Che cos’è il Marchio del Patrimonio Europeo e perché è importante che l’Italia sia rappresentata

Il 31 marzo 2020, nel momento più nero del lockdown, una notizia ha rischiarato il mio tragico smartworking e, soprattutto, ha illuminato uno dei più importanti Luoghi della Cultura italiani: l’assegnazione del Marchio del Patrimonio Europeo – Europe Heritage Label – all’Area archeologica di Ostia antica.

Cos’è il Marchio del Patrimonio Europeo

Il Marchio del Patrimonio Europeo – European Heritage Label – è un riconoscimento che la Commissione Europea – Direzione Generale Istruzione e Cultura – assegna a Siti culturali del territorio europeo che incarnino i valori fondanti dell’Unione Europea (quindi i valori dei Diritti dell’Uomo) e i valori dell’Europeicità (valori storici, geografici, di tradizione, di legami). Possono partecipare siti, siti diffusi (ovvero insiemi di siti che abbiano un filo conduttore comune) ma anche oggetti simbolici – ad esempio la Carta dell’Abolizione della Pena di morte di Lisbona, approvata nel 1867 o il Trattato di Maastricht.

Lo scopo del Marchio del Patrimonio Europeo è quello di valorizzare il patrimonio culturale comune migliorando la conoscenza reciproca tra i cittadini europei, contribuendo a rafforzare il senso di appartenenza all’Unione Europea e a promuovere il dialogo interculturale. Il Patrimonio culturale europeo come mezzo di comunicazione, di conoscenza, di dialogo. Non solo, ma chi si candida al Marchio del Patrimonio Europeo deve presentare un progetto sostenibile che abbia come scopo la promozione del dialogo interculturale, l’apertura a prescindere, non solo all’Europa (attraverso, banalmente, l’uso dell’inglese o delle lingue europee nella comunicazione), ma anche al territorio di prossimità. E abbiamo imparato nel 2020 quanto quest’ultimo sia importante, l’unico, il vero, il solo da fidelizzare.

Il logo del Marchio del Patrimonio Europeo

Il Marchio del Patrimonio europeo a Ostia antica

Dico la verità. Quando nel 2018 da funzionario responsabile dell’Ufficio Comunicazione del Parco archeologico di Ostia antica ho iniziato a scrivere il progetto per far concorrere l’area archeologica di Ostia antica al Marchio del Patrimonio Europeo non avevo capito la reale portata dell’evento. Non avevo capito quanta rilevanza a livello europeo avesse. In realtà oggi l’area archeologica di Ostia antica si trova al centro di una rete importante di siti europei – 48 per la precisione – di rilevante interesse per la storia dell’Europa o per il rilevante valore simbolico.

Se pensiamo alla storia dell’Europa ci vengono in mente luoghi simbolo per la costituzione della comunità europea, quindi luoghi importanti nella storia del Novecento. Difficile quindi che un sito archeologico possa fregiarsi di un simile titolo, a meno che i siti non siano l’Acropoli di Atene – dove nacque la democrazia; una grotta abitata dall’Uomo di Neanderthal (Krapina, in Croazia) – agli albori dell’umanità, altro che Europa; Carnuntum – un castrum romano sul limes renano, con tutte le sue storie di confine, di incontro e anche scontro tra l’impero e i popoli “altri”.

E Ostia?

Ostia antica non ha giocato nessun ruolo nella storia dell’Europa, così com’è intesa in senso moderno. Però in essa, nella sua storia e nelle tracce lasciate sparse in monumenti, manifestazioni artistiche, iscrizioni, nonché nella sua stessa mission – se vista come un tutt’uno con il grande Portus, il porto di Roma Imperiale, situato a pochi km di distanza dalla città a nord della foce del Tevere, si leggono una serie di valori che si possono facilmente rapportare all’Europa moderna: la circolazione internazionale di merci e di persone; l’incontro e lo scambio di merci, idee, culture e culti religiosi; la multiculturalità e multietnicità in quella che era la “porta di Roma”, dunque l’anticamera della grande megalopoli dell’antichità, l’Urbe.

