Mimara Museum

Mimara Museum: storia di un collezionista

Un grande palazzo ottocentesco nel cuore monumentale della città bassa di Zagabria: il Mimara Museum è uno dei musei più prestigiosi della città, anche se di istituzione relativamente recente: è stato aperto solo nel 1987.

Madre di Dio con bambino, Palestina, VI secolo – Mimara Museum

Il Mimara Museum accoglie ed espone l’immensa collezione di un uomo che nel corso della sua vita, approfittando della sua professionalità di restauratore e mercante d’arte, della sua rete di contatti in tutta Europa e soprattutto del vuoto di attenzione che si creò durante la Seconda Guerra Mondiale, riuscì a mettere insieme tantissime opere d’arte dalla provenienza e della tipologia più variegate: si va da icone bizantine a quadri impressionisti, da vetri di età romana a vetri veneziani del XVII secolo, da reliquiari in avorio a madonne in terracotta del Quattrocento, passando per l’arte orientale, per i bronzi del Giambologna e del Verrocchio e per qualche rara testimonianza etrusca, egizia e magnogreca.

Ante Topic Mimara

ante topic mimara
Ante Topic Mimara. Credits: http://www.mimara.hr/

Quest’uomo si chiamava Ante Topic Mimara: ho fatto la sua conoscenza con lui qualche tempo fa sulle pagine di un libro: Missione Grande Bellezza di Alessandro Marzo Magno, di cui ho parlato su questo blog. In questo libro, infatti, dedicato alle depredazioni dell’arte italiana prima sotto Napoleone e poi durante la II Guerra Mondiale, un intero capitolo è dedicato a questo personaggio, considerato ambiguo, spregiudicato, tanto da non farsi scrupoli a metter su una collezione di opere della quale non si conosce la provenienza.

Per completare l’alone negativo che circonda la sua figura, basti aggiungere che Mimara era amico di Göring, il gerarca nazista anch’esso col pallino dell’arte (altrui) e che riuscì, falsificando documenti, a far sì che 8 opere d’arte fiorentine passassero in mano jugoslava. Queste opere, di cui già Göring si era appropriato, alla fine della guerra erano confluite nel Collecting Point di Monaco, grazie al quale le opere d’arte recuperate dai Nazisti avrebbero dovuto essere restituite ai legittimi proprietari (soprattutto ebrei) sotto il controllo americano. In quell’occasione però Mimara, consulente per la Jugoslavia, riuscì a far risultare quelle 8 opere – insieme a molte altre – come già di proprietà slava prima di finire nella collezione del gerarca nazista. E quelle opere si trovano tutt’ora a Belgrado.

Mimara Museum
Studio di Hieronymus Bosch, seconda metà XVI secolo
Mimara Museum
(attribuito a) Raffaello, Madonna con Bambino e San Giovannino

Tutte le altre opere, prelevate chissà come e a chissà chi, sono confluite nell’immensa collezione oggi esposta a Zagabria, al museo che da lui stesso prende il nome. Il Mimara Museum, tra l’altro, è il più grande dei musei di Zagabria. A completare il tutto, un atroce sospetto, quello sollevato da Thomas Hoving, ex direttore del Metropolitan di New York, nel suo libro “False Impressions“: buona parte delle opere esposte nel museo sarebbe falsa, ma nessuno lo ammette.

Di sicuro non lo ammette il Mimara Museum, che tace anche sulle circostanze poco chiare del formarsi della collezione. Ante Topic Mimara viene così definito semplicemente un restauratore e collezionista il quale, poverino, morì poco prima che il Museo aprisse i battenti. Un benefattore, insomma.

La collezione del Mimara Museum

Mimara Museum
Diego Velasquez, Infanta Margherita (incredibilmente identica alla bimba del suo notissimo Las Meniñas)

Il percorso di visita inizia dal II Piano andando a discendere poi verso il piano terra. Al II Piano si trova la pinacoteca: una grande collezione di dipinti, tavole e tele, che vanno da età bizantina alla fine dell’800, e che geograficamente spaziano da Cipro e Gerusalemme alla Spagna, passando per l’Italia, naturalmente, la Francia, i Paesi Bassi, la Gran Bretagna. Una pinacoteca davvero completa, ove ci si imbatte in Raffaello, Velasquez, Pieter Paul Rubens, addirittura in Renoir: ammesso e non concesso, certo, che non si tratti di quei falsi di cui avverte Thomas Hoving.

