Archeologia in rovina: (più di) un blog e tanti, troppi casi

Leggevo l’articolo di Repubblica di oggi segnalato dall’Associazione Nazionale Archeologi in cui si racconta l’ennesima brutta storia di malarcheologia in Italia. Questa volta a farne le spese non è tanto il patrimonio, ma l’archeologo che, impegnato sul cantiere per quei pochi miseri euro l’ora (ormai ha rinunciato da tempo alla poesia dello scavo archeologico) a rischio della salute perché altrimenti perde il contratto, alla fine, giunto ad un’età e ad una condizione familiare in cui non si può più sperare che la situazione migliori, decide di appendere per sempre la cazzuola al chiodo. Ce l’hanno costretto, anni di vessazioni hanno riempito un vaso che ormai ha traboccato. L’articolo di Repubblica racconta questa storia – e i protagonisti in negativo andrebbero denunciati dal primo all’ultimo, perché non si può tollerare un comportamento del genere nel 2011 in una società civile nei confronti del lavoratore – ma altre ce ne sono in Italia e sempre ce ne saranno, e sempre di più probabilmente. Perché le Soprintendenze, che dovrebbero tutelare oltre al Patrimonio anche le condizioni dei lavoratori, sono le prime ad essere latitanti.

L’articolo di Repubblica suggerisce un link, che segnalo qui, ad un blog, Archeologiainrovina.wordpress.com, che ne segnala a bizzeffe di deplorevoli casi di malarcheologia, sotto tutti i punti di vista. Questo, insieme ad archeologhecheresistono.wordpress, denuncia la situazione degli operatori del settore che in questo caso non sono, no davvero, gli ispettori di soprintendenza, ma tutto quell’esercito di archeologi precari che ancora ci credono e ci vogliono credere e che, consapevoli della loro formazione e della loro professionalità, non possono veder calpestati i loro diritti di lavoratori. E di lavoratrici, off course, che hanno ben altri problemi lavorativi dovuti al loro sesso, primo tra tutti la maternità e secondariamente ma non troppo (mi dispiace, ma in molti casi è così), l’essere considerate poco o nulla da chi ci ritiene ancora il sesso debole.

Associazione Nazionale Archeologi e Confederazione Italiana Archeologi sono le due realtà che attualmente in Italia portano avanti i diritti dei lavoratori nel ramo dell’archeologia preventiva. La loro attività mai come nell’ultimo anno ha portato risultati: risultati che sono articoli su testate giornalistiche, passaggi in tv e tam-tam su internet. Non porteranno risultati tangibili nell’immediato, forse, ma intanto se ne parla, e in questa società dell’immagine, dell’informazione e della comunicazione tutto fa brodo.

Buon lavoro ragazzi, e in bocca al lupo!

Un pensiero su “Archeologia in rovina: (più di) un blog e tanti, troppi casi

  1. bellissimo questo articolo come sempre, non conoscevo quelli che hai linkato ma che trovo interessanti.
    Pompei cade a pezzi ogni giorno che passa, dispiace tantissimo che il Governo non si faccia niente per difenderla mentre è pronto a buttare miliardi per costruzioni inutili come il Ponte di Messina.

    Mi piace

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