E vediamoli con ordine questi punti/valori.

  • circolazione internazionale: oggi come allora Portus – che dipendeva amministrativamente da Ostia fino a che l’imperatore Costantino non la elevò al rango di civitas (decretando l’inizio del lento declino di Ostia) – era un hub internazionale: navi da ogni parte del Mediterraneo, e dunque dell’Impero, giungevano qui, il che voleva dire giungere a Roma. Il porto del resto doveva apparire magnifico e imponente ai marinai e ai viaggiatori che arrivavano dai più sperduti porti della Spagna o dell’Africa Mediterranea. Era un’anteprima della magnificenza che avrebbero poi trovato a Roma. Oggi il ruolo di hub internazionale lo riveste un altro porto, anzi aeroporto: il Leonardo Da Vinci di Fiumicino che, guarda caso, ha come limite meridionale il Molo Nord dell’antico porto di Claudio. La vocazione alla circolazione internazionale evidentemente è millenaria da queste parti.
  • incontro e scambio di merci, idee, culture e culti religiosi: strettamente collegato al tema della circolazione internazionale è il tema dell’incontro e dello scambio, innanzitutto commerciale. Questo è ben evidente a Ostia nel Piazzale delle Corporazioni: un portico su tre lati alle spalle del teatro, sul quale affacciavano in successione continua piccoli uffici costituiti da due stanzette a malapena. Ma sul pavimento di ciascuna di esse era raffigurata e iscritta a mosaico, come un’insegna, la provenienza e la professione di chi aveva la propria sede di rappresentanza lì. Abbiamo così navicularii e negotiantes (armatori di navi e mercanti) da Karalis e da Turris Libisonis (Cagliari e Porto Torres in Sardegna), da Carthago (Cartagine), da Gades (Cadice, Spagna), dalla Gallia Narbonensis, da diversi porti dell’Africa Settentrionale e da Alessandria d’Egitto: quante lingue e dialetti si saranno parlati, quanti contratti si saranno stretti, quante partite di merci saranno state acquistate nei piccoli uffici di questo porticato che, ad oggi, non ha confronti in nessuna città romana.
  • Una pluralità di culti religiosi: beh, questa non è una novità, il mondo romano è sempre stato molto aperto ad accogliere nuove divinità nel suo pantheon, per cui nelle città – Roma in primis – accanto ai templi dedicati alle divinità canoniche – il Capitolium intitolato a Giove, Giunone e Minerva – si trovavano luoghi di culto dedicati alle divinità più disparate, provenienti dai confini dell’Impero. Il caso di Iside e Serapide, di provenienza egizia, sono esemplari, per la grande popolarità di cui hanno goduto da quando l’Egitto divenne provincia romana e il culto giunse fino a Roma; ma anche il culto di Cibele, che a Roma viene chiamata Magna Mater, è esemplare: il suo culto viene introdotto a Roma alla fine del II secolo a.C. addirittura su indicazione dei Libri Sibillini per porre fine alla II Guerra Punica con l’introduzione di una divinità orientale. Simulacro di Cibele era una pietra nera che fu trasportata dal Monte Ida fino a Roma via mare. Quindi nel 204 a.C. il simulacro giunse a Ostia. E il culto suo e di Attis, a lei legato, si insediarono, tanto che presso Porta Laurentina si trova il Santuario della Magna Mater che comprende oltre al tempio di Cibele anche un sacello dedicato ad Attis.
  • Una pluralità di culti religiosi: e che dire del culto di Mitra? A Ostia c’è una concentrazione elevatissima di mitrei, i luoghi di culto stretti e bui destinati agli offici di questo culto iniziatico anch’esso proveniente dall’Oriente. Ma l’elemento più eloquente della pluralità di culti religiosi a Ostia è la presenza della sinagoga monumentale, costruita quasi in riva al mare, fuori dalle mura cittadine. Si tratta di una delle sinagoghe più antiche del Mediterraneo Occidentale e per la sua monumentalità doveva far riferimento a una comunità cospicua e anche ricca di Ostia. La sinagoga di Ostia antica è un monumento incredibilmente vivo: portato in luce 60 anni fa esatti, nel 1961, è diventata un punto di riferimento sia per la Comunità Ebraica di Roma che per l’arte contemporanea, con l’appuntamento della biennale d’arte ArteMemoria. Un monumento del passato proiettato nel presente.
  • multiculturalità e multietnicità: beh, già la presenza di una comunità di Ebrei a Ostia dalla metà del I secolo d.C. ci dà un indizio sulla presenza di gruppi etnici, oltre che religiosi, a Ostia. Ma ciò che più suggerisce una società multietnica è l’onomastica, che noi conosciamo soprattutto attraverso i nomi registrati dalle iscrizioni funerarie delle necropoli ostiensi di Porta Romana, di Porta Laurentina e di Porto all’Isola Sacra. Non solo nomi, poi, ma iscrizioni in greco, come quella sul mosaico di una tomba di Isola Sacra, sul quale è iscritta la frase Ode Pausylipon: “qui cessa ogni affanno”: sul mosaico sono raffigurate due navi che navigano verso un faro, simbolo di un porto. Il significato è duplice: qui – giunto in porto – finalmente sono al sicuro e cessa ogni affanno. Ma la frase ha una forte valenza simbolica e filosofica: con la morte cessano gli affanni della vita quotidiana.
Uno scorcio del Piazzale delle Corporazioni, luogo scelto come simbolo dei valori di scambio, circolazione internazionale, multietnicità e multiculturalità di Ostia antica

