basilica portuense

La Basilica Portuense

Introduzione: Portus

Portus, il Porto voluto dall’imperatore Claudio e ampliato e modificato da Traiano, sorge a nord della foce del Tevere. Nell’intenzione dell’imperatore che per primo lo volle realizzare, Claudio, doveva essere il grande sbocco di Roma sul mare, punto nevralgico per i commerci e l’arrivo di merci per la capitale. Concepito come una struttura mastodontica che unisse in sé sia le caratteristiche della funzionalità che quelle della monumentalità, doveva sostituire il porto fluviale di Ostia nel momento in cui l’ingrandimento dell’impero e l’esigenza di sfamare la capitale resero necessario pensare nuovi assetti. Il porto fu costruito lungo il litorale, all’epoca molto ritratto rispetto all’attuale (v. Convegno “Alle foci del Tevere”), con due grandi moli a Nord e a Sud che creavano un grande bacino nel quale le navi transitavano, dirette alle banchine per lo scarico delle merci. Qui un sistema di magazzini, poi sistemato definitivamente sotto Traiano, si disponeva intorno alla darsena, dalla quale con un canale trasverso il porto si collegava al Tevere risalendo lungo il canale artificiale della Fossa Traiana (a dispetto del nome, realizzata sotto Claudio). Da qui le merci risalivano il Tevere fino all’Emporio, il porto fluviale di Roma.

ricostruzione Portus
Ricostruzione di Portus: l’immagine è tratta da questo video youtube di Altair4.com

La posizione del Porto risultò essere non molto felice, sottoposta a continui problemi di insabbiamento e di venti contrari. Per risolvere il problema sotto Traiano fu realizzato un ulteriore bacino interno, esagonale, intorno al quale si concentrarono ulteriori grandi strutture per lo stoccaggio e per il ricovero delle imbarcazioni. Il bacino esagonale di Traiano diede finalmente a Roma il grande porto di cui aveva bisogno, il porto più importante e più imponente del Mediterraneo.

Il porto ha vita lunga, grandi restauri avvengono sotto i Severi, e ancora più tardi. Ma fino all’imperatore Costantino esso dipende funzionalmente e amministrativamente da Ostia. Costantino invece la eleva al rango di città: Civitas Flavia Constantia Portuensis.

L’abitato di Portus

Ancora molto poco si sa sul quartiere abitativo di Portus. Va da sé, però, che oltre alle infrastrutture legate alle attività marittime e commerciali, vi fosse anche un’area destinata a quartiere residenziale, per coloro che quotidianamente lavoravano. Ancora non si sa con esattezza dove si collocasse questo quartiere: probabilmente a Sudest del bacino di Traiano, ma mancano ancora ricerche archeologiche esaustive in grado di dare indicazioni più precise.

Se pressoché nulla si sa del quartiere abitativo di Portus in età imperiale, qualche dato in più si ha sulla Portus tardoantica. Gli scavi condotti a partire dagli anni ’90 nell’area della Basilica Portuense, compresa tra il bacino di Traiano a Est e il Canale trasverso a ovest. Qui gli scavi stratigrafici infatti hanno portato in luce una situazione complessa, fatta di modificazioni e costruzioni successive a partire dall’età imperiale fino all’alto medioevo. Già solo lo scavo dell’area della Basilica rende l’idea della complessità della stratificazione archeologica.

ninfeo portus
Il ninfeo tardoantico di Portus; sorge a pochi passi dalla Basilica Portuense, testimonia di una fase residenziale del quartiere nel IV secolo d.C.

La Basilica Portuense

La Basilica venne in luce la prima volta nel corso degli scavi della Famiglia Torlonia, mirati a recuperare opere d’arte per le proprie collezioni, nel 1865. L’edificio fu oggetto di nuovi scavi negli anni ’30 durante i lavori di bonifica del litorale romano, venne pubblicato per la prima volta nella grande opera del Lugli su Portus con una pianta redatta dal Gismondi. Infine, gli scavi stratigrafici, che hanno permesso di comprendere tutte le fasi di vita della basilica sono stati avviati nel 1991 e si sono protratti per diversi anni.

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La Basilica Portuense – Portus – Area archeologica dei Porti di Claudio e di Traiano (fonte: Maiorano, Paroli, La Basilica Portuense)

Non si sa con certezza a chi fosse intestata la basilica: l’ipotesi dei Santi Pietro e Paolo è stata smentita, ma non ha un’alternativa. Si sa però che Porto fu fin dai primi tempi del riconoscimento della religione cristiana come religione di stato, una delle diocesi più importanti.

