I Social media per la cultura: istruzioni per l’uso

Venerdì 1 dicembre 2017 si è svolto a Pisa il workshop “I social media per la cultura: istruzioni per l’uso” promosso dall’Associazione Volo in seno all’Università di Pisa. È stata una mattinata intensa i cui interventi hanno avuto come scopo quello di portare alcune best practices e di dare spunti utili a chi si occupa o si vuole occupare di comunicazione della cultura nel mondo social.

Cultura social a 360°

Non si è parlato solo di archeologia, di musei e di storia dell’arte, ma è stato dato spazio al cinema, al teatro, alla radio e alla letteratura. Uno sguardo, dunque, a 360°. Perché tutte le forme della cultura vanno comunicate, ed è giusto che chi opera in un settore culturale specifico (l’archeologia e i musei nel mio caso) sappia cosa succede altrove, presso le altre “muse” del social.

Gli interventi del workshop

Mattia Mancini a “I social media per la cultura: istruzioni per l’uso”

Dopo l’introduzione di Azzurra Scarci dell’Associazione Volo, Mattia Mancini ha aperto i lavori. Mattia, oltre ad essere il blogger autore di Djed Medu – Blog di Egittologia, è dottorando in Egittologia all’Università di Pisa. Per la sua formazione e per la sua attività come blogger spesso si scontra con i falsi miti e le fake news che bivaccano nel mondo dell’archeologia (dell’egittologia poi non ne parliamo): il suo intervento è stato proprio sulle fake news in archeologia. È stato molto più che semplicemente elencare le archeobufale più note: è stata un’introduzione teorica al fenomeno delle fake news, non solo in campo archeologico, ed è stato un ripercorrere la storia delle bufale in archeologia. Lo sapete quale fu la prima fake news archeologica? L’invenzione della maledizione di Tutankamon, all’indomani della scoperta della tomba, nel 1922. Interessante, poi, la riflessione sulla povertà di lessico dei media: ogni nuova scoperta è paragonata a Pompei, come se non esistesse nient’altro in grado di suscitare l’attenzione del pubblico. La colpa, però, è da ricercare negli archeologi, che per decenni si sono chiusi nella loro torre d’avorio senza pensare a divulgare le proprie ricerche e a rendere le scoperte alla portata di tutti.

A seguire, il mio intervento ha riguardato i musei e il loro rapporto con il web, il web 2.0 e i social media. Una panoramica per capire a che punto siamo, perché i musei devono essere luoghi social(i) e come possono farlo. Ho caricato le slides del mio intervento su Slideshare: le potete consultare qui.

Michela Santoro a “I social media per la cultura: istruzioni per l’uso”

È stata poi la volta di Michela Santoro, alias @Natisottomercurio, che col suo intervento “Un mondo reale di reti virtuali” ci ha mostrato che è possibile utilizzare in modo creativo ed educativo i social e il web 2.0 nel campo della storia dell’arte e dell’arte contemporanea. Interessante l’uso didattico di fb che può essere fatto proprio a corredo di lezioni di storia dell’arte, come supporto a laboratori. Davvero le possibilità offerte dalle reti sono molteplici. Il mondo dei social è ancora da esplorare quanto a possibilità e implicazioni didattiche e creative che può avere. Cosa importante, su cui Michela pone l’accento, è che un uso consapevole e creativo dei social porta allo storydoing, ovvero a far sì che gli utenti dei social diventino attori, produttori di contenuti.

Ci spostiamo di ambito con Margherita Mattei, che ci porta al cinema. Il Cinema Arsenale di Pisa è un cineclub che ha tanti iscritti i quali vivono il cinema fisico come luogo di ritrovo e passatempo che va oltre il semplice assistere alla proiezione del film. Allo stesso modo, la pagina facebook del cinema Arsenale è un salotto virtuale frequentato dagli utenti che trovano compagnia e fanno “due chiacchiere” prima della visione del film, coinvolti in prima persona anche da una serie di eventi e di contest organizzati proprio su facebook.

Antonella Criscuolo ci porta nell’aulico mondo dell’Opera, ma lo fa grazie al Festival Puccini, un festival che sa essere davvero social. Ci dice che lo storytelling, bella parola con cui tanti si sciacquano la bocca, serve per creare aspettativa e contenuti di qualità, e che la creazione di contenuti di qualità è il primo e fondamentale passo per contrastare le fake news e la banalizzazione delle notizie cui assistiamo quotidianamente. Ci dimostra poi che è importante fare un piano di comunicazione che non può prescindere dall’esistenza di un sito web di riferimento per i social (e ci porta l’esempio di Arte in world). Antonella Criscuolo è una professionista della comunicazione culturale che sa declinare la sua professionalità perseguendo la qualità dei contenuti e l’approfondimento degli ambiti di competenza degli enti culturali per i quali lavora.