Ostia antica: un progetto vincente

Ostia antica ha ottenuto il Marchio del Patrimonio Europeo perché ha presentato un progetto innanzitutto sostenibile.

Questo vuol dire che ha puntato sulle iniziative già in atto, sui progetti già in essere, sulle prospettive future e le ha messe a sistema, leggendole tutte sotto un’unica ottica: quella della valenza europea. Sono così passate sotto quest’ottica la pannellistica bilingue con sviluppo di app (ancora non attiva) in 11 lingue; il processo di bilinguizzazione (si dice?) del sito web e anche – parzialmente – dei social; ma l’internazionalizzazione non si esprime soltanto attraverso le azioni verso il pubblico internazionale, ma anche verso gli interlocutori scientifici, università e istituti di cultura stranieri, per i quali Ostia antica costituisce il fulcro di attività di ricerca decennali. Ostia e Portus sono in effetti al centro di progetti di ricerca internazionali, e il Parco è parte attiva sia nella ricerca che nella disseminazione dei risultati.

Non c’è solo l’attenzione all’elemento internazionale. Perché l’educazione civica che il Parco archeologico in quanto istituzione culturale deve fornire deve essere trasmessa innanzitutto alla comunità locale, a quello che ultimamente viene chiamato pubblico di prossimità. Questo è avvenuto finora tramite conferenze pubbliche di archeologia e legalità, ma avviene soprattutto con le attività didattiche che, in tempi di covid, sono necessariamente diventate attività online. Il progetto “Ostia antica per la scuola” di videolaboratori e videolezioni che è stato sviluppato durante il primo lockdown del 2020 e che è andato avanti fino adesso ha cercato di dare continuità a un’attività che si era costruita con le scuole del territorio e che riprenderà non appena l’emergenza epidemiologica sarà finalmente venuta meno.

Il Marchio del Patrimonio Europeo non si ottiene e basta: va mantenuto nel tempo. Per questo è stato fondamentale presentare un progetto sostenibile i cui effetti siano misurabili nel lungo periodo e che anzi possa essere ulteriormente implementato con altre, nuove, iniziative di rete e di internazionalizzazione, secondo quelli che sono gli intendimenti della Commissione Europea e in generale dei progetti europei.

Per saperne di più:

https://www.ostiaantica.beniculturali.it/it/eventi/il-parco-archeologico-di-ostia-antica-vince-il-marchio-del-patrimonio-europeo

https://www.marchiopatrimonio.beniculturali.it/

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