Volare o scavare? Questo è il problema

Vivo a Firenze. Da buona viaggiatrice romantica, quando passo dall’aeroporto di Peretola guardo sempre in alto sperando di vedere un aereo in fase di atterraggio o di decollo. Da buona fiorentina (acquisita), quando è stato presentato il nuovo progetto di ampliamento dell’aeroporto di Firenze, ho osservato con attenzione l’idea, il plastico ricostruttivo, la simulazione di atterraggio (degna di un’esperienza 4D da sala giochi) e ho pensato che sì, effettivamente una città come Firenze può aver diritto a un aeroporto più grande di quello che ha già, con una pista più lunga, adatta ad aerei più grandi che non rischino di andare a scontrarsi contro il Monte Morello, che non si debbano piantare in caso di nebbia e che assicurino alla città un flusso di aerei intercontinentali. Firenze è la seconda, forse la terza, ma forse la prima, città più visitata d’Italia: perché non dovrebbe avere un collegamento degno di questo nome con tutto il resto del mondo?

La vista che preferisco: l'aereo che si abbassa mentre passo in autostrada
La vista che preferisco: l’aereo che si abbassa mentre passo in autostrada

Così la Toscana Aeroporti, dopo una lunga gestazione, ha presentato un progetto, che è stato approvato, di ampliamento della pista di atterraggio, che prevede la rotazione della pista stessa di 90° (Qui 10 cose da sapere sulla pista dell’aeroporto). Questo vuol dire che se non ci sarà più nessun volo che mi attraverserà l’orizzonte visivo mentre entro a Firenze dall’autostrada, in compenso quando ne torno da Prato verso la capitale del Granducato avrò un aereo che sorpasserà la mia pandina. Un interessante plastico, in esposizione qualche tempo fa in Piazza della Repubblica a Firenze, mostrava come, da Prato in poi, il boeing proveniente da Singapore potrà abbassarsi fino ad atterrare sulla nuova superpista di Peretola.

Il progetto di ampliamento della pista aeroprotuale
Il progetto di ampliamento della pista aeroprotuale

Quello che dai progetti e dai plastici non si riesce a intuire, se non marginalmente, è l’impatto enorme che un progetto del genere può avere sulla popolazione. Il progetto in sé mira a dimostrare come le aree interessate dall’atterraggio dell’aereo siano scarsamente popolate. Quello che non dice è quanti campi coltivati, visto che siamo in una piana a vocazione agricola, dovranno essere (e forse già lo sono) espropriati in vista del progetto.

La popolazione è divisa. Chi vuole un aeroporto internazionale degno di questo nome e chi invece vede nel progetto una nuova TAV, nonché un fantasma dei lavori a rilento della tramvia di Firenze. Ad opporsi sono ovviamente gli abitanti della piana e in particolare gli agricoltori. Ma ora un nuovo nemico si sta insinuando e mina le certezze di tutti.

La notizia arriva il 27 gennaio 2016; prima di raggiungere gli organi di stampa parte da facebook, su cui viene data notizia di ruspe nell’area della futura pista. Orrore! Hanno già iniziato i lavori? Senza avvisare? Ma no, assicurano poi, sono “solo” gli archeologi che effettuano qualche controllo. “Solo” fino a un certo punto. Perché quando arriva l’archeologo su un cantiere, urbano o meno, la strizza regna sovrana: bloccheranno i lavori? Rallenteranno il ritorno alla normalità? Verranno a spazzolarci anche l’ingresso di casa con quel loro pennellino?

Aiuto! Arriva la ruspa!!!
Aiuto! Arriva la ruspa!!!

Sapete com’è, la piana di Sesto ha restituito spesso e volentieri materiali e siti archeologici. L’emporio etrusco scoperto a Gonfienti (Prato) ne è la testimonianza più eclatante, ma senza andare troppo nel dettaglio dei singoli rinvenimenti, basta citare la villa romana rinvenuta durante la realizzazione del parcheggio dell’Ipercoop di Sesto: una recinzione con qualche pannello nel parcheggio interrato racconta ai clienti del supermercato con le borse cariche di spesa perché hanno dovuto parcheggiare un po’ più in là.

A Sesto e Prato, insomma, ci sono abituati all’archeologia. Ma che ti spunti lì fuori dal nulla, nel bel mezzo di un campo coltivato, lascia un bel po’ perplessi. Anche perché, e qui mi permetto di fare una critica, alla domanda “che cosa avete trovato di importante?” il/la funzionario/a di Soprintendenza ha risposto un elusivo “Durante i saggi sono stati individuati, nei terreni a Peretola, alcuni livelli in cui è presente materiale che va dalla preistoria all’età romana” UAU! E cioè?

Comunque, per esperienza, so che basta già solo questo per far drizzare i capelli in testa alla popolazione della piana. Ohiohi gli archeologi! Oh icché vogliano!? Oh un gli bastano quelle du’ tombe a Sesto e quel museo a Firenze?* Sempre qui ni’mezzo a rompe’ i xxx…

La cosa che mi ha interessato di più è in effetti la reazione all’intervento della Soprintendenza. Intervento che, ricordo, è nel pieno dell’esercizio delle sue funzioni di tutela e di ricerca sul territorio. La cosa che mi ha stupito delle reazioni della gente non è tanto il non sapere cosa di preciso la Soprintendenza abbia rinvenuto (anche perché ogni dato che viene registrato, ogni strato che viene alla luce e viene documentato e scavato, va poi interpretato, e insomma l’operazione richiede del tempo e dello studio, per cui non si può sparare subito una vaccata a caso, ma bisogna essere sicuri), ma se e quanto il “lavoro” della soprintendenza possa o meno rallentare i lavori.

Scavi di archeologia preventiva in corso sul tracciato della futura pista aeropotuale di Peretola
Scavi di archeologia preventiva in corso sul tracciato della futura pista aeropotuale di Peretola

Una notizia del 4 febbraio, quindi piuttosto fresca, registra lo stato d’animo della gente del posto. Si dice, in questo articolo, che a seguito degli importanti ritrovamenti archeologici, non si esclude la richiesta di modificare il progetto di partenza. Ancora non si conoscono i dettagli dell’entità delle scoperte, se possa essere verosimile un’opzione del genere. Il funzionario della Soprintendenza non indora certo la pillola: dice infatti “il nostro parere è vincolante, ed è accaduto in passato che questi progetti abbiano subìto dei bypass o delle varianti dopo il parere della Soprintendenza“. Ma tanto basta a far saltare su gli animi più appassionati, o più interessati in materia.

Le opinioni infatti si dividono e sono discordanti. Chi vuole l’aeroporto vede nel rallentamento della Soprintendenza Archeologia della Toscana (finché dura, stante la recente riforma) un ostacolo inutile alla modernità; chi non vuole l’aeroporto vede negli scavi di archeologia preventiva la speranza di una scoperta talmente sensazionale da costringere a un ripensamento nel progetto. La maggior parte della gente, però, vi vede solo il rallentamento di un’agonia, e comunque un’attività di cui non capisce il senso: passi radere i campi coltivati a zero e tracciare nel mezzo una pista asfaltata con tutte le lucine, ma andar lì con una ruspa per trovare 4 sassi proprio non serve a nulla. La chiusa dell’articolo del 4 febbraio detta proprio i termini della questione: a proposito delle indagini preventive della Soprintendenza parla di “problema”.

Cantiere archeologico playmobil, con tanto di Umarells
Cantiere archeologico playmobil, con tanto