porta di mare federico lambiti

Federico Lambiti, Porta di Mare

“Ciao! Io mi sono laureato in archeologia.”

“Bravo! E su cosa hai fatto la tesi?”

“Su Policastro Bussentino, dove ho scavato con l’Università.”

“Ganzo! E cos’hai studiato in particolare? I materiali? Le stratigrafie? Archeologia dell’architettura?”

“Oh no, niente di tutto questo: ho scritto un romanzo storico.”

Porta di Mare: tesi di laurea e romanzo storico

Ebbene sì. “Porta di Mare”, pubblicato per i tipi de All’Insegna del Giglio, è la tesi di laurea di Federico Lambiti. Un romanzo storico ambientato in una Policastro Bussentino martoriata dalle incursioni saracene del XVI secolo. Incursioni violente, con distruzioni e incendi e morti a centinaia ogni volta.

Una storia che, oltre che essere raccontata nelle fonti documentarie del tempo, è stata confermata e restituita nella sua più immediata crudezza dal dato archeologico emerso nel corso delle campagne di scavo condotte dall’Università degli Studi di Genova, Cattedra di Metodologia della Ricerca Archeologica (prof.sa Silvia Pallecchi). Campagne di scavo che hanno portato in luce stratificazioni, materiali, rapporti stratigrafici che letti e interpretati hanno consentito di ricostruire la storia di un quartiere di Policastro.

Il metodo è tutto. Anche per un romanzo

porta di mare federico lambiti
Federico Lambiti, Porta di Mare, All’Insegna del Giglio Editore

L’interpretazione dei dati, in archeologia, è tutto. L’archeologia non è una scienza esatta, ma si basa sul dato reale per ricostruire storie e contesti. Ovvio, più si fanno dialogare tra loro più tipi di fonte e più dati basati su analisi, queste sì, scientifiche, più la ricostruzione sarà verosimile (per approfondire questo argomento vi consiglio di leggere un altro romanzo, non storico, questa volta, ma Quasi Giallo, di titolo e di fatto, di Enrico Giannichedda).

Poi, c’è un’altro aspetto da tenere in considerazione: la pubblicazione dei dati, e dunque, non secondaria, la comunicazione.

Gli spazi delle pubblicazioni scientifiche sono le monografie o gli articoli in riviste scientifiche che riempiono biblioteche universitarie e di istituti di archeologia, ma rimangono circoscritte ad una ristretta cerchia di lettori. Per parlare al resto del mondo, alla comunità locale prima di tutto, ma anche ad altri che potrebbero essere (perché no?) interessati a sapere qualcosa sul passato del luogo in cui si trovano, per esempio, in villeggiatura (magari al mare, proprio come nel caso di Policastro).

Ecco che, dalla ricerca di una forma di comunicazione che possa raccontare al pubblico i risultati di anni di ricerche archeologiche, viene fuori l’idea del romanzo storico. La scoperta dell’acqua calda? Forse, però sicuramente in questo caso la narrazione si stende come una pellicola sull’analisi del dato archeologico, lo interpreta e lo racconta. Diciamo sempre che l’archeologia è di per sé racconto, di per sé narrazione. Parliamo tanto di storytelling in archeologia. Il romanzo storico è la forma più classica di storytelling.

Policastro Bussentino. Foto: Fabio Miceli

Nell’introduzione al romanzo, la prof.ssa Pallecchi spiega sia gli intendimenti che il metodo: compaiono personaggi realmente esistiti, documentati dalle fonti ad essi contemporanee, così come le drammatiche vicende, gli assalti pirateschi, le distruzioni della cittadina sono realmente avvenute, testimoniate da fonti documentarie e dal dato archeologico. Federico Lambiti non ha fatto altro che mettere insieme i pezzi, farli dialogare tra loro, e inserire in questa cornice storica e archeologica molto articolata e complessa i dialoghi e le descrizioni dei personaggi: ciò che rende vivo un luogo che ha vissuto nel passato.

Nella lunga introduzione Silvia Pallecchi fornisce comunque tutti i ragguagli archeologici del caso: ci spiega che alcune scene sono ambientate in luoghi scavati dall’équipe di ricerca dell’Università di Genova, dunque sono descritte tenendo conto pedissequamente dei dati archeologici. Si può dire che Porta di Mare è il punto di arrivo di un lavoro di ricerca di squadra. Sempre l’introduzione della prof.ssa Pallecchi ci fa capire quanto nel romanzo i dati siano disseminati con naturalezza. Ma niente, nessun oggetto è citato a caso. Tutto viene da dati di scavo.

Federico Lambiti, come archeologo, ha fatto un lavoro di collazione dei dati, come si chiede di fare a qualsiasi ricercatore, a maggior ragione per uno studente alle prese con una tesi di laurea. Come scrittore, ha dimostrato di essere un acuto osservatore e descrittore: molto puntiglioso nei dettagli, ci porta con sé sulle mura di Policastro insieme a Cono, il protagonista, e ci fa soffrire con lui, con i suoi fantasmi, con la sua paura e la sua determinazione. Tutti sentimenti, questi, che certo il dato archeologico non ci può restituire. Ma che fanno la differenza tra una descrizione storica e una narrazione.

Qualche nota bibliografica sugli scavi di Policastro e su Porta di Mare

Raccontare l’archeologia, a cura di Silvia Pallecchi, All’Insegna del Giglio Editore

Porta di Mare non ricostruisce la vita di un insediamento a caso, ma di un quartiere abitativo in corso di scavo dalla Cattedra di Metodologie della Ricerca Archeologica dell’Università di Genova, di cui Federico Lambiti è studente. Pertanto mi pare doveroso segnalare un minimo di bibliografia sugli scavi archeologici di Policastro:

  • Idee per Policastro, Arch_Lab: laboratori congiunti di Archeologia e Architettura, A. Giachetta et al. , Firenze 2016
  • Raccontare l’archeologia. Strategie e tecniche per la comunicazione dei risultati delle ricerche archeologiche, S. Pallecchi (a cura di), Firenze 2017

PS:

Infine, una nota personale. Federico Lambiti e io, pur condividendo alcuni luoghi, come  l’Università di Genova (dove entrambi abbiamo studiato, seppur in decadi differenti) e San Bartolomeo al Mare (IM) (dove Federico ha scavato, nella mansio del Lucus Bormani, sul cui sito sorge la mia scuola elementare), non ci eravamo mai incontrati, finché l’anno scorso non ci ha messo in contatto la carissima amica e archeologa Valeria Di Cola la quale, sapendo delle mie origini e della mia passione per la scrittura creativa, non ha avuto dubbi: Federico mi ha parlato del suo progetto Porta di Mare l’anno scorso a Light 4 Pompei e da subito ne ho apprezzato l’idea e i contenuti. Federico inoltre è uno degli autori dei racconti di Archeoracconto, che a breve vedrà la e-pubblicazione del 4° volume…

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