l'arte ritrovata

“L’Arte ritrovata” in mostra ai Musei Capitolini

Fino al 26 gennaio 2020 chi visita i Musei Capitolini potrà visitare la mostra “L’Arte ritrovata“. Il titolo già parla da sé e racchiude in queste due parole tutto l’impegno dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale al contrasto al mercato illecito di opere d’arte.

Arte rubata, arte ritrovata. Il perché di questa mostra

amazzonomachia
RIlievo di amazzonomachia su sarcofago. III secolo d.C.

Non è la prima mostra dedicata a questo tema e non sarà l’ultima. Una delle mostre dedicate al tema è stata ad esempio “La Tutela tricolore” agli Uffizi nel gennaio 2017.

L’attività dei Carabinieri da decenni punta a sgominare il traffico illecito di opere d’arte, i furti su commissione e gli scavi clandestini. Questo traffico vanta una fiorente tradizione in Italia, inutile negarlo, ma la decennale opera dei Carabinieri del TPC (Tutela Patrimonio Culturale) una dopo l’altra sgomina attività illecite contribuendo a restituire al Patrimonio culturale italiano, il nostro patrimonio, il patrimonio di tutti noi, opere d’arte antica e non solo altrimenti perdute per sempre.

Ma non basta che i Carabinieri conducano indagini e lavorino alacremente per recuperare opere d’arte rubata o trafficata. Occorre sensibilizzare l’opinione pubblica, far conoscere l’attività dei Carabinieri e attraverso di essa istillare il senso di appartenenza al Patrimonio e di indignazione nei confronti di chi commette il reato – perché questo è – di sottrazione di beni pubblici in funzione del mercato antiquario illecito. Occorre, poi, istruire le persone e far capire la differenza tra mercato antiquario lecito – che funziona regolamentato dalle opportune leggi e in ossequio al Codice dei Beni Culturali D. Lgs. 42/2004, e il traffico illecito di opere d’arte, che in ogni modo va contrastato, perché di fatto depaupera il Patrimonio comune in favore del vezzo di un collezionista. Non è un sacrificio che si possa tollerare.

“Arte ritrovata” ai Musei Capitolini

La mostra dei Capitolini, a Palazzo dei Conservatori, è in realtà una piccola mostra. Quattro salette in tutto, nelle quali si affrontano alcuni temi non di poco conto. L’unica costante è che questi oggetti, dopo essere stati recuperati, sono stati affidati a musei prestigiosi: i Capitolini, il Museo Nazionale Romano, il MANN di Napoli, per fare alcuni esempi.

artemide marciante
Due statue raffiguranti Artemide Marciante provenienti da rinvenimenti clandestini e rivendute sul mercato antiquario e le Artemide false, realizzate per sviare le indagini

Nella prima sala l’impatto lascia un attimo perplessi, ma è questione di poco: alla nostra destra abbiamo una successione di tre Artemide Marciante in tre fasi diverse di lavorazione: si tratta di copie moderne realizzate appositamente – si potrebbe pensare –  per il mercato delle copie. Alla nostra sinistra, invece, due Artemide Marciante originali di età augustea. Qual è stato il gioco? Per eludere le indagini veri artigiani falsari hanno realizzato copie anticate di questo modello statuario. Così diventa davvero difficile per chi indaga riuscire a districarsi tra il falso e l’originale.

Eracle e Onfale
Rilievo raffigurante Eracle e Onfale, regina delle Amazzoni

Rimaniamo nell’ambito della scultura romana nella sala successiva: un sarcofago a rilievo con scena concitata di Amazzonomachia, datato al III secolo d.C. è davvero splendido: non stupisce che sia stato preda dei mercanti d’arte. Accanto, Un rilievo in marmo raffigura Ercole e Onfale circondati da piccoli quadretti a bassorilievo con le Fatiche di Ercole. Un piccolo capolavoro di scultura del II secolo d.C. Nella stessa sala una statuetta di Tyche, di I secolo d.C. oggi al Museo Nazionale Romano ha vissuto vicissitudini che l’hanno sottratta, infine, al mercato antiquario.

