Archeologia e Paesaggio. Il punto di vista del MiBACT

Alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum 2016, tra i vari temi affrontati nel corso dei 4 giorni di convegni, incontri e approfondimenti, quello dell’Archeologia e del Paesaggio ha riscosso un grande interesse. In molti eventi si è affrontato il tema, con case history, con la presentazione di progetti di valorizzazione culturale e turistica di ambito locale e regionale, ma anche dal punto di vista del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il MiBACT.

bmta2016

La normativa intorno alla quale ruota il diritto dei Beni Culturali è il Codice dei Beni Culturali e Paesaggio (D.Lgs. 42/2004): il Codice è distinto in due grandi sezioni, una relativa alla normativa sui beni culturali, e una sui beni paesaggistici, che sono ricompresi nelle competenze del MiBACT e degli Enti territoriali, in particolare le Regioni.

Finora, all’interno dell’organizzazione del Ministero le competenze per i beni archeologici e quelle per i beni paesaggistici erano regolate in differenti uffici sia a livello dirigenziale centrale (le Direzioni Generali) che a livello periferico (le soprintendenze di settore), ognuna attenta al proprio specifico. Con la recentissima riforma, invece, le Direzioni Generali (e le soprintendenze di conseguenza) sono state fuse in un’unica Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. In più, la riforma ha visto la nascita di un istituto, l’Istituto Centrale di Archeologia, le cui funzioni sono ancora tutte da rivelare (la direttrice del neonato istituto, Elena Calandra, è stata nominata neanche un mese fa).

Questa cornice era necessaria per capire il perché dell’Incontro “Archeologia e Paesaggio” svoltosi proprio a Paestum. Sono intervenute alcune importanti figure del MiBACT, chiamate in causa in prima linea a definire il rapporto tra archeologia e paesaggio dal punto di vista della pratica della tutela e della valorizzazione. L’incontro è stato interessante perché finalmente, dopo tanti mesi passati a sciacquarsi la bocca con altisonanti parole e concetti da una parte, e con un disfattismo altrettanto esagerato dall’altra, si è parlato di cose concrete, di progetti, di linee guida, di risultati, di progettazione.

Un sito archeologico perfettamente integrato nel paesaggio: queste sono le mura di Paestum
Un sito archeologico perfettamente integrato nel paesaggio: queste sono le mura di Paestum

Sono emersi spunti di riflessione e di lavoro molto validi e utili. Innanzitutto, Giovanni Villani, Soprintendente Architetto della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Campania ha fatto notare come il problema della tutela, archeologica e paesaggistica, sia un problema reale del territorio; ha raccontato di alcuni progetti di valorizzazione culturale e paesaggistica, come le “Autostrade dell’Arte”, che finora sono rimasti sulla carta ma che adesso, grazie all’unione delle soprintendenze, si potrebbero concretizzare. Gennaro Miccio, del Segretariato Regionale del Piemonte, fa notare, senza tanti giri di parole, che il binomio archeologia-paesaggio, per quanto possa sembrare ovvio, è invece ancora poco radicato in Italia, soprattutto da un punto di vista pratico ed esecutivo. L’esperienza del Piemonte, che rispetto a regioni come la Campania, ha siti archeologici decisamente meno spettacolari, dimostra però che si può fare valorizzazione del territorio e del paesaggio anche inserendosi in progetti internazionali. La difficoltà è casomai stare dietro a tutte le sollecitazioni che vengono dal territorio.

Massimo Osanna, soprintendente di Pompei, mostra il caso di Pompei, che fin dalla sua scoperta fu celebrata dai pittori per il bel paesaggio in cui era inserita, mentre con le speculazioni edilizie degli ultimi decenni è divenuta “un’isola in un territorio stuprato“. A Pompei, il paesaggio è elemento non scindibile dall’archeologia: per questo Osanna saluta positivamente l’unione delle due competenze sotto un’unica egida. Adele Campanelli, Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Napoli, fa notare come molto spesso in Campania l’archeologia abbia salvato il paesaggio, poi riflette sul fatto che non tutto va valorizzato in funzione turistica: bisogna pensare forme diversificate di valorizzazione, e dedicarsi principalmente alle comunità locali, nei cui territori si trovano magari siti archeologici minori che non possono essere attrattori turistici su grande scala. La Campanelli con molta franchezza guarda poi alle difficoltà pratiche della riforma, pur riconoscendo che essa offre la prospettiva di lavorare tutti insieme, avendo come fine ultimo dunque non un singolo settore di competenza, ma il bene pubblico nel suo complesso.

Che vi sembra di questo bel paesaggio con rovine? Questa è Paestum, il tempio di Cerere al tramonto
Che vi sembra di questo bel paesaggio con rovine? Questa è Paestum, il tempio di Cerere al tramonto

Da più parti emerge la necessità, in questa fase ancora embrionale della riforma, di avere linee guida e una sistematizzazione dei dati e delle prassi, ai fini della semplificazione delle pratiche e di criteri unici nella gestione dei procedimenti. Manca infatti allo stato attuale uno strumento unico di gestione, di archiviazione e di approccio. Proprio questo dovrebbe fare l’Istituto Centrale per l’Archeologia: un’iniziale “ricognizione del quadro dei bisogni“, per citare la direttrice Elena Calandra, a partire dal sistematizzare e condividere le documentazioni delle singole soprintendenze, per creare una piattaforma condivisa di conoscenza a vari livelli. La corretta conoscenza e la corretta tutela consentono il passaggio successivo, che è la valorizzazione. Anche la Direttrice Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio Caterina Bon Valsassina sottolinea l’importanza di raccogliere tutte le varie problematiche in seno alle singole soprintendenze per trarre delle linee guida nella gestione del lavoro.

In questa fase di transizione, cruciale, è importante che davvero vadano in porto le iniziative di sistematizzazione dei dati e di creazione di linee guida. Solo così si può dare un senso alla Riforma del Ministero.

Esco dal convegno di Paestum rincuorata dalle parole energiche dei funzionari e dei dirigenti convenuti. Davanti a me la piana di Paestum, i suoi templi e l’insieme della città calato in un paesaggio davvero emozionante. E penso che sì, l’archeologia senza il suo paesaggio non ha senso, e non solo da un punto di vista emozionale o di contesto, ma proprio dal punto di vista della pratica della tutela e della valorizzazione.

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