Riflessi Etruschi e Wells of wonders: due mostre etrusche a Firenze

L’estate fiorentina si avvia sotto auspici etruschi. Due mostre, una che resterà aperta fino al 29 giugno, l’altra inaugurata pochi giorni fa, che attraverserà l’estate concludendo il 30 settembre, riportano in auge gli Etruschi.

Entrambe le mostre sono il compimento, il capitolo finale, di un progetto di ricerca, di scavo, i cui risultati vengono restituiti alla comunità. Si tratta di indagini di scavo affidate dallo Stato in concessione (come prevede il Codice dei Beni Culturali e Paesaggio all’articolo 89) a enti, Camnes nel primo caso, la Florida State University nel secondo, i cui risultati non sono semplicemente esauriti in una relazione scientifica, cosa che spesso succede, ma vengono resi pubblici.

Credo che di tutto sia proprio questo l’aspetto da tenere in considerazione: portare al pubblico le scoperte di scavi anche di piccola entità (come quello del sito di Cetamura del Chianti – per la mostra Wells of wonders – la cui località credo sia conosciuta giusto entro i confini del Chianti), restituire cioè alla comunità un capitolo del nostro passato, un tassello che prima mancava. E far capire che allora il mestiere dell’archeologo è importante, non è un vezzo e non è un segreto. È la stessa ratio che è stata alla base della mostra “Scrittura e culto a Poggio Colla” nel Palazzo della Provincia di Firenze, punto di arrivo delle ricerche del Mugello Valley Archaeological Project.

Riflessi di una società

Cominciamo dalla mostra Riflessi di una società.

Voluta e organizzata da Camnes insieme all’Istituto Italiano Internazionale Lorenzo de Medici è allestita nella chiesa di San Jacopo in Campo Corbolini in via Faenza. La mostra porta al pubblico i risultati degli scavi nella necropoli di Macchia della Riserva di Tuscania. Tuscania è un insediamento etrusco dell’Etruria meridionale, già ampiamente indagato in passato, eppure ancora in grado di regalare soddisfazioni. Come la scoperta, in una delle tombe della necropoli ellenistica, di uno straordinario specchio in bronzo con rappresentato a incisione, secondo la consueta tecnica utilizzata per decorare gli specchi etruschi, il mito di Telefo.

La riproduzione dello specchio col mito di Telefo

Quest’oggetto è centrale nella concezione della mostra. Ne è stata fatta una copia, sulla quale è possibile leggere i personaggi raffigurati. Peccato solo che non sia stato concesso dal Ministero il prestito dell’originale.

Lo specchio riporta, dicevo, il mito di Telefo. Non è un mito particolarmente noto, però è importante nel mondo etrusco. Telefo è figlio di Eracle, narra il mito. La madre del bambino, consacrata ad Atena e sedotta (diciamo pure violata) da Eracle, è però costretta ad abbandonare il bambino che viene così nutrito da una cerva. Telefo viene poi salvato e diventerà progenitore della stirpe degli Etruschi. Un mito greco rigirato in chiave etrusca, come spesso avviene. La sua rappresentazione su uno specchio, dono di nozze per una sposa, oggetto dunque prettamente femminile, ha significato benaugurante, di augurio di una discendenza gloriosa. Sullo specchio è raffigurata la cerva, sotto la quale si trova un bambino che ciuccia il latte, e dietro si trovano Herkle, Tinia e Mnerva, ovvero Eracle, Zeus e Athena, le divinità legate a questo personaggio.

La mostra espone poi i corredi di 5 tombe scavate a Tuscania nella necropoli di Pian delle Rusciare e di una tomba, la tomba 21, dalla necropoli del Pratino, particolarmente ricca di materiali. Sono emersi numerosi reperti ceramici e metallici relativi alla sfera della cura della persona (e gli specchi fanno parte di quest’aspetto) e del banchetto, pratica sociale fondamentale per l’affermazione del proprio status.

I materiali della tomba 5 dalla necropoli di Pian delle Rusciare, Tuscania

La mostra sarà visitabile fino al 29 giugno 2017, dal lunedì al venerdì con orario 12-17.30.

Wells of wonders – Pozzi delle Meraviglie

Coperchio e vera del Pozzo 1

La mostra del Museo Archeologico Nazionale di Firenze racconta la storia di un sito, quello di Cetamura del Chianti, a partire dallo scavo di due pozzi che hanno restituito ingenti materiali.

L’abitato etrusco di Cetamura risale al VII-VI secolo a.C. I materiali rinvenuti nei pozzi, però, datano a partire dal 300-200 a.C. e documentano lo sviluppo e la continuità di vita del sito dall’età etrusca ellenistica, fino al I secolo d.C., in età romana.

Il pozzo 1, il cui scavo fu avviato nel 1970, è stato indagato per tutti i suoi 32 m di profondità, mentre il pozzo 2, profondo soltanto poco più di 8 m, è stato scavato a partire dal 2014.

bronzetto a forma di toro

I materiali in mostra sono per la maggior parte ceramici, vasi d’impasto, in ceramica a vernice nera e grigia, pesi da telaio; sono numerose le situle in bronzo, anche decorate; non mancano le statuette in bronzo: una di toro, l’altra di figura femminile. Si tratta di oggetti che documentano la vita dell’insediamento dall’età etrusca alla romana. Interessante la sezione dedicata ai rinvenimenti di vinaccioli: un’ulteriore conferma del fatto che nel Chianti si produceva vino già in età etrusca e un’importante indicazione sulla storia della viticoltura in quest’area.

La mostra sarà visitabile fino al 30 settembre secondo gli orari del Museo Archeologico Nazionale di Firenze: dal martedì al venerdì 8.30-19; dal sabato al lunedì 8.30-14; aperto di domenica solo la 1° e la 3° di ogni mese.

Un pensiero su “Riflessi Etruschi e Wells of wonders: due mostre etrusche a Firenze

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...