Il foro romano di Pola. Il tempio di Roma e Augusto

Pola (Croazia) è una città fortemente legata al suo passato romano. A partire dall’Anfiteatro presso il porto, che accoglie chi arriva in città da Nord, continuando lungo le mura, riprese e rinforzate variamente nel corso dei secoli, ma risalenti alla costituzione della città romana, passando sotto l’Arco dei Sergi, una delle porte che nelle mura si aprivano, oppure sotto la Porta Gemina, o ancora passeggiando nel teatro, il cui accesso è totalmente libero, notiamo una città in cui l’assetto urbanistico di età romana ha condizionato lo sviluppo successivo.

Il foro romano di Pola

Pola è una città a continuità di vita. Proprio questa continuità ha fatto sì che molti monumenti e tracce del passato antico siano sopravvissute, in qualche caso grazie al cambio di destinazione d’uso, in qualche altro grazie alla riscoperta fortuita, o meno, a seguito degli scavi archeologici.

Il foro romano di Pola

Senza dubbio lo spazio in cui meglio si legge questa continuità è la piazza del foro di Pola dove, accanto al palazzo del Municipio si trova, perfettamente integro e conservato, il piccolo tempio di Roma e Augusto.

pianta del foro romano di Pola (da Rosada 1997)

 

Il palazzo del municipio stesso è il risultato dell’inglobamento del capitolium, che si trovava accanto al tempio di Roma e Augusto, e del tempio di Diana, posto dall’altro lato e identico al tempio di Roma e Augusto. Del tempio di Diana si legge solo il lato di fondo, con le decorazioni architettoniche dell’architrave a fregio continuo.

La piazza del foro, di cui i tre templi erano la chiusura su lato breve di fondo, aveva i lati lunghi colonnati. I tre templi sorgevano su una piattaforma sopraelevata, di cui oggi rimane traccia solo presso il tempio di Roma e Augusto.

Il tempio di Roma e Augusto

Il tempio di Roma e Augusto a Pola

Il tempio di Roma e Augusto è un piccolo tempio tetrastilo in antis, ovvero con quattro colonne in facciata e due pilastri nelle ante (i lati brevi) del pronao. La scalinata di accesso al podio è compresa tra due avancorpi laterali, il che la rende più monumentale; oltre le quattro colonne si apre un breve pronao, un ambulacro che immette nella piccola cella, l’ambiente principale dell’edificio. Il lato posteriore, chiuso, è compreso tra due pilastri corinzi. Il tempio, restaurato negli anni ’20 del Novecento, fu colpito da una bomba durante la II Guerra Mondiale, dopodiché fu nuovamente restaurato. Oggi la piccola cella ospita un museo lapidario con iscrizioni e statue provenienti dalla Pola romana.

Il tempio è stato molto studiato in passato sia perché parte di un complesso urbanistico perfettamente leggibile, quello del foro di Pola, appunto, sia per il suo apparato architettonico. Questo si data, grazie all’iscrizione sotto il frontone del tempio, al 3 d.C., in piena età augustea. Vedremo come questa data sia importante, anche ai fini della dedicazione dell’edificio.

La decorazione architettonica

La decorazione architettonica del tempio di Roma e Augusto a Pola: il capitello e il fregio a girali vegetali e floreali e palmette (da Cavalieri Manasse 1978)

La decorazione architettonica del tempio di Roma e Augusto a Pola ha suscitato l’interesse degli studiosi sia per il suo stato di conservazione che per la qualità stessa dell’esecuzione. Ciò che è stato osservato è che la decorazione, per l’estrema cura con cui è fatta, per l’eleganza delle forme e per la precisione dei dettagli ha dei confronti strettissimi con le decorazioni di costruzioni di età augustea di Roma. Questo dato è senz’altro interessante perché vuol dire che al piccolo tempio di Pola lavorarono maestranze che conoscevano i cantieri della capitale dell’impero, e dietro vi era una committenza elevata. Solitamente, infatti, le decorazioni architettoniche (capitelli innanzitutto, ma anche architravi e cornici) man mano che ci si allontana dall’Urbe acquisiscono delle caratteristiche, delle differenze nell’esecuzione e nella resa che non necessariamente sono di bassa qualità, ma mostrano comunque una differenza, tanto che si riescono a distinguere maestranze cosiddette locali. Nelle Province questa differenza si nota ancora di più perché, man mano che ci si allontana da Roma (che è il centro sotto ogni punto di vista: artistico, culturale, politico) il gusto locale riesce ad emergere meglio e con più vitalità.

