Azioni contro il Patrimonio Culturale: incuria, atti vandalici e atti criminosi

Avevo in animo un post del genere da un po’ di tempo, ma gli eventi degli ultimi giorni mi hanno spinto a scriverlo ora. L’immagine che vedete in apertura è il rogo della villa romana tardoantica di Faragola, oggetto poche notti fa di una distruzione violenta, voluta, pianificata e mirata, come sembra di poter dedurre dallo stato dei resti.

Il nostro Patrimonio è davvero in pericolo: si è creato un precedente grave, che avrà drammatiche conseguenze e ricadute. Per far fronte a questo problema, che riguarda tutti, allora è bene mettere in chiaro quali sono i nemici, o meglio le azioni nemiche del patrimonio criminale. Perché la distruzione violenta è la più eclatante, ma tante situazioni di danno si verificano quotidianamente. Impariamo a riconoscerle, alleniamo in questo senso il nostro senso civico. Ripartiamo dalle basi.

 

Il giorno dopo le fiamme a Faragola: coperture distrutte, abbattute sui livelli archeologici e sui mosaici restaurati recentemente. Credits: Il mattino di Foggia

Di qualunque natura siano, le azioni contro il patrimonio culturale portano tutte allo stesso risultato: degrado, danneggiamento e distruzione sono le tre conseguenze dirette. Alle quali si aggiunge a corollario una quarta: la dispersione in caso di furto.

Incuria, vandalismo, distruzione volontaria e furto sono le piaghe che affliggono il patrimonio culturale. Non solo quello italiano, sia chiaro, ma quello mondiale.

Per spiegare per bene di cosa si tratta chiamo in aiuto le definizioni che di queste parole fornisce il Vocabolario Treccani. Perché se le parole sono importanti, ancora più importanti sono i significati.

Incuria

incùria s. f. [dal lat. incuria, comp. di in– e cura «cura»]. – Negligenza grave a danno dell’interesse proprio o altrui: i. nei doveri d’ufficio; case in rovina per l’i. dei proprietarî; molte opere d’arte sono state fortemente danneggiate per i. delle autorità responsabili; anche, sciatteria, disordine: ha lasciato l’appartamento nell’incuria.

Nel caso dei beni culturali l’incuria è lo stato di abbandono in cui versano aree archeologiche solitamente non aperte al pubblico, veri e propri “buchi” incolti e pieni di erbacce e spazzatura di cui abbiamo sicuramente presente qualche caso: spesso sono dovuti alla mancata lungimiranza di amministratori che non sono stati in grado di capire che sarebbe stato meglio coprire gli scavi se non si era in grado di renderli fruibili e sostenibili; questi sono dei recinti (per dirla con le sempre valide parole di Andreina Ricci, Attorno alla nuda pietra) isolati dal resto della città che hanno perso qualsiasi significato per i cittadini e per la popolazione tutta. Ma l’idea di valorizzare e di valutare la sostenibilità o meno di lasciare a vista aree archeologiche all’interno di un tessuto urbano è conquista recente e non sempre pacifica (negli ultimi tempi ha fatto discutere la decisione dell’Amministrazione Comunale di Bari che ha lasciato a vista un tratto di basolato stradale romano, cosa che poi ha comportato atti vandalici [v. sotto]).

Un crollo del 2010 nella Casa del Moralista di Pompei. Credits: Corriere del Mezzogiorno

Incuria è anche aver tralasciato la manutenzione ordinaria in aree o parti di aree archeologiche aperte al pubblico con conseguenze dannose per la conservazione delle strutture, delle coperture e degli apparati didattici. Ciò succede in quelle situazioni in cui, nel corso degli anni e dei decenni, nessuno ha investito in una mirata azione di controllo e di cura. Le conseguenze poi fanno notizia: i famosi crolli di Pompei che qualche anno fa impazzavano sui giornali, dovuti a restauri invasivi fatti decenni prima e a situazioni non monitorate negli anni seguenti.

Incuria è anche, nei musei, non valorizzare né le opere né il percorso museale, non investire in supporti didattici, in adeguata illuminazione, nella pulizia delle vetrine e  in tutte quelle piccole cose che, proprio perché sono piccole, sono importanti. Incuria è, nei musei, nelle chiese e nelle case, non assicurare adeguate condizioni di conservazione alle opere custodite, di qualsiasi natura esse siano.

Vandalismo

vandalismo s. m. [der. di vandalo, sull’esempio del fr. vandalisme]. – Tendenza a rovinare, distruggere, guastare senza necessità e senza ragione, per gusto perverso o per sciocca e malintesa ostentazione di forza, o anche per incapacità a comprendere la bellezza e l’utilità delle cose che si distruggono: giovinastri che, per v., fracassano vetrine e auto posteggiate; compiere atti di v.; con valore più concr., comportamento, atto vandalico: è un vero v. deturpare così un’opera d’arte.

