Storie nascoste nei depositi di Paestum – La tomba della Finanza

Storie di uomini e di donne, storie di corse di carri, di demoni alati, di combattimenti tra grifi e altre figure fantastiche; storie di uomini che si stringono la mano, di cagnolini di razza maltese e di cavalli bardati. Sono le storie della società lucana che viveva a Paestum alle soglie della romanizzazione, storie rappresentate sulle pareti delle loro tombe a camera, quand’erano particolarmente lussuose, o più semplicemente in cassa di pietra, le cui lastre, però, non erano meno dipinte.

La tomba del Tuffatore
La tomba del Tuffatore

La più nota delle tombe di Paestum, del 480 a.C., quindi più antica della storia che voglio raccontare, è la Tomba del Tuffatore, che fa bella mostra di sé, smontata e leggibile oggi come un libro, in una sala a sfondo verde del Museo Archeologico Nazionale di Paestum. Nelle sale seguenti del museo, poi, c’è una successione continua di lastre appartenenti a tombe a cassa provenienti dal territorio: vi troviamo rappresentati sopra cavalieri, banchettanti, corse di cavalli: si animano scene sul fondo bianco delle lastre, mentre le figure, tratteggiate veloci, ma con cura, rivelano dettagli di grandissima vitalità e modernità. Predominano i tratti del rosso e del nero, gli incarnati degli uomini sono rosa, delle donne bianchi, cornici e decorazioni simboliche sono anch’esse in rosso e nero.

Se le lastre tombali esposte in museo danno già un’idea della concezione che avevano dell’aldilà i Lucani, e delle loro capacità artistiche, le lastre e le tombe custodite nei magazzini del museo di Paestum ne ampliano a dismisura la percezione. Centinaia di lastre stanno qui sotto, al di sotto del pavimento del museo, al di sotto delle lastre esposte, in attesa di fare anche loro la loro parte, di raccontare anch’esse la loro storia.

In occasione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum 2017 ho avuto l’opportunità di partecipare ad una visita guidata proprio nei magazzini del museo. Le cose che ho scoperto sono favolose.

Innanzitutto, ti accoglie una tomba monumentale, a camera: è la Tomba della Finanza, così chiamata perché scoperta nel 1972 dalla Guardia di Finanza mentre, al porto di Taranto, stava per lasciare l’Italia.

Un cane di razza maltese in groppa ad un cavallo: indica il rango sociale elevato del proprietario della tomba
Un cane di razza maltese in groppa ad un cavallo: indica il rango sociale elevato del proprietario della Tomba della Finanza

È una stanza con tutte le pareti dipinte; sul lato di fondo un giovane, il defunto proprietario della tomba, stringe la mano ad un anziano con la barba, forse un antenato che lo accoglie nel mondo degli Inferi. Su uno dei lati sono rappresentati due cavalli che trasportano materiali vari, simbolo della ricchezza della famiglia del giovane, cui si aggiunge, per ribadire il concetto, la presenza sulla groppa del cavallo, di un cagnolino di razza maltese, vero e proprio status symbol: e io me la vedo proprio, la moglie del proprietario della tomba passeggiare per Paestum col cagnolino al guinzaglio! Sull’altro lato una donna offre un oggetto ad un uomo a cavallo, probabilmente per fare libagioni, mentre alcuni servitori, di dimensioni ridotte rispetto agli altri personaggi, si avvicendano sulle varie pareti. Si evidenzia ulteriormente il ruolo sociale dell’individuo, un cavaliere in una società che sta entrando nella sfera culturale romana (in quella politico-amministrativa vi è già) ma che vuole mantenere i caratteri propri dell’autorappresentazione lucana nella sfera privata della morte.

Tomba della Finanza. Il defunto tende la mano verso un uomo anziano con la barba, forse un antenato.
Tomba della Finanza. Il defunto tende la mano verso un uomo anziano con la barba, forse un antenato.

Colori ancora vividi, l’unica disgrazia che ha avuto questa tomba è stata quella di essere scoperta da scavatori clandestini, smontata dal suo luogo di origine, che rimane sconosciuto, e privata del ricco corredo che doveva avere e che avrebbe raccontato ancora più aspetti della vita della Paestum-bene del III secolo a.C. Una storia, la sua, che purtroppo ci viene raccontata a metà, perché non conosciamo la necropoli di pertinenza, perché non sapremo mai, non avendo gli oggetti del corredo, quali contatti potesse avere, né di quali oggetti amasse circondarsi in vita, e in morte. Un intero patrimonio di conoscenze che ci è sottratto per sempre.

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