Le fasi di vita più antiche dell’area

L’edificio della Basilica Portuense sorge su un’area che era già occupata da edifici nel I secolo d.C., risalenti perciò all’epoca in cui fu realizzato il Porto di Claudio con tutti i suoi impianti annessi. I resti più antichi venuti in luce sono infatti un tratto di basolato stradale e alcuni edifici che si collocano tra la seconda metà del I secolo d.C., quando fu impiantato il porto di Claudio (inaugurato sotto Nerone nel 64 d.C.) e il II secolo d.C. quando, con la realizzazione del bacino di Traiano qui viene realizzata una serie di edifici a destinazione probabilmente commerciale: un utile indicatore di questa fase costruttiva sono i muri rinvenuti, sfruttati poi successivamente dalla basilica, in opera reticolata (ovvero realizzata con cubilia, dalla base quadrata e la forma a cuneo per inserirsi nel nucleo della muratura, inclinati di 45° per ottenere un aspetto a rete, da cui il nome di reticolato). A questi edifici di I-II secolo d.C. appartengono dei pavimenti, ora non visibili, in opus spicatum, ovvero in mattonelle poste a spina di pesce. Questo tipo di pavimenti si ritrova anche nei magazzini traianei intorno alla darsena e affacciati sul portico di Claudio e in genere caratterizza ambienti di servizio, commerciali e per attività produttive. Questi edifici continuano ad essere utilizzati fino a tutto il III secolo, quando vengono restaurati.

basilica portuense
La Basilica Portuense oggi

La grande rivoluzione urbanistica nell’area si ha nel IV secolo. In coincidenza con la dignità di città ricevuta da Porto grazie all’imperatore Costantino, in questo settore si installa un grande complesso residenziale che in parte rioccupa, cambiandone destinazione d’uso, in parte abbatte gli edifici commerciali preesistenti. I pavimenti, in opus sectile, a tarsie marmoree, e a mosaico geometrico, che vengono realizzati, indicano proprio la nuova funzione residenziale.

Alla fine del IV secolo un nuovo edificio privato, con funzioni di rappresentanza o di culto viene costruito sull’area, comportando la demolizione di alcuni edifici preesistenti tra cui, in parte, quello residenziale. Il nuovo edificio comincia ad avere l’aspetto di un’aula a tre navate, separate da due file di colonne delle quali rimangono le impronte delle basi marmoree le quali a loro volta poggiano sulle murature più antiche rasate. Il pavimento, nell’area centrale, è un grande mosaico a tessere bianche e nere la cui cornice con motivo a intreccio correva per tutta la navata, mentre è sopravvissuto un solo piccolo tratto con una scena marina della quale si individua un pesce. Le navate laterali sono pavimentate invece in laterizi. Il rinvenimento di 63 monete data la costruzione dell’edificio al 375 d.C. circa.

Le fasi di vita della Basilica Portuense

Intorno al 430 d.C. l’aula a tre navate viene trasformata in un edificio di culto di tipo basilicale con la costruzione sul fondo della navata centrale di un’abside semicircolare affiancata sul lato ovest da un ambiente di servizio. Il nuovo edificio misura 32 m di lunghezza. Il passaggio dalla navata all’abside avviene tramite un triforio, ovvero un triplo arco del quale rimangono le basi dei plinti in muratura. Sono ricostruiti gli elevati dell’edificio, ovvero le arcate del colonnato, anche se vengono mantenute le colonne. I pavimenti in questa fase sono a mosaico bianco e nero con motivi a intreccio, mentre il pavimento dell’abside è sopraelevato. Le murature appartenenti a questa fase sono in opera listata, ovvero a filari alternati di laterizi e blocchetti di pietra (tufelli): si tratta di un cantiere di costruzione piuttosto rapido nel suo svolgersi e che ha seguito un progetto unitario. In questa prima fase la basilica è interamente rivestita da un intonaco acromo, che viene considerato come una sorta di livello “palinsesto”, sul quale si imposteranno le decorazioni successive, in concomitanza con ulteriori lavori all’interno della basilica.

Ricostruzione della Basilica Portuense nella sua prima fase come edificio di culto – V secolo (Fonte: Maiorano, Paroli, La Basilica Portuense)

Tra il 500 e il 550, infatti, nella parte centrale della basilica viene distinta l’area presbiteriale con una recinzione liturgica, la solea. Dal presbiterio si accedeva all’abside mediante due gradini. Non rimane la pavimentazione, che dobbiamo ipotizzare in marmo, mentre nelle navate era in opus sectile a tarsie marmoree di modulo quadrato di 60 x 60 cm, secondo lo schema decorativo dei quadrati inscritti uno nell’altro. A questa fase dovrebbe corrispondere il primo ciclo pittorico della basilica: nell’abside due figure vestite, maschili, che potrebbero essere ciò che resta della raffigurazione di Cristo tra 6 santi, rappresentazione che si trova in altre chiese coeve di Roma. Al di sotto di queste figure, uno zoccolo è dipinto a imitazione delle crustae marmoree (lastre di marmo) verdi entro una cornice giallo ocra e colonnine rosa venate di rosso. Questa zoccolatura si ritrova anche sui muri perimetrali, mentre nei registri superiori doveva essere rappresentata una scena narrativa: si distingueva la figura di un giovinetto inginocchiato con la mano destra alzata a coprire il volto, con indosso una tunica corta, da pastore, e un’altra figura in piedi, in veste ocra e manto azzurro. Interpretata come Sacrificio di Isacco o come una scena di martirio, dà comunque l’idea dell’importanza del ciclo pittorico narrativo che vi era rappresentato.

