tarsia su richiesta del vescovo che chiedeva che i pescatori, che la domenica a causa del lavoro non potevano recarsi in chiesa, avessero a Punta Alice un luogo nel quale rendere ugualmente grazie a dio. Il Conte di Tarsia non poteva esimersi dall’esaudire tale richiesta pro salute animae, e così la chiesina fu costruita ed è parte integrante del complesso dei Mercati Saraceni.

La chiesa di Madonna di Mare – Magazzini Saraceni Punta Alice, Cirò Marina

Il complesso è stato ristrutturato negli anni ’90 ed è diventato un polo culturale e turistico per Cirò Marina.

Il Magazzino del Sale – “quasi” archeologia industriale

Nel 1970 fu costruito su progetto dell’architetto Pier Luigi Nervi un grande silos a copertura parabolica continua per contenere fino a 140mila tonnellate di cloruro di sodio iperpuro: era il cuore dell’ex-stabilimento Sali Italiani di Punta Alice, costruito da Montedison a poche centinaia di metri (forse a poche decine di metri) dal santuario di Apollo Aleo.

L’impianto Montedison di Punta Alice

Non entro nel merito del perché all’epoca fu concessa la costruzione di un impianto industriale in un territorio che, al netto della vicinanza con le strutture archeologiche, aveva comunque già una connotazione naturalistica e, forse, turistica. Il vincolo archeologico apposto sull’area del tempio faceva sì che immediatamente all’esterno si potesse fare qualunque scempio edilizio. Soprattutto emerse la mancanza di un vincolo paesaggistico che potesse tutelare il paesaggio all’interno del quale il tempio si collocava.

Il Magazzino del Sale di Punta Alice

Fatto sta che oggi lo stabilimento, nel frattempo acquisito da ENI, è stato dismesso, così come il lungo tubo che da qui si dipartiva, deturpando la spiaggia e andando ad affondarsi nel mar Jonio, realizzato a suo tempo con lo scopo di rifornire le navi di cloruro di sodio iperpuro. Il tubo non c’è più, e ora ci si interroga su cosa fare del magazzino, che è un vero e proprio monumento di archeologia industriale. Il problema, però è la sua età: essendo stato costruito solo nel 1970 è troppo giovane per essere vincolato. Ma ciò non toglie che, nel bene e nel male, faccia ormai parte del paesaggio storicizzato di Punta Alice. Tra vigneti, vacche al pascolo, strade bianche e un tempio del VI secolo a.C.

Il Faro di Punta Alice

Come ogni promontorio o capo che si rispetti, anche Punta Alice ha il suo faro. Una bella struttura che si erge a 200 m dal bagnasciuga, perché davanti a esso la spiaggia è amplissima e meravigliosa (se non fosse per la spazzatura mollata là dalla gente: inciviltà contro cui si può davvero fare poco).

Il progetto del faro risale al 1888. L’elevato è ottagonale e oggi si presenta circondato da una macchia-boscaglia di vegetazione mediterranea. Il faro è in funzione, quindi è di pertinenza della Marina Militare e costituisce territorio militare – limite invalicabile.

Il faro di Punta Alice

Il faro è l’ultimo capitolo della storia plurimillenaria di questo territorio. Un territorio che potrebbe essere curato meglio, a partire dalla spazzatura in spiaggia e lungo le strade, per continuare con almeno una qualche forma di pannellistica per il tempio di Apollo Aleo, del quale peraltro si parla al Museo civico archeologico di Cirò Marina, creando così un’aspettativa che viene puntualmente disattesa.

Punta Alice con la sua storia di ricerche archeologiche e di lotte tra la tutela e le istanze dell’industrializzazione è uno dei capitoli di un bellissimo documentario prodotto da Rai Documentari: “Le ragioni dell’archeologia” disponibile su Raiplay. Assolutamente da vedere.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.