Procedendo nell’esposizione, al piano inferiore solo una piccola stanza è dedicata ad oggetti archeologici: qualche bronzetto e un’urnetta etrusca, qualche oggetto egizio, una tanagrina tarantina e poco altro. Quasi deludente, vista la mole di oggetti collezionati! Ma evidentemente l’archeologia non solleticava più di tanto l’interesse di Mimara.

Mimara Museum
Scacchiera di produzione veneziana, XVI secolo
Mimara Museum
Andrea Del Verrocchio, Cristo, terracotta policroma, II metà XV secolo

Gran parte della collezione è dedicata infatti ad arredi liturgici dal IX secolo in avanti: i reliquiari in avorio più antichi sono superbi, in effetti; ma la collezione comprende paramenti e statuette in bronzo, avorio e legno che spaziano dalla Germania all’Inghilterra all’Est Europeo, per poi arrivare, al XV secolo, ad opere toscane e fiorentine: il Cristo in terracotta di Andrea Del Verrocchio ha un’espressività notevole, così come il bambino in bronzo, sempre del Verrocchio. Di Giambologna invece è presente l’ennesima statuetta del Ratto delle Sabine (il Giambologna realizzò più versioni delle sue sculture, in differenti formati: alcune sono esposte al Museo del Bargello). Proseguendo oltre, tra gli oggetti di pregio si annovera una splendida scacchiera, di fattura veneziana, risalente al XVI secolo.

Ma la collezione non è ancora finita.

Mimara Museum
Tra le cineserie si colloca questa brocca per il vino (sembra una teiera, ma non è!), realizzata dopo il 1911

Al piano terra, infatti, abbiamo due ali che corrispondono a due collezioni totalmente diverse. Una è la collezione di cineserie, tra cui teiere, vasi, armi di produzione cinese. Oggetti scelti più perché curiosi che non per un reale valore: vi sono molti oggetti moderni, anche degli inizi del XX secolo.

L’altra ala è interamente dedicata al vetro. Vetri a partire dall’età romana e ad arrivare fino alle produzioni germaniche e veneziane di XVII secolo. Coppe millefiori romane accanto a boccali bavaresi e ad alzatine veneziane: evidentemente il nostro Mimara, tra le varie passioni, ne aveva una particolarmente sentita e diacronica per il vetro.

mimara museum
Coppe millefiori di età romana al Mimara Museum

Mimara: collezionista, restauratore, falsario?

mimara museum
Bottega di Duccio di Buoninsegna, Madonna col Bambino

Ante Topic Mimara fu al tempo stesso un collezionista, un restauratore, un falsario; fu un personaggio senz’altro influente se riuscì ad arrivare al Collecting Point di Monaco come emissario del governo Jugoslavo e a farsi consegnare gli 8 dipinti fiorentini che oggi stanno a Belgrado e di cui Göring si era appropriato in Italia. Interessante vedere come Mimara è considerato in patria, a Zagabria: un benefattore che ha donato la sua collezione. Non viene fatta menzione né dei suoi loschi traffici durante e subito dopo la II Guerra Mondiale, né si accenna alla possibilità che fosse un falsario.

Eppure, a 30 anni dalla morte, e nell’epoca in cui oggi viviamo, una riflessione sull’uomo e sulle opere forse il Museo potrebbe farla: in fondo il Mimara Museum è interessante, oltre che per la collezione in sé, proprio per come questa collezione si è formata. Avere il coraggio di ripensare se stesso e di mettere in discussione l’uomo intorno al quale tutto ruota, questo mi aspetto dal Mimara Museum nei prossimi anni: la curiosità di capire dove e come, in quali circostanze Mimara acquistò l’una e l’altra opera, e rendere pubblica la ricostruzione di questi percorsi potrebbe essere il vero valore aggiunto di questo museo.

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