#Light4Pompei: una notte, tante notti illuminate a Pompei

Pompei, Porta Marina. Il tramonto dietro il Vesuvio

Il sole, a Pompei, tramonta da qualche parte dietro il Vesuvio. La cresta montuosa si incendia per un attimo, poi all’intorno, scende il crepuscolo, cala la notte sulle rovine della città antica.

Pompei si addormenta nell’oscurità.

Questo succedeva fino a ieri.

#light4Pompei – Una notte a Pompei

Dall’8 luglio e fino al 24 agosto il Parco Archeologico di Pompei apre la sera con un percorso illuminato, emozionale, suggestivo e, non ultimo, divulgativo, che da Porta Marina giunge al Foro di Pompei e consente l’esplorazione al chiaro di luna e delle stelle degli edifici che vi si affacciavano: il macellum, con le sue pareti affrescate, la porticus di Eumachia, il tempio del Genius Augusti, il capitolium. Si chiama “Una notte a Pompei.

Sul sito campaniabynight.it saranno forniti tutti i dettagli delle serate: info, costi, ecc. La manifestazione si inserisce infatti all’interno del calendario di “Campania by night. Archeologia sotto le stelle” promosso dalla Regione Campania. Si parte da sabato 8 luglio, poi le serate privilegiate sono il martedì e il giovedì dalle ore 21, e il pubblico sarà diviso in gruppi di 50-60 persone. Si prevedono grandi numeri, e non ho ragione di dubitarne.

Il tempio del Genius Augusti, affacciato sul foro di Pompei, illuminato

L’illuminazione di Pompei, realizzata da Enel Group per il Parco Archeologico, è un altro passo nella direzione della valorizzazione della città antica, da sempre nell’occhio del ciclone per ogni piccola pietra che si stacca da un muro. Ci fu una stagione, abbastanza lunga per la verità, qualche anno fa, in cui quotidianamente usciva la notizia di un nuovo crollo. Pompei era diventata il simbolo di un’Italia in rovina, di tutto il patrimonio culturale e archeologico abbandonato al degrado. Sarebbe interessante, al netto del reale stato di conservazione, manutenzione e valorizzazione dei luoghi, analizzare l’impatto mediatico che ebbe questo tormentone, fatto sta che proprio Pompei è divenuta il simbolo di una ripartenza.

Il foro di Pompei illuminato per #light4Pompei. Credits: Enel Group

Andando per sommissimi capi, dapprima il Grande Progetto Pompei e OpenPompei (di cui a suo tempo parlai qui), da ultimo il percorso di accessibilità ampliata “Pompei per tutti”, studiato per il pubblico con disabilità motoria ma, vi assicuro, comodissimo per chiunque (in primis per le mamme coi passeggini) e oggi “Una notte a Pompei” sono la risposta in termini sia di fatti che di impatto mediatico per scrollarsi di dosso quel marchio che pesa sul parco archeologico come un macigno.

Proprio su quest’aspetto ha puntato all’inaugurazione il Ministro del MiBACT Dario Franceschini davanti ai giornalisti e agli archeoblogger presenti il 3 luglio al tramonto. Lui e il direttore di Pompei Massimo Osanna, al grido di “Pompei è una sfida vinta” hanno fatto notare i tanti passi avanti compiuti negli ultimissimi anni nella direzione della valorizzazione sia attraverso l’apertura verso un maggiore pubblico che con i continui restauri e riaperture di domus e di edifici visibili lungo via dell’Abbondanza e in altri quartieri della città antica. Non c’è valorizzazione, infatti, se prima non si pensa alla tutela.

un affresco dal macellum di Pompei illuminato e inserito nel percorso di visita notturna

Con il lento avanzare delle tenebre il sito si è illuminato ed è partita la visita lungo il percorso acceso. Dico acceso, perché non si tratta solo di camminare tra rovine e colonne illuminate. Come anticipato prima, in alcuni edifici, nei quali si può entrare, una voce narrante interpreta un personaggio e un racconto: monologhi e dialoghi semplici che restituiscono l’atmosfera, ricreando contesti di vita quotidiana di vario tipo, dalla bottega del panettiere all’intimità della casa nella domus di Trittolemo, al culto nel tempio di Apollo e nel Capitolium, al mercato nel macellum. Infine, una proiezione di immagini 3D sulla parete della Basilica ci vuole catapultare in alcuni luoghi simbolo di Pompei, come la pittura di giardino della Casa del Bracciale d’Oro, per fare un esempio.

In sostanza, c’è qualcosa di più che quattro lampadine accese. Non si tratta solo di una nuova illuminazione, ma di un progetto completo, un percorso integrato visivo e sonoro, che ha richiesto la collaborazione e il dialogo di più competenze.

