Archeowebwriting: trovare i propri lettori

Intro storica

Ormai bazzico il mondo del blogging da 11 anni. Non sono proprio l’ultima arrivata e di acqua sotto i ponti ne ho vista passare. In più non mi sono dedicata sempre e solo al blogging archeologico, ma ho frequentato, e frequento, anche altri mondi del web 2.0. Ho seguito sia come spettatrice che come protagonista l’evoluzione del blog da spazio personale, diario online (come nacque il blog) a luogo sempre più settoriale e di approfondimento, fino a vederlo diventare una professione. È cambiato anche lo scopo dei blog rispetto ai primordi (o epoca d’oro dei blog, come l’ha definita qualcuno: non sono sicura che invece non sia questa che stiamo vivendo oggi l’epoca d’oro dei blog).

Oggi i blog sono luoghi di comunicazione, da parte di aziende, di enti, di persone.

A seconda del tema del blog, poi, gli intenti sono diversi. Se un tempo chi apriva un blog partiva quasi alla sperindìo, più per la voglia di fare qualcosa di nuovo e l’ispirazione del momento che per altro, oggi chi apre un blog in qualunque ambito ha un progetto, sa di cosa vuole parlare e come lo vuole fare. Ha un’idea del pubblico cui si rivolge.

Il pubblico, croce e delizia di ogni blogger

Non sempre però l’idea di pubblico che abbiamo corrisponde a ciò che ci dicono le statistiche. Per chi gestisce un blog si pongono due ordini di problemi:

  1. decidere a chi rivolgersi
  2. far sì che proprio quel tipo di pubblico ci legga

Per essere chiara faccio esempi con tipologie differenti di blog.

  1. Foodblog: a meno che non abbia un taglio particolare (vegan, bio), il foodblog è per tutti: il target di pubblico è generalista, uomo o donna che cercano la ricetta per svoltare la cena o per far bella figura, più una sequela di lettori fissi, in genere altri blogger con i quali si fa “rete”.
  2. Travelblog: a meno di tagli specifici (una destinazione specifica, un determinato target di tasche, viaggi con bambini) i blog di viaggi accolgono anch’essi un pubblico generalista; in genere si tratta di chi approda sul blog cercando info su una meta e poi sceglie o meno di iniziare a seguire. Anche qui una sequela di lettori fissi è costituita per la maggior parte da altri blogger con cui si fa “rete”.
  3. Blog di Social Media Marketing: si rivolgono al pubblico di settore, costituito da blogger, professionisti del web e proprietari di aziende che si vogliono aprire all’e-commerce; si tratta di un pubblico selezionato, tutt’altro che generalista.

E allora veniamo a noi: qual è il pubblico di un blog di archeologia? Chi sono i lettori?

Una prima fondamentale questione da chiarire è la seguente: decidere a chi mi voglio rivolgere. Scegliere il target dei lettori è importante per due motivi:

  1. è alla base della scelta degli argomenti e dei post di cui tratterò.
  2. su questa base modulerò anche il linguaggio da usare e i canali social attraverso cui raggiungerlo.

In passato c’è stato un dibattito sul tema se il blogger dovesse scrivere solo ed esclusivamente in funzione del pubblico o se dovesse scrivere per soddisfare principalmente la propria ispirazione. Ormai credo che quel dibattito sia superato: chi scrive vuole essere letto, ma soprattutto scrive perché ritiene utili i propri contenuti.

C’è poi un altro aspetto da considerare: non sempre il pubblico che raggiungiamo è quello che vorremmo realmente acquisire: come fare allora? Dobbiamo ricorrere naturalmente alle statistiche per capire cosa piace al nostro pubblico e per capirne l’identità. Questo ci riporta a uno dei punti di cui sopra: ovvero cercare i modi e i mezzi per raggiungere il pubblico che effettivamente vogliamo.

Case Study: il pubblico di un blog museale

Facendo un esempio concreto, il blog del Museo Archeologico Nazionale di Firenze era letto inizialmente da un pubblico costituito principalmente da addetti ai lavori: archeologi, professionisti museali e dei beni culturali. Lo scopo di un blog museale invece è quello di raggiungere tutti: ecco allora che i post di approfondimento sul museo e sulla collezione sono diventati preponderanti, e propongono tour virtuali tematici; i post più letti sono quelli che partendo da un tema generico (lo sport nell’antichità, ad esempio) vanno nel dettaglio ad analizzare reperti dell’esposizione. Date le attività didattiche del museo, si voleva raggiungere il pubblico delle famiglie e delle scuole e per questo una sezione del blog con post ad hoc è appositamente dedicata (ed è la più cliccata). C’è voluto un po’ di lavoro, ma alla fine il blog museale ha raggiunto effettivamente il target di pubblico che voleva.

Case Study: il pubblico di Generazione di Archeologi

Questo blog, lo dice il nome stesso, si rivolge ad archeologi, in particolare a studenti (le Mattonelle di Diritto dei Beni Culturali sono fatte per loro) e a quanti vogliono approfondire il campo, le dinamiche, il dibattito sulla comunicazione dell’archeologia in particolare online (Archeowebwriting è una delle categorie dedicate). Non solo, lavorando in un museo, la mia attenzione si è spostata nel tempo su temi di comunicazione del museo, online e offline (categoria di riferimento: musei&web).

Fin qui mi rivolgo ad un pubblico di addetti ai lavori.

Nel blog, però, parlo anche di mostre, di libri, di siti o di reperti, propongo quindi qua e là degli approfondimenti: sono le categorie #archeologiaportamivia e Pietre che raccontano storie; queste si rivolgono a tutti, perché non voglio perdere di vista il fatto che se mi occupo di comunicazione dell’archeologia, devo farla davvero, anche da questo spazio, non solo dal blog del museo archeologico nazionale di Firenze o dagli altri spazi con i quali di tanto in tanto collaboro. E, statistiche alla mano, sono proprio questi i post che mi portano più visitatori: le recensioni delle mostre sono in assoluto i post più letti. In questo, va detto, influisce e non poco il tam-tam offerto dalla condivisione sui social, che in alcuni casi mi ha portato e mi porta un traffico esorbitante. Ma tra questi lettori ho dei “clienti affezionati”? Molto pochi, per la verità, rispetto ai visitatori unici che registro. E questo è il dato su cui devo lavorare: creare un’architettura di testi e di rimandi all’interno del blog tale da invogliare il lettore a tornare, ad approfondire.

Ci vuole tempo, lavoro, costanza. Sono le 3 caratteristiche che ad un blogger non possono mancare.

2 pensieri su “Archeowebwriting: trovare i propri lettori

  1. Da “non archeologo”, ti faccio i complimenti. È sempre un piacere leggerti, sia quando parli di archeologia spinta (e pazienza se faccio fatica a comprendere alcuni tecnicismi!) sia quando parli si temi più ampi.

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    1. Grazie! Ecco, sollevi un punto dolente: i tecnicismi. Ho proprio bisogno di capire dove non si capiscono determinati passaggi e dove quindi dovrei intervenire meglio per spiegarli. Me li puoi segnalare di volta in volta, se ti va, così capisco dove intervenire? Grazie 🙂

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