consigli di scrittura per il web

10 anni di archeoblog – consigli utili di scrittura per il web

Generazione di archeologi compie 10 anni

L’8 ottobre del 2008 aprivo il blog generazione di archeologi.

Più per caso che per una reale motivazione, lo ammetto.

my first blog post
my first blog post

Il primo post, manco a dirlo, era l’incipit di un racconto che avevo scritto per partecipare ad un concorso letterario. Non so che fine abbia fatto quel concorso, quel che so è che da quel momento ho cominciato ad avere il mio blog di archeologia. Il mio archeoblog.

All’epoca eravamo veramente pochi in Italia. Pochi, assolutamente slegati e non in grado di comunicare.

I problemi all’epoca erano la battaglia contro le archeobufale – come oggi del resto – e la necessità di creare una rete di informazione archeologica che andasse oltre il semplice comunicato stampa nudo e crudo che girava per il web ogni volta che veniva organizzata una mostra o che si faceva una scoperta archeologica interessante. Il web era pieno di contenuti sempre uguali, mancavano voci in grado di commentare quei contenuti, creandone di nuovi, più approfonditi e affrontati con cognizione di causa.

Finalmente i blogger scoprirono i social. Fu soprattutto twitter la molla che consentì di costituire una prima rete. Chi scriveva di archeologia online cominciò a trovarsi, a seguirsi, a discutere di tematiche comuni, a creare dibattito. Quella tra il 2011 e il 2014 fu la stagione più bella e feconda, e sono contenta di averla vissuta con eccellenti compagni di viaggio. Il dibattito andò spostandosi dalle fake news al lavoro dell’archeologo, dal ruolo dell’archeoblogger al ruolo dei musei nel web 2.0 e sui social. Sullo sfondo il leitmotiv di sempre: la comunicazione dell’archeologia. Come, dove, in che termini farla? Con quali mezzi? Non si rischia che rimanga fine a se stessa e autoreferenziata?

blog di archeologia
Io al lavoro su un museumblog

Le domande di allora sono le stesse di oggi. Il processo è lungo e tortuoso e soprattutto investe musei, parchi archeologici, istituzioni culturali in genere. I social, croce e delizia, se da un lato mettono a nudo la difficoltà dei musei e delle istituzioni culturali di dialogare con il pubblico, dall’altro permettono di conoscere quel pubblico che attraverso recensioni o feedback alla nostra presenza online ci dice cosa pensa e cosa vorrebbe. Difficile, difficilissimo riuscire a capire il proprio pubblico, difficile decidere a priori a chi vogliamo rivolgerci, ancor più pretenzioso e complicato voler conquistare il “non pubblico” ovvero quella fetta di popolazione alla quale non interessa minimamente entrare in un museo o in un sito archeologico.

100 di questi archeoblog

I blog di archeologia sono tanti, ormai, in Italia. Alcuni funzionano bene, altri meno. Alcuni si pongono come portali, altri continuano a mantenere la loro veste di blog tradizionale. Alcuni studiano strategie, temi, calendario editoriale e presenza sui social, altri improvvisano. Dall’alto dei miei 10 anni, senza nessuna boria, né con la barba bianca del guru (anche perché son donna, e la barba non mi si addice), voglio dare alcuni spunti di riflessione e di buone pratiche. Cose che ho imparato sulla mia pelle, e che potete riscontrare risalendo indietro nell’archivio di questo blog.

Consigli di scrittura per il web
Consigli di scrittura per il web che ho imparato in 10 anni di blogging

1) Pubblica contenuti originali

Non serve a niente e a nessuno intasare la rete con l’ennesimo comunicato stampa copiato pari pari da un’agenzia o inviato da un museo: aggiungi qualcosa di tuo, commenta la notizia, informa il tuo pubblico sul perché è importante quella notizia. Approfondisci e crea un contenuto originale e insostituibile: i risultati arriveranno, perché i lettori sapranno che sul tu blog possono trovare informazioni utili e interessanti, che vanno oltre il mero comunicato stampa.

Precisazione: il comunicato stampa è utilissimo, fondamentale: ma per un archeologo che scrive di archeologia su un blog è la base di partenza per approfondire l’argomento: l’archeoblogger sa di che si sta parlando e se non conosce a fondo l’argomento sa però dove trovare le fonti giuste per approfondire. Se poi quelle fonti le cita, ancora meglio: ne va dell’autorevolezza del suo contenuto.