Quale pubblico per le notti di Pompei?

La visita, della durata di circa un’ora, vuole essere innanzitutto un percorso suggestivo ed emozionale, in cui le singole voci narranti si sommano a costruire un racconto corale.

Oltre a quest’aspetto, occorre soffermarsi sull’aspetto tecnologico e sostenibile: l’utilizzo di led a basso consumo e di tecnologie sonore e visive sono il risultato di un lavoro di progettazione e di innovazione in cui Enel e CNR IBAM hanno lavorato a stretto contatto. Il risultato finale del percorso è dovuto al lavoro congiunto delle due istituzioni.

A chi piaceranno le notti di Pompei? A tutti, semplicemente. Per un motivo molto semplice: la suggestione data dalle rovine illuminate è oggettiva e universale, non si può rimanere insensibili davanti al podio del capitolium che contrasta con l’ombra nera del Vesuvio laggiù in fondo, né alla silhouette del Centauro di Mitoraj nel foro che si staglia in controluce. Il percorso guidato dalle voci, per chi le vuole ascoltare, rende l’esperienza immersiva ed è un modo di far fruire i luoghi archeologici che piano piano sta prendendo piede (si pensi, con le debitissime differenze, ai percorsi nel Foro di Cesare e di Augusto a Roma) proprio per la sua volontà di coinvolgere, raccontando. Non è questa la sede per fare un confronto e infatti non lo farò, ma utilizzo questo termine di paragone proprio per dire che questa tendenza nel comunicare l’archeologia si sta affermando.

Il capitolium del foro di Pompei illuminato si staglia contro la sagoma nera del Vesuvio

In conclusione, una buona occasione di valorizzazione, sempre perfezionabile naturalmente: come la regolazione degli audio delle singole voci, che in alcuni punti si sovrappongono. A una visita del genere, basata molto sulle emozioni, sarà buona cosa poter affiancare una guida che completi le suggestioni delle voci narranti con un inquadramento più didascalico (che male non fa, soprattutto a chi visita Pompei per la prima volta).

PS: ringrazio l’archeologa Valeria Di Cola per essere intervenuta all’inaugurazione: il commento sulle voci narranti di #light4Pompei nasce da un confronto avuto con lei (la visita per la stampa, cui ho preso parte io, è stata molto veloce e non c’è stato modo di soffermarsi sui singoli monologhi, cosa che invece è stata possibile nel corso della visita per gli “ospiti”). Di Cola sta scavando con un gruppo di studenti dell’Università di Genova guidati dalla professoressa Silvia Pallecchi proprio a Pompei: se i riflettori sono tutti puntati sulla valorizzazione, la ricerca per parte sua non si ferma, ma anzi procede attraverso la formula dello scavo didattico, che forma la futura generazione di archeologi. Generazione che voglio vedere capace, finalmente, di fare archeologia dall’inizio alla fine, dalla ricerca alla comunicazione, fine ultimo (non mi stancherò mai di dirlo) del nostro lavoro.

il capitolium di Pompei

Postilla

Accennavo più sopra alla presenza di archeoblogger all’inaugurazione del percorso #light4pompei. In effetti, se ho scritto questo post è perché ero presente, invitata da Enel Group insieme ad Antonia Falcone e Giovina Caldarola per l’Italia e a Donna Yates, archeoblogger anglosassone, per raccontare in diretta l’evento. Con l’hashtag abbiamo come sempre svolto il livetwitting dell’evento portando all’attenzione del pubblico dei social ancora una volta Pompei (già all’inaugurazione della mostra Pompei e i Greci eravamo intervenute, invitate da Electa, proprio per raccontare su twitter, instagram e facebook la mostra in anteprima). Qualcosa sta cambiando nel panorama della comunicazione dell’archeologia: finalmente gli archeologi, i blogger di archeologia stanno facendo sentire la loro voce divenendo parte attiva della comunicazione degli eventi culturali. Non posso che essere felice di questa svolta. E sarei felice che tutti gli archeoblogger, perché siamo un nutrito gruppo, non solo due o tre, fossero compatti nel rivendicare un ruolo che di fatto appartiene loro.

Un grazie sentito, perciò, a Enel Group per avermi dato l’opportunità di presenziare e di raccontare in diretta via twitter e ora sul blog un evento di tale portata. Sono contenta di scoprire che un grande brand, molto attivo sui social, ha avuto la sensibilità di puntare sulla comunicazione social coinvolgendo gli operatori più in grado, per formazione e competenza, di cogliere il senso e la portata dell’evento.

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