Nella seconda metà del VI secolo la basilica viene allungata, andando a misurare ora 39 m di lunghezza. In facciata viene realizzato un ingresso monumentale, a tre porte, di cui la centrale suddivisa in tre passaggi da colonne. Il pavimento doveva essere a tarsie marmoree: si conservano le tracce delle lastrine di marmo nella preparazione pavimentale.

Nel VII secolo si succedono interventi di restauro, di ripavimentazione, con un nuovo pavimento in opus sectile e un pavimento all’ingresso della basilica in frammenti irregolari di marmo (di reimpiego).

Nell’VIII secolo viene realizzata nella navata destra una vasca battesimale circolare, dal profilo esterno esagonale secondo una formula ricorrente nei fonti battesimali coevi. La vasca è rivestita in marmo e al centro doveva avere una colonnina. Il deflusso dell’acqua non avveniva tramite canaletta: non esiste infatti una tubazione che porta via l’acqua, ma essa percolava sul pavimento e si riassorbiva: evidentemente la rete fognaria in questo frangente è in via di dismissione, se non dismessa del tutto.

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La Basilica Portuense. Fase di VIII secolo (fonte Maiorano, Paroli, La Basilica Portuense)

A quest’epoca risale anche il primo utilizzo della basilica con funzione funeraria. Si installano infatti alcune sepolture infantili intorno al fonte battesimale, una sepoltura privilegiata, in sarcofago di marmo reimpiegato, è inserita nell’area presbiteriale, mentre in altre aree della basilica si realizzano tombe in fossa variamente rivestite di mattoni, marmi ed elementi edilizi vari.

I secoli successivi, dal X al XII, non vedono sostanziali cambiamenti, ma restauri, l’ulteriore installazione di tombe, vari interventi strutturali. Alcuni intercolumni alla fine del XII secolo vengono chiusi. A questa fase corrisponde un nuovo intervento sulle superfici dipinte. Curioso è il graffito di una nave con la vela realizzato su un pilastro appena intonacato in bianco: potrebbe trattarsi di un ex-voto, oppure del disegno realizzato da un muratore per ritrarre una delle barche che circolavano nel bacino esagonale, rimesso in funzione proprio in questo periodo.

La fine della basilica

Nel XIII secolo la basilica viene infine abbandonata e fatta oggetto di spoliazioni finalizzate al recupero di materiali edilizi per le nuove costruzioni secondo una pratica diffusa per tutto il medioevo e oltre.

Alla metà del XIV secolo un grande crollo, causato quasi sicuramente da un terremoto, fa crollare interamente le strutture della basilica. Il crollo in posto che gli archeologi hanno individuato nel corso degli scavi individua perfettamente la scansione delle arcate delle colonne. Un crollo del genere, dal punto di vista della ricostruzione virtuale dell’edificio ad opera degli archeologi, è stato fondamentale per comprendere l’assetto interno dell’edificio. Questo crollo, poi, ha fatto sì da proteggere in parte alcune porzioni del ciclo pittorico, consentendo agli archeologi di recuperarlo e ricostruirlo.

Segue un’ulteriore fase di spoliazione, poi l’abbandono definitivo dell’area, con la formazione di grossi livelli di accumulo e deposito sopra le macerie. Infine, dalla metà del XVI secolo riprendono le spoliazioni, sistematiche, realizzate mediante lo scavo di profonde fosse che vengono sostenute da muretti a secco fatti apposta per reggere la terra. Tra il Settecento e l’Ottocento gli scavi hanno la finalità, antiquaria e collezionistica, di recuperare gli oggetti di pregio antichi, sculture, arredi sacri preziosi e iscrizioni. Siamo nel momento degli scavi del 1865, i cui materiali si trovano anche, oggi, ai Musei Vaticani.

basilica portuense
L’abside della basilica portuense

Visitare la Basilica Portuense

La Basilica Portuense si trova all’interno dell’area archeologica dei Porti di Claudio e di Traiano. Solitamente è esclusa dai percorsi di visita, che privilegiano un percorso lungo e molto rilevante sia dal punto di vista paesaggistico che soprattutto archeologico. In occasione della Festa dei Musei di maggio 2018, però, sono state organizzate delle visite guidate da parte dei funzionari responsabili dell’area; tutt’ora l’area è raggiungibile, a piedi.

L’area archeologica dei porti di Claudio e di Traiano sarà aperta fino al 1 luglio dal giovedì alla domenica. L’accesso è gratuito ed è possibile partecipare a visite guidate alla scoperta del porto più importante del Mediterraneo antico. La Basilica rimane al di fuori di queste visite guidate, che non sono obbligatorie: chi vuole, può allungarsi fino là.

Bibliografia

Su Portus esistono numerose pubblicazioni; la più divulgativa e recente è il numero speciale di Forma Urbis Portus. Archeologia alle porte di Roma, 2016

Sulla Basilica Portuense si veda la monografia in due volumi La Basilica Portuense. Scavi 1991-2007, a cura di M. Maiorano, L. Paroli, Firenze 2013

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