2) Sei un archeologo, quindi studia!

Approfondiamo il punto 1. Tu archeologo blogger, rispetto ad un giornalista hai una marcia in più: anche se non sei uno specialista di quel dato argomento, sai a quali fonti puoi far riferimento per trovare delle informazioni utili e spendibili per approfondire la notizia di partenza. Questo aspetto farà bene anche alla tua reputazione online: se i lettori scoprono che in te possono trovare approfondimenti utili, torneranno più volentieri a leggerti e diffonderanno essi stessi il tuo post; se lavori bene in questo senso puoi creare una tua community di lettori e sostenitori: ma guai a deluderli!

library
Lo studio è parte fondamentale della formazione e dell’aggiornamento continui del comunicatore archeologo. A chi di noi non piace andare in biblioteca?

E poi, parliamoci chiaro: a quale archeologo non piace fare ricerca? Quale archeologo non si esalta a cercare notizie e approfondimenti? Ecco, il piacere che ci procura fare ricerca nel nostro essere archeologi nel quotidiano, riportiamola anche nel nostro lavoro di comunicatori di archeologia. Perché è questo che di fatto vogliamo fare.

3) Segui le regole del blogging e dei social, ma non perdere di vista te stesso

SEO
SEO, croce e delizia di ogni blogger

Negli anni il web 2.0, così come quello social, si è evoluto ed è tuttora in costante cambiamento, tra algoritmi che diventano sempre più criptici e regole di lettura di Google che ci mettono ogni volta sempre più in difficoltà. Come reagire a questi mutamenti continui che ogni giorno minano i risultati del nostro lavoro?

Non possiamo sfuggire alle basilari regole della SEO, che non è un mostro mitologico, per quanto se lo fosse vorrei trafiggerlo con una spada avvelenata, ma un insieme di accorgimenti che fanno sì che il mio post sia letto, individuato e riconosciuto da Google il quale a sua volta farà sì da renderlo raggiungibile a chi cerca proprio l’argomento di cui stiamo parlando.

Le poche regole si possono riassumere in pochi caratteri essenziali:

  • Titolo, argomento e parola chiave univoca; lo so, il titolo ad effetto piace tanto anche a me, ma Google lo penalizza e siccome non mi posso permettere di condurre una battaglia contro i mulini a vento – e soprattutto voglio che il mio post sia letto, altrimenti è inutile il lavoro che ho fatto – farò in modo di usare un titolo che faccia capire immediatamente di che si sta parlando. Il titolo ad effetto posso usarlo sui social, magari, se proprio non riesco a farne a meno;
  • Un riassunto efficace che appaia immediatamente sotto la url quando si fa la ricerca su Google: in questo modo anche il lettore capisce che sta cercando proprio quell’argomento e che sul mio post può trovarlo.
  • Uso efficace di titoli e di immagini adeguatamente nominate e descritte. Si tratta di un lavoro che va oltre la semplice scrittura (semplice, si fa per dire) perché va a toccare anche la struttura interna del post senza necessariamente dover avere competenze da webmaster (su questo almeno possiamo stare tranquilli). L’importante è non snaturare il proprio contenuto, ma usare qualche piccolo accorgimento per renderlo più appetibile agli occhi di Google. Perché, che ci piaccia o no, è Google che decide se il nostro post raggiungerà più persone oppure no. I social sono utili casse di risonanza, certo, ma non assicurano la lunga durata del successo di un post. Solo l’indicizzazione su Google lo consente.
  • Parole chiave efficaci. Mentre scriviamo poniamoci una domanda: cosa cercherei io su Google per trovare proprio questo post che sto scrivendo? Ecco, la chiave di ricerca è costituita dalle parole che scrivo nella barra di ricerca di Google. Fare quest’esercizio ci permette intanto di delineare meglio lo scopo del nostro testo, e poi di porci anche dal punto di vista del nostro lettore: un punto di vista di non poco conto, visto che è a lui che ci rivolgiamo.
  • Scrittura a blocchi. Anche l’occhio vuole la sua parte, dunque per invogliare il lettore a ultimare la lettura dovremo usare oltre a immagini e grafiche accattivanti, anche accorgimenti che non stanchino la vista: l’uso di paragrafi e di elenchi puntati, per esempio, è una strategia vincente che rende gradevole la lettura, preferibile all’avere un unico lunghissimo blocco di testo

le basilari regole della SEO

Un discorso a parte, ma non così distante, merita il linguaggio. Mi sono spesso spesa negli altri post dedicati all’archeowebwriting sull’importanza di utilizzare un linguaggio semplice, ma non banale, un linguaggio che sappia tradurre l’archeologhese delle pubblicazioni scientifiche in un articolo comprensibile da mia madre, da mia sorella, dal mio vicino di casa e perché no, anche da un giovane che sia interessato all’archeologia. La regola numero uno del comunicatore è far capire ai suoi interlocutori ciò di cui sta parlando.

