“Le orme dei Giganti” a Santa Fiora

Conclude purtroppo oggi una mostra multimediale sul megalitismo in Europa. Questo fenomeno, sviluppatosi in Europa tra il IV e il III millennio a.C. è noto ai più nelle forme di Stonehenge, dei dolmen e degli allineamenti di Carnac. Ma pochi sanno quali e quante sono le varietà di costruzioni megalitiche in Europa e nel Mediterraneo in particolare. La mostra “Le orme dei Giganti” aiuta a fare chiarezza su questo aspetto del nostro comune passato di uomini, che da poco usciti dall’età della pietra e divenuti coltivatori, stanno per scoprire i Metalli e gettare le basi del futuro sviluppo dell’umanità.

Portare Pantelleria fuori da Pantelleria.

Spiegare la peculiarità dei Sesi, le monumentali tombe megalitiche pantesche, all’interno del Megalitismo mediterraneo ed europeo. Mostrare come in ogni regione del Mediterraneo le popolazioni megalitiche abbiano dato vita ad esiti volta per volta diversi.

Ma come portare in mostra un sese di Pantelleria? Come confrontarlo con un tempio maltese, con una Tomba dei Giganti sarda, con un tumulo irlandese, con gli allineamenti di Carnac?

Data l’impossibilità evidente di riunire fisicamente in uno stesso luogo i singoli monumenti, la soluzione che i due curatori, il prof. Sebastiano Tusa della Soprintendenza del Mare e l’arch. Luigi Biondo della Soprintendenza per i Beni Culturali di Trapani, hanno trovato è stata quella di realizzare una mostra multimediale, “Le orme dei Giganti“.

Due maxischermi sovrapposti ma sfalsati. Uno, suggestivo ed evocativo ci riporta gli appunti di viaggio dell’archeologo che per la prima volta sull’isola di Pantelleria si imbatte nei Sesi, strutture megalitiche in pietra, all’interno delle quali si aprono più celle funerarie. Vediamo i rilievi del sese fatti a mano dall’archeologo, e gli appunti che egli segna, mentre scorre il giorno al suono di una musica magica. 

Questo è lo sfondo su cui si gioca poi la mostra multimediale vera e propria, l’apparato didattico/didascalico in forma di video tripartito. Su di esso scorrono i principali monumenti megalitici delle varie aree del Mediterraneo e dell’Europa interessate da tale fenomeno. Oltre ai Sesi impariamo così a conoscere e a distinguere i templi maltesi, le Tombe dei Giganti e i complessi nuragici della Sardegna, le statue stele dell’Italia Settentrionale, i monumenti delle Baleari, gli allineamenti di Carnac e i tumuli, tra cui quello famosissimo di NewGrange in Irlanda. Di ogni singolo monumento viene fornita una rapida descrizione, ne vengono delineate in pochi tratti le particolarità. Poco testo denso di informazioni: questa è la formula, mentre le immagini scorrono via con una certa velocità, per cercare di mantenere alta l’attenzione.

La location di questa mostra, che ahimé conclude oggi, è la Chiesa di Sant’Agostino a Santa Fiora, paese medievale ricco di tradizioni arroccato sui monti dell’Amiata, che merita senz’altro una visita. La scelta di Santa Fiora quale sede di questa mostra è tutt’altro che scontata: in questa parte della Toscana e in generale nell’Italia Centrale sono molto poche – per non dire nulle –  le manifestazioni di megalitismo. Ma non c’è sfida più bella che portare un’informazione particolare laddove nessuno se l’aspetta. E’ così che un argomento così estraneo ai monti dell’Amiata improvvisamente vi viene catapultato con esiti senza dubbio interessanti.

Da una collaborazione tra le soprintendenze interessate della Sicilia (che hanno realizzato la mostra), la cattedra di Archeologia Medievale dell’Università di Firenze (che ha dato l’idea di Santa Fiora quale location), la rivista Archeologia Viva (che si è preoccupata di promuovere l’evento,  organizzando anche un convegno che si è svolto ieri) e il comune di Sant Fiora (che si è dimostrato particolarmente attento alla conservazione e alla promozione della cultura) è nata quindi questa mostra, innovativa nei metodi – il multimediale totale – e nei luoghi – la sede in un luogo totalmente estraneo all’argomento.

Sarebbe bello, però, se questa mostra diventasse itinerante, se fosse cioè possibile esportarla in altre parti d’Italia, anche in quelle città, paesi o regioni interessate da fenomeni megalitici, dove non guasterebbe se chi vi vive ne potesse sapere qualcosa in più.

 

Marina Lo Blundo

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