Sentinum 2: l’area sacra

Questo è un messaggio promozionale.

La copertina di Sentinum 2. L’area sacra

Sì, perché finalmente è stato pubblicato, per i tipi dell’Erma di Bretschneider, il volume Sentinum 2. L’area sacra, che è il risultato di anni di ricerche nel centro della città romana di Sentinum (Sassoferrato, AN): dapprima scavi archeologici sotto la direzione di Maura Medri, poi una tesi di specializzazione (la mia) e infine una tesi di dottorato (sempre la mia, con il tutoraggio di Daniele Manacorda).

Era da tempo che sognavo di scrivere questo post, lo ammetto.

Questa monografia su Sentinum vede la luce 8 anni dopo la conclusione degli scavi nella città romana. Le indagini all’epoca si conclusero, si può dire, bruscamente, a metà di un progetto di ricerca che dovette necessariamente interrompersi. Tante problematiche rimasero insolute, tante altre sorsero durante lo studio a posteriori, ma ormai non vi era modo di verificare sul campo la rispondenza o meno delle ipotesi. Con i materiali a disposizione, comunque, è stato possibile condurre un lavoro di cui sono oggettivamente piuttosto soddisfatta.

L’area sacra di Sentinum

L’oggetto del lavoro è l’area sacra della città romana di Sentinum. Venuta in luce durante gli scavi  presso l’incrocio tra cardine massimo e decumano massimo, si compone di un tempio ad alae, di età tardorepubblicana, e di un tempietto ricostruito come tetrastilo, entro un portico, di età giulioclaudia adiacenti l’uno all’altro e affacciati sul cardine massimo.

Il tempio ad alae è una tipologia piuttosto antica nel mondo romano: deriva dal tempio tuscanico a tre celle ed è parente del capitolium, il tempio che nel mondo romano è dedicato a Giove, Giunone e Minerva, e che al suo interno ha tre celle, tre ambienti per il culto. Nel tempio ad alae vi è invece una cella centrale, mentre i due ambienti laterali, ridotti alle dimensioni di corridoi, non hanno funzione cultuale e sono detti, per l’appunto, alae.

 

Tempio tetrastilo è qualsiasi tempio che abbia 4 colonne in facciata, a prescindere dalla tipologia. Ha 4 colonne sulla fronte, ad esempio, il Capitolium di Cosa, di III secolo a.C., ma ha 4 colonne in facciata il piccolo tempio di Roma e Augusto a Pola, che offre anzi un illustre confronto col tempio sentinate.

Non sto a dilungarmi sulle problematiche relative alla cronologia, alle fasi costruttive e all’interpretazione. Mi piace però dire cosa mi è piaciuto di questo lavoro: c’è la lettura stratigrafica, c’è la scansione per fasi e periodi, come ogni pubblicazione di scavo prevede, dalla costruzione fino all’abbandono e rifunzionalizzazione in epoca tardoantica (v. immagine più in basso); c’è la schedatura dei materiali architettonici, non facile per via dell’alta frammentarietà dei reperti; ma c’è una cosa che dà un valore aggiunto: una grande attenzione alla fase della distruzione.

L’area del tempio tetrastilo vista dal cardine massimo: la conservazione è molto compromessa per via delle ingenti spoliazioni di epoca bassomedievale

Archeologia della distruzione

Quante volte sugli scavi si incontrano fosse di spoliazione? Tante, tantissime. Le fosse, con i loro riempimenti, sono l’anima della stratigrafia. In contesti come una città romana abbandonata esse determinano, insieme a tutte le altre azioni di spoliazione, l’aspetto del substrato archeologico, ovvero sono responsabili del livello di conservazione delle strutture e dei depositi archeologici. Questo dato è tanto più evidente per Sentinum. Sì, perché non aspettatevi di trovare, nell’area sacra, due templi perfettamente conservati: neanche lontanamente. Ciò che abbiamo si conserva solo (e non sempre) a livello di fondazione, con rarissimi filari di elevato, e solo nel caso del tempietto tetrastilo si conserva il cementizio del podio, spoliato completamente, però, dei suoi rivestimenti. L’antica città romana abbandonata da secoli divenne in età bassomedievale un grande cantiere di distruzione, di approvvigionamento e stoccaggio di materiale, di semilavorazione sul posto di alcuni elementi in vista del trasporto per la vendita di questi materiali edilizi per le nuove costruzioni in Sassoferrato e presumibilmente lungo la valle del fiume Sentino.

Il podio del tempio tetrastilo spoliato dei suoi rivestimenti

Il cantiere di distruzione ha lasciato tracce in negativo nella grandissima azione di spoliazione che oltre agli elevati ha interessato i pavimenti (del tempio ad alae rimangono le tracce in negativo delle lastre pavimentali, tanto che in alcuni tratti se ne potrebbero ricostruire le dimensioni) e le fondazioni stesse degli edifici alla ricerca di elementi lapidei da poter reimpiegare. La spoliazione ha interessato anche gli elementi architettonici e, involontariamente, ha lasciato tracce di essi: gli scarti del cantiere sono diventati preziosi elementi per tentare una ricostruzione dei capitelli, delle colonne, dell’apparato architettonico dei due complessi. Si è potuto stabilire così che il tempietto tetrastilo aveva colonne e capitelli in marmo realizzati da maestranze più raffinate rispetto a coloro che realizzarono quelli del portico, per esempio.

Un piccolo frammento di capitello con i segni evidenti della scalpellatura intenzionale

Ma gli elementi architettonici non solo hanno fornito dati su se stessi, ma anche su come furono scartati e perché: così una foglia d’acanto che presenta un taglio netto sul retro fu evidentemente tranciata via dal kalathos, il corpo del capitello, che veniva così ad ottenere una forma più facilmente reimpiegabile; le scanalature delle colonne, ugualmente, furono asportate via di netto perché evidentemente servivano fusti lisci da poter rivendere sul mercato bassomedievale delle costruzioni.

L’area sacra di Sentinum è stata un luogo dove poter studiare le dinamiche di un cantiere di spoliazione, o di distruzione, come mi piace chiamarlo. Naturalmente tutta la città in rovina fu interessata dal grosso fenomeno della spoliazione, ma le pubblicazioni degli scavi precedenti non ne fanno mai menzione, e solo in qualche caso vi accennano. L’area sacra è stata quindi lo spazio dove per la prima volta si sono potute leggere queste dinamiche. La letteratura archeologica non abbonda di queste tematiche, o meglio, è ricca di studi che affrontano la spoliazione dal punto di vista del riuso, ma raramente dal punto di vista dell’approvvigionamento del materiale in vista del suo reimpiego. Ed è in questo spazio rimasto vuoto che mi piace inserire il lavoro su Sentinum. Sperando che possa dare un contributo efficace in più sia sulla conoscenza di una città romana delle Marche interne, sia su una pratica diffusa quanto poco nota nel suo complesso, quale quella dei cantieri di spoliazione medievali.

La planimetria dell’area sacra e una delle azioni di rioccupazione degli spazi nel tempio ad alae in età tardoantica

* Per altre info puoi consultare su Academia.Edu sia l’introduzione al volume che il poster che ho presentato in occasione del Convegno di Poggibonsi del 2015 “Dagli Etruschi al Conero. Studi in onore di Giuliano de Marinis”

** Marina Lo Blundo, Sentinum 2. L’area sacra, Roma 2017

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