Cristina Maranzano, Alice Gennari e Caterina Pinzaruti, le ragazze di RadioEco, la radio universitaria di Pisa, ci raccontano come gestiscono i social di contorno ad una radio: promozione di eventi, contenuti collaterali e di approfondimento, dirette. Tante pagine per tanti tipi di contenuti, più blog di approfondimento: la radio è molto di più di quanto non possa sembrare a primo ascolto.

Infine, per il comparto letteratura, è Francesco Feola il rappresentante. Parla del Pisa Book Festival, del quale cura sito web e social: una manifestazione importante per Pisa che lui sa come gestire dal punto di vista dei social, visto che ha un blog letterario (di recensioni di libri).

Lo scopo del workshop era mostrare alcune realtà pisane (siamo a Pisa, in seno all’Università di Pisa) e altre realtà più ampie per riuscire a dare un’idea di cosa vuol dire comunicare la cultura attraverso i social media. Sono emersi alcuni punti importanti: chi si occupa di comunicazione culturale nel campo dei social media dev’essere un esperto di social, ovviamente: non si può pensare che se uno ha un proprio profilo facebook, allora può essere in grado di gestire e di far crescere una pagina facebook; dunque, i social devono essere affidati a persona che conosce bene questi strumenti di comunicazione. Al tempo stesso, però, dev’essere persona che conosce a fondo e che studia la materia per la quale comunica. Senza professionalità non vi è qualità nella comunicazione e il rischio di banalizzazione è dietro l’angolo.

Calchi di opere darte classica e personaggi di Lele Luzzati nella Gipsoteca di Arte Antica dell’Università di Pisa

La Gipsoteca di arte antica di Pisa

Voglio spendere una parola per la sede del workshop, la Gipsoteca di Arte antica dell’Università di Pisa. Una chiesa sconsacrata, San Paolo all’Orto, all’interno della quale vivono (non potrei dire diversamente) i calchi delle più note opere dell’arte classica: il Laocoonte, la Venere di Milo, il Discobolo di Mirone, i Tirannicidi, il Doriforo di Policleto, la Flora Capitolina; frammisti ad essi, tutti candidi nel loro gesso, si collocano i personaggi di scenografie di Emanuele Luzzati, scenografo genovese che ha realizzato tantissime opere, bozzetti e disegni per il teatro e per libri nel corso della sua carriera (per saperne di più, il Museo Luzzati di Genova ne racconta l’attività. Qui trovate la sua biografia). Un contrasto tra il colore e il bianco puro, tra le linee abbozzate di un disegno infantile e i canoni di perfezione estetica dell’arte greca.

Dietro il palco dei relatori statue e personaggi di scenografie si dispongono come pubblico attento, silente ma giudicatore. Sopra la controfacciata della chiesa, lo spazio dell’organo sembra un palco teatrale da cui si affacciano alcune dame di Luzzati. L’effetto d’insieme è molto scenografico.

3 pensieri su “I Social media per la cultura: istruzioni per l’uso

  1. Che peccato non essere riuscita a venire.
    Dopo aver seguito un Corso di Perfezionamento in Innovazione Digitale per i Beni e le Attività culturali questa sarebbe stata una bellissima occasione per imparare qualcosa di più e ascoltare le esperienze di altri.
    Credo davvero che oggi i musei debbano essere sempre più social(i), ma purtroppo non è sempre facile, anzi.
    Spesso la professionalità di persone come me, che hanno studiato proprio per questo, non viene riconosciuta.
    Pensa che io non riesco neanche a fare un tirocinio in un museo perché essendo laureata devo aspettare un concorso che… ci sarà?? quando??
    Solamente gli studenti ancora in corso possono fare domanda in musei statali / pubblici per fare un tirocinio gratuito curriculare… non mi resta che consigliare loro di “approfittarne”, io intanto… prego 😉
    Grazie mille per l’articolo e le slide!!

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    1. Grazie a te Selene per il racconto della tua esperienza. Purtroppo il mondo della comunicazione culturale, poi, ancora stenta a decollare e lavorare o almeno pensare di fare un tirocinio in musei e affini è una problematica non di poco conto! In bocca al lupo per il futuro. Ti stai muovendo bene nel mondo della comunicazione social, vedrai che riuscirai a cogliere i frutti dei tuoi sforzi!

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