cratere apulo pittore di Baltimora
Cratere apulo attribuito al Pittore di Baltimora recuperato dai Carabinieri TPC

Procedendo cambiamo areale geografico ed epoca di produzione: i vasi apuli la fanno da padrone. Cattura l’attenzione, per bellezza e monumentalità, un cratere a mascheroni di produzione apula attribuito al pittore di Baltimora, uno dei massimi artisti della pittura vascolare tarantina. Proprio questo cratere, che nella scena principale raffigura due personaggi entro un tempietto, di cui uno seduto con un kantharos in mano, è stato recuperato dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale.

Proseguendo, andiamo a ritroso nel tempo, rimontando all’età etrusca e fino all’VIII-VII secolo. Se i bronzetti raffiguranti Ercole e Marte, o il reggivasi in bronzo risalgono ad età arcaica, VI secolo, ben più antica è l’olla con decorazione a scacchiera oppure il braciere in terracotta decorato a cilindretto, risalenti al VII secolo.

bronzetti etruschi
Ercole e Marte, bronzetti etruschi sequestrati ad un collezionista

Gli scavi clandestini nelle necropoli etrusche laziali, ma anche umbre e toscane, sono una vera piaga che impoverisce non solo il nostro Patrimonio culturale, ma la conoscenza di contesti che solo uno scavo archeologico condotto con metodo stratigrafico può portare in luce, mentre il mero “buco” per cavare l’oggetto di pregio è fine a se stesso, soprattutto perché in genere si tratta di uno scavo condotto di fretta, di rapina e che pertanto distrugge malamente il contesto archeologico di riferimento.

pittura pompeiana
Pittura pompeiana restituita dal MET all’Italia, a seguito delle indagini dei Carabinieri TPC

Per quanto riguarda la sezione archeologica, il clou dell’esposizione arriva in fondo: frammenti di affreschi da Boscoreale e area pompeiana. Tutti quanti noi sappiamo quanto la pittura pompeiana sia importante e nota perché ci documenta un aspetto dell’arte romana noto in pochissimi contesti ed esemplari: Pompei appunto, e poi Roma e Ostia sono i casi più interessanti e noti. Inoltre l’area pompeiana esercita un indubbio fascino per via dell’improvvisa e tragica fine nel 79 d.C., quindi è straquotata sul mercato antiquario illecito. I tre frammenti però in questo caso non provengono da sequestri a trafficanti illeciti, ma sono restituzioni da parte del Paul Getty Museum di Malibu e dal Metropolitan Museum di New York.

Da anni questi due musei statunitensi sono al centro dell’interesse dei Carabinieri TPC perché troppe opere d’arte italiana sono giunte nelle due istituzioni in circostanze poco chiare. Le indagini nel corso degli anni hanno portato i due musei a restituire opere eccezionali come il Cratere di Euphronios e la Venere di Morgantina.

boscoreale
Maschera teatrale dipinta su uno degli affreschi di età romana sequestrati dai Carabinieri TPC

Tra i protagonisti negativi della mostra emerge anche il collezionista giapponese con base a Ginevra Noriyoshi Horiuchi, al quale sono stati sequestrati ben 347 reperti provenienti dal mercato illecito italiano. Questo samurai dell’arte rubata collezionava oggetti d’arte etrusca, preromana e magnogreca: i bronzetti etruschi, il vaso attribuito al Pittore di Baltimora e gli altri vasi in ceramica apula e attica esposti in mostra sono prima passati dalle mani di questo collezionista compulsivo.

L’esposizione prosegue con la presentazione di opere d’arte rinascimentale tra cui opere del Guercino e del Garofalo. Perché l’arte rubata non è solo antica, ma è anche medievale, rinascimentale e moderna. I Carabinieri sono attivi su tutti i fronti per contrastare il traffico illecito di opere d’arte.

Per saperne di più sulla mostra, orari e modalità di visita qui c’è il link sul sito dei Musei in Comune. La mostra ha dato origine ad un bel catalogo completo sia di saggi che di schede relative alle singole opere.

 

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