Mattonelle di Diritto dei Beni Culturali: Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio – Parte Seconda, Titolo Primo, Capo Terzo: protezione e conservazione. Sezione III

Altre forme di protezione

Sotto questa sezione vanno quelle forme di tutela che sono talmente specifiche da non poter essere additate né come tutela stricto sensu né come conservazione. Rientrano in questa sezione conclusiva del Capo III la tutela indiretta, l’autorizzazione a mostre ed esposizioni, l’affissione di manifesti e cartelli pubblicitari, il distacco di beni culturali, la normativa in materia di studi d’artista e l’esercizio del commercio in aree di valore culturale.

Artt. 45, 46, 47

Questi tre articoli si riferiscono alla tutela indiretta. Essa, che da alcuni è chiamata vincolo di completamento, di fatto è la facoltà che ha il Ministero di prescrivere distanze e misure volte ad evitare che sia messa in pericolo l’integrità dei beni immobili, che ne siano alterate le condizioni di luce, di ambiente e di decoro. Si tratta di una norma che va ad incidere sulla proprietà privata, perché indica prescrizioni, limitando le possibilità di azione del privato proprietario sull’immobile di sua proprietà. Naturalmente il vincolo indiretto si ha nel momento in cui esiste un bene immobile già sottoposto a vincolo diretto, ovvero già dichiarato bene culturale ai sensi dell’art. 13. Della tutela indiretta si parla più diffusamente qui. All’art.46 è illustrato il procedimento per la tutela indiretta, che segue le regole dei procedimenti amministrativi come previsto dalla L 241/1990. L’art. 47 è dedicato alla notifica al proprietario delle prescrizioni di tutela indiretta e al ricorso amministrativo che il proprietario può fare per motivi di legittimità e merito; come sempre in questi casi, il ricorso non fa decadere gli effetti del procedimento impugnato, il che vuol dire che fino alla pronuncia, positiva o negativa, dell’esito del ricorso (di cui si occupa la Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio ai sensi del DPCM 171/2014) non si può intervenire sui beni oggetto della tutela indiretta in maniera difforme dalle prescrizioni fornite in sede di procedimento.

Art. 48

L’Idolino di Pesaro (Museo Archeologico Nazionale di Firenze) va in mostra a Palazzo Strozzi per Potere e Pathos (2015): scene dal dietro le quinte. Ancora più dietro le quinte c’è stata la richiesta da parte di Palazzo Strozzi e l’autorizzazione da parte del Ministero

Cambiamo totalmente genere: andiamo in museo, e parliamo di autorizzazione per mostre ed esposizioni. Bisogna distinguere innanzitutto tra mostre, quindi prestito di beni culturali mobili, nel territorio nazionale e in campo internazionale. Inoltre la norma distingue tra beni di appartenenza statale e beni di proprietà privata. Nel caso di beni di proprietà statale la richiesta è presentata al Ministero (Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio oppure Direzione Generale Musei a seconda di chi ne ha la competenza) almeno 4 mesi prima dell’inizio della manifestazione; l’autorizzazione è rilasciata tenendo conto delle esigenze di conservazione dei beni nonché delle esigenze di fruizione pubblica. Il rilascio dell’autorizzazione è poi subordinato all’assicurazione delle cose e dei beni da parte del richiedente. In caso di mostre su territorio nazionale promosse dal Ministero o con partecipazione statale, l’assicurazione può essere sostituita dall’assunzione dei relativi rischi da parte dello Stato. Inoltre il Ministero, attraverso la Direzione Generale Musei, può dichiarare il rilevante interesse culturale o scientifico di mostre o esposizioni di beni culturali, ai fini delle agevolazioni fiscali previste.

Art. 49

Come si fa a mantenere il decoro e a non danneggiare l’aspetto o la pubblica fruizione dei beni culturali immobili? Anche attraverso il divieto di affiggere manifesti pubblicitari e cartelli direttamente sugli edifici e nelle aree tutelati. Il divieto vige anche lungo le strade site in prossimità dei BBCC a meno che non vi sia diversa autorizzazione ai sensi della normativa in materia di circolazione stradale (ovvero cartelli di indicazione stradale), previo parere favorevole della Soprintendenza.

Art. 50

Il distacco di affreschi, stemmi, graffiti, lapidi, iscrizioni, tabernacoli ed altri elementi facenti parte di edifici dichiarati beni culturali è vietato senza l’autorizzazione del Soprintendente, sia che essi siano esposti o non alla pubblica vista. Stessa cosa vale per elementi decorativi, cippi e monumenti relativi alla I Guerra Mondiale.

Art. 51

Gli Studi d’artista sono una categoria particolare di beni, individuata dall’art. 11 co.1 lett. b); di essi è vietato modificare la destinazione d’uso e rimuovere il contenuto, qualora esso nel suo insieme sia stato dichiarato di interesse particolarmente importante ai sensi dell’art. 13. Stessa cosa vale per gli studi d’artista rispondenti alla tipologia a lucernario e adibiti a tale funzione da almeno 20 anni.

Art. 52

Quest’articolo regola l’esercizio del commercio in aree di valore culturale e nei locali storici tradizionali. In esso si dice che i comuni, sentito il Soprintendente, individuano le aree pubbliche aventi valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico nelle quali vietare o sottoporre a condizioni particolari l’esercizio del commercio; al tempo stesso i comuni individuano i locali, a chiunque appartenenti, nei quali si svolgono attività di artigianato tradizionale riconosciute come espressione dell’identità culturale collettiva ai sensi della Convenzione UNESCO sul patrimonio culturale Immateriale e sulla protezione e promozione delle diversità culturali di cui all’art. 7bis.

Il Comune di Pisa nel 2013 fece sgomberare le bancarelle di souvenirs da Piazza dei Miracoli, secondo quanto stabilito dall’art. 52.
credits: Controradio

 

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