Il comunicatore non è colui che dice bene le cose, ma colui che sa farle capire

4) Progettualità, costanza, reputazione: le 3 regole fondamentali

blogging everytime
Stabilire un calendario editoriale è necessario per … non ridursi all’ultimo

Scegli da principio quale taglio dare al tuo blog, se specifico su un settore dell’archeologia, se generalista, se di attualità o di commento, scegli da principio categorie e sezioni, struttura interna e motivazioni. Non deve necessariamente rimanere tutto fisso e immutabile per sempre (se scorri indietro l’archivio di questo blog, vedrai che ho cambiato più volte taglio e direzione: del resto, in 10 anni…), ma avere un’idea di partenza di ciò di cui si vorrà parlare è un buon inizio. Progettualità vuol dire anche darsi una programmazione e un calendario editoriale da rispettare: ogni quanto voglio pubblicare? Sempre sullo stesso tema o voglio alternare più temi per dare più varietà e attirare così – si spera – anche altri lettori? Sei tu che decidi il ritmo dell’aggiornamento del tuo blog: con un’accortezza: più sei regolare più saranno regolari con te i tuoi lettori fissi.

Questo secondo aspetto ha a che fare con la costanza, ovvero con la tua capacità di pubblicare con una certa periodicità, che decidi tu stesso, i tuoi contenuti. La periodicità che scegli dev’essere sostenibile, regolare: non puoi pubblicare tre post tre giorni di fila e poi più nulla per un mese, poi di nuovo due post ravvicinatissimi e di nuovo niente per un lungo periodo di tempo. Cioè, intendiamoci, lo puoi fare: ma poi non ti lamentare se nessuno ti legge. L’archeoblogger che vuole davvero, con i suoi contenuti, dare un contributo alla comunicazione dell’archeologia, non può più permettersi il lusso di dire “non mi sento ispirato“: non stai aggiornando il tuo diario segreto, piuttosto dovresti prepararti un calendario editoriale, in modo da avere quanto meno un’idea dei temi da affrontare post dopo post.

 

Ne va della tua reputazione: un blogger che pubblica periodicamente contenuti interessanti guadagna agli occhi dei suoi lettori una buona reputation – per dirla con Google –  ovvero ne ha un ritorno positivo in termini di credibilità e autorevolezza. E si torna a ciò che dicevo prima: i tuoi lettori fissi sono la prima base della tua community, e sono una base da incrementare sempre di più.

5) Fai rete, non fare la guerra (dei poveri)

La guerra dei blog
Fai rete, non fare la guerra

Non conosco nessun archeoblogger che sia divenuto milionario, e soprattutto non conosco nessuno che sia divenuto milionario per aver lavorato totalmente da solo nel mondo del web 2.0 e dei social. Fare rete, in un ambito ristretto come il nostro è fondamentale. Non per nulla da lavori di rete tra blogger sono nate almeno due splendide esperienze, archeostorie e archeosocial, che in entrambi i casi hanno dato vita a due libri importanti per chi, da universitario, si avvicina al mestiere dell’archeologo in tutte le sue forme.

Nel nostro piccolo mondo, poi, non ha neanche senso farsi la guerra. Per cosa, poi? Per qualche like in più? Si perde di vista il valore essenziale, che va oltre e trascende il ruolo di ciascuno di noi come comunicatori, innanzitutto, e come archeologi. Qualche anno fa abbiamo vissuto una bella stagione di dibattito sano, privo di polemiche sterili. Sarebbe opportuno ritornare a quell’epoca, invece che chiudersi ciascuno nella propria torre d’avorio.

Dopo aver lanciato quest’ultimo monito da vecchia zia della Rete vado a spegnere le 10 candeline. Tanti auguri a me, e tanti auguri a quanti fanno ogni giorno della comunicazione dell’archeologia la propria missione.

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