Dettaglio dei capitelli della fronte del tempio di Roma e Augusto a Pola

A Pola potremmo lecitamente aspettarci una decorazione architettonica più intrisa di elementi locali, invece emerge un lavoro realizzato da maestranze che sicuramente conoscevano (e potevano aver lavorato su) i grandi cantieri della Roma augustea.

Vediamo nello specifico come sono decorati i capitelli del tempio di Roma e Augusto a Pola.

Capitelli

Capitello angolare di pilastro, dal tempio di Roma e Augusto a Pola (da Cavalieri Manasse 1978)

Il capitello è l’elemento decorativo di coronamento della colonna. Nel caso del tempio di Roma e Augusto a Pola si tratta di un capitello di ordine corinzio, caratterizzato dalla decorazione a foglie di acanto. Secondo la terminologia tecnica, il corpo del capitello si chiama kalathos ed è da esso che sembrano aprirsi le foglie di acanto, disposte su due livelli, uno alla base e uno a metà della superficie. Dal livello più alto si staccano poi due elementi allungati, i calici, dai quali si sviluppa poi la voluta sulla quale poggia l’abaco, un elemento liscio orizzontale a chiusura del capitello. Nel centro dell’abaco si pone in genere un fiore, il fiore d’abaco, che conclude la decorazione. La resa della foglia d’acanto e degli altri elementi decorativi è alla base della definizione dello stile del capitello intero. In età augustea le foglie d’acanto hanno solitamente 5 lobi che terminano con 3 fogliette ciascuno. Queste possono essere più o meno arrotondate e più o meno a rilievo rispetto al corpo del kalathos. Non solo, ma l’intera foglia può essere piatta, oppure più rilevata e può ricercare effetti di chiaroscuro. Questi vengono ottenuti con scanalature anche profonde che vogliono ricreare le nervature della foglia, e con degli occhi d’ombra, dei veri e propri fori che si creano tra una foglietta e l’altra e tra un lobo e l’altro. Una foglia d’acanto con più effetti di chiaroscuro, quindi con più scanalature, occhi d’ombra e fogliette rilevate, dà all’intero capitello un effetto più vivace, più dinamico, più curato, mentre una foglia piatta è sintomo di un’esecuzione poco accurata o più semplificata. In età augustea i capitelli raggiungono una grandissima eleganza perché gli scalpellini sono in grado di misurare gli effetti di chiaroscuro senza esagerazioni o esasperazioni.

Schema del capitello corinzio (da wikitecnica)

Il rinnovamento augusteo

L’età di Augusto è imperniata su un grande rinnovamento urbanistico non solo in Roma (ricevette una città di mattoni, la restituì in marmo, dice di se stesso Augusto nelle sue Res Gestae, il suo testamento pubblico scolpito sulle pareti del Monumentum Ancyranum ad Ankara in Turchia), ma anche in tutte le città dell’impero. Queste anzi, per poter avere dignità di città dovevano proprio avere nel piano urbanistico alcuni elementi imprescindibili: il foro innanzitutto, la basilica, il capitolium, le terme e il teatro. Se in Roma il promotore fu il princeps Ottaviano Augusto, nelle varie città d’Italia e delle provincie si giocò una vera gara all’abbellimento delle città, attraverso la costruzione di edifici finanziati da privati cittadini, spesso magistrati locali, che compivano così veri atti di evergetismo. Si creò così un circolo virtuoso che portò nel giro del I secolo d.C. a monumentalizzare le città romane d’Italia e nelle province.

Il foro romano di Pola

Tornando a Pola, un tour della città romana può far capire l’entità di queste monumentalizzazioni. L’Arco dei Sergi altro non è che una porta finanziata da un esponente della Gens Sergia che realizzando un accesso monumentale si assicurava la fama (grazie all’iscrizione che ricordava la costruzione) per aver contribuito all’abbellimento della sua città. Il foro di Pola è figlio di questa ondata di rinnovamento e di evergetismo voluta dal potere centrale di Roma e perfettamente interpretata dagli esponenti delle classi sociali più elevate nelle varie città dell’Impero.

 

Bibliografia:

  • sulla decorazione architettonica di Pola è fondamentale G. Cavalieri Manasse, la decorazione architettonica di Aquileia, Trieste, Pola, Padova 1978;
  • sul foro di Pola si veda G. Rosada, Histria Romana. Note di topografia urbana, “Rivista di Topografia Antica”, VII, 1997, pp. 7-36
  • in generale sulle decorazioni architettoniche è un’utilissima risorsa online Decarch (di cui segnalo la pagina fb perché il sito è attualmente in manutenzione)

 

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