Scritte vandaliche sul Colosseo. Credits: Huffingtonpost

Per quanto riguarda il patrimonio culturale, gli atti vandalici possono essere di vario tipo: dalla scritta con la bomboletta (è recente il caso delle scritte sul Colosseo) all’incisione del proprio nome su un monumento, dalla deliberata rottura di un pezzo (ad esempio il dito della statua del “Biancone”, il Nettuno della fontana di piazza della Signoria a Firenze), alla rottura e asportazione di un qualche oggetto (come i basoli della strada romana a Bari citati prima), al taglio di un dipinto. A differenza del comportamento criminoso, però, l’atto vandalico ha come prerogativa il fatto di essere fine a se stesso: è compiuto per il gusto di farlo, per ignoranza, per un’inciviltà di fondo, per fare una bravata e spesso senza avere idea delle conseguenze per sé e per l’oggetto/monumento danneggiato.

Atto criminoso

crìmine s. m. [dal lat. crimenmĭnis, der. di cernĕre «distinguere, decidere»: propr. «decisione giudiziaria», poi «accusa», quindi «delitto»]. – Delitto grave (v. anche crimen). Nel diritto penale italiano vigente è scomparsa, assorbita in quella di delitto, la figura autonoma del crimine (distinta dal delitto per maggiore gravità); il termine appartiene quindi all’uso corrente e giornalistico, ad eccezione di alcune espressioni di significato e uso specifico, tra le quali: crimini contro la pace, la preparazione e la promozione di guerre di aggressione o intraprese in violazione di accordi internazionali; crimini di guerra, azioni inumane commesse nel corso della guerra in violazione delle norme internazionali regolatrici della violenza bellica; crimini di lesa umanità (o, più comunem., contro l’umanità)

La differenza più evidente con l’atto vandalico è lo scopo dell’atto criminoso. La distruzione deliberata di un’area archeologica come la villa tardoantica di Faragola di pochi giorni fa, infatti, non è semplicemente un atto vandalico: è stata pianificata, è andata a distruggere consapevolmente e volontariamente proprio quell’area. È in corso un’indagine della magistratura per scoprire colpevoli e movente. L’unica cosa certa, tangibile, irreversibile, è l’enorme danno alle strutture e alle coperture, oltre al fatto che è stato distrutto un bene culturale, patrimonio culturale nazionale e di tutti. Una distruzione come quella di Faragola può essere paragonata alle distruzioni perpetrate dall’ISIS in Siria e in Iraq oppure, per restare in Italia, ai bombardamenti alleati a Pompei e a Montecassino durante la II Guerra Mondiale. Ma quelli, a parziale giustificazione, avvennero prima che in Italia riuscissero a operare i Monuments Men in un momento storico in cui si stava a malapena affacciando il concetto di patrimonio = identità culturale = patrimonio universale.

La villa romana di Faragola in fiamme. Credits: Archeokids

Un tipo di atto criminoso è il furto, che può essere fine a se stesso (il ladro è il committente del furto), può essere mirato ed eseguito su commissione (i gioielli della collezione Castellani di Villa Giulia, rubati e poi recuperati), può alimentare il mercato clandestino dell’arte. In quest’ultimo caso si possono verificare furti in collezioni già esistenti oppure scavi clandestini in siti ancora ignoti allo Stato oppure non protetti adeguatamente.

la Triade Capitolina recuperata dai Carabinieri del Nucleo Tutela Beni Culturali

Per sventare questo tipo di aggressioni al patrimonio lavorano i Carabinieri del Nucleo Tutela dei Beni Culturali che con le loro indagini hanno spesso recuperato opere da scavi clandestini già finite in collezioni museali straniere (il più noto è il Cratere di Euphronios restituito dal Metropolitan Museum of New York) o ancora in attesa di essere smerciate. Una recente mostra agli Uffizi, “La Tutela Tricolore” è stata proprio dedicata all’arte rubata e al lavoro dei Carabinieri N.T., ma tante se ne sono svolte negli ultimi anni, proprio per sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza di preservare, di non disperdere e di voler vigilare sul proprio patrimonio. Una mostra a Roma nel 2010 si rivolgeva addirittura ai giovanissimi: “Storie d’arte e misfatti” si intitolava, e si sviluppava a fumetti per poi presentare l’oggetto reale protagonista del fumetto, sì, ma anche dell’indagine dei Carabinieri N.T. andata a buon fine.

Partiamo dalle basi, dicevo in apertura. Sì, facciamo tutti quanti un passo indietro e apriamo gli occhi intorno a noi, senza farci assuefare da ciò che vediamo quotidianamente. Impariamo a riconoscere le azioni contro il patrimonio, impariamo a odiarle e a denunciarle. Impariamo ad amare il nostro patrimonio e facciamo sì di non permettere più atti come il rogo di Faragola.

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