Perché ogni museo dovrebbe avere un blog?

Il blog è morto. Viva il blog

Ogni tanto si alza qualche voce che sostiene che i blog sono morti. Eppure tutti frequentano blog quando navigano in rete.

I blog non sono morti. Si evolvono con la rete, si evolvono con gli autori e soprattutto con i lettori.

Il blog è per sua natura una pagina che aggiorna e si aggiorna. Nel tempo è cambiata la sua funzione: da diario online personale è diventato una vetrina e ormai sono tante le aziende e le istituzioni a qualsiasi livello che si sono dotate di un blog. Esso diventa una delle voci con cui l’istituzione si interfaccia con l’utente, è soprattutto il luogo in cui l’utente può trovare, riunite insieme, le informazioni più aggiornate. Mi direte: e questo lavoro non lo può fare un sito web? Vi rispondo con un’altra domanda: avete notato che sempre più spesso nei siti web si trova una sezione intitolata proprio “blog”? Ad essa sono destinate le news e i contenuti di vario tipo che aggiornano il sito web. Si distingue dunque dalle pagine fisse e viene chiamata “blog” proprio per familiarità con il blog vero e proprio: il lettore non è disorientato, ma sa, vedendo la sezione “blog” dove andare a cercare ciò che sulle pagine fisse non si trova.

Il blog non è morto. Il blog gode proprio di un’ottima salute. Una salute di ferro. E siccome è in forma smagliante è questo il momento di agire.

Blog istituzionali

Che si tratti di un’azienda o di un’istituzione, ormai il blog è visto come uno dei modi di comunicare col pubblico. Non si tratta tanto di un’interazione, perché il blog per sua natura non consente un dialogo alla pari (al contrario di social network quali twitter), ma di uno spazio di informazione e di condivisione, nei confronti dell’utente/lettore/cliente (a seconda dei casi). Il blog istituzionale (o aziendale) non è fine a se stesso, ma risponde ad un preciso scopo, ad una precisa mission; il suo blogger non è un appassionato con il pallino della scrittura e la logorrea da tastiera, ma è un professionista: professionista di web 2.0 e di webwriting e (in alcuni casi di settore è fondamentale) esperto nel campo di interessi dell’ente per il quale scrive.

Per i musei, istituzioni culturali, dev’essere così.

Blog di musei

Il Museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e specificamente le espone per scopi di studio, istruzione e diletto.

Questa è la definizione di ICOM ripresa più o meno negli stessi termini anche dal Codice dei Beni Culturali e Paesaggio D. Lgs 42/2004 e dal DPCM 171/2014 di organizzazione del MiBACT in cui si definiscono scopi e compiti dei musei (autonomi).

In questa lunga definizione non deve passare sotto silenzio la finalità educativa e comunicativa del museo. Anzi, quest’aspetto è forse preponderante rispetto al solo “conservare”: la conservazione non dev’essere fine a se stessa, ma va fatta in funzione della comunità, perché il museo “è al servizio della società e del suo sviluppo”. In questo senso qualsiasi forma di comunicazione verso il pubblico, reale e/o potenziale va studiata e perseguita. Il blog è uno degli strumenti a disposizione*. In particolare consente di raggiungere una categoria difficilmente raggiungibile in altro modo: il non pubblico, ovvero il pubblico potenziale, quello che vivendo fisicamente lontano non può venire a visitare il museo, ma che, se il blog comunica bene con lui, alla prima occasione utile lo visiterà perché sarà come sentirsi a casa.

Finalità di un museumblog

Il blog di un museo deve porsi nei confronti del lettore non solo come punto informazioni: orari, aperture, eventi straordinari. Certo, anche questo serve per dare un’informazione completa. Ma ciò di cui il lettore ha bisogno, soprattutto per fidelizzare, è ricavare informazioni utili per organizzare la propria visita, itinerari tematici particolari, approfondimenti che solo la voce del museo può dargli. Il blog diventa un contenitore di testi divulgativi a disposizione del lettore. Il blog del museo deve diventare un punto di riferimento per il lettore.

Il blog del British Museum tra le categorie ha “Museum Stories” e “Curator’s Corner”: contenuti più autorevoli di così!

Ogni blog ha bisogno di lettori fissi, così come i lettori fissi hanno bisogno che il blog che hanno scelto pubblichi testi interessanti. Da questo rapporto tra la domanda e l’offerta nasce la fidelizzazione. Attenzione però: lo scopo del blog di un museo non è far su un grande numero di lettori, ma fidelizzare con essi. Non si tratta di uno scopo fine a se stesso: il ritorno è in termini di pubblico reale, nel momento in cui questi lettori sceglieranno di visitare il museo non appena si presenterà l’occasione, e in termini culturali. Il museo, per sua mission, deve essere un veicolo di trasmissione culturale tout-court. Questa volta sì che la divulgazione è fine a se stessa, o meglio, è fatta a prescindere da un guadagno: deve raggiungere tutti, non chiede niente in cambio. In cambio, in realtà, ottiene visibilità.

Perché ogni museo dovrebbe avere un blog

Il museo, qualsiasi museo, è un contenitore di storie. La storia dell’istituzione, la storia dell’edificio, la storia dei personaggi che vi hanno lavorato, la storia delle opere, la storia degli autori delle opere, la storia del museo calato nel quartiere. Potenzialmente migliaia di storie, legate a ognuno degli oggetti esposti, si possono ricavare. Il museo vive di queste storie, e se il percorso espositivo predilige magari un determinato taglio, il blog può essere il modo per variare lo schema fisso del museo reale e dare qualche spunto in più, o diverso.

Il blog del Museo dell’Opera del Duomo si chiama Opera Magazine: alterna eventi, avvisi e contenuti divulgativi

Raggiungere un pubblico più ampio, fidelizzare con i lettori, informare su eventi e manifestazioni, mostre, percorsi tematici particolari. Il museo non è un luogo fisso e immutabile, ma è vivo, fatto di persone intorno agli oggetti e di oggetti che raccontano storie. Catturare quelle storie per restituirle a chi non le può cogliere è lo scopo del museumblog.

Il museumblogger

La voce del museo passa attraverso la tastiera del blogger. Il blogger interpreta l’istituzione per la quale scrive, ma al tempo stesso deve mettere il suo talento a disposizione. Il blogger è un professionista. Nel caso dei musei deve avere doppie competenze: come webwriter, conoscendo cioè le inflessibili regole del SEO e della scrittura per il web 2.0, e come professionista del settore: in questo modo oltre ad avere un autore capace di comporre testi per il web, avremo soprattutto un autore che sa di cosa sta scrivendo e sa come farlo.

Mi sono spesa per anni, in molti post e molte conferenze e lezioni, sulla necessità che il blogger di un museo sia un professionista del settore museale, storico-artistico o archeologico a seconda dei casi. Solo in questo modo si possono assicurare all’istituzione-museo contenuti validi dal punto di vista scientifico/divulgativo.

 

*non mi addentro negli aspetti della comunicazione di un museo reale: non è questo il luogo né l’occasione. Qui si parla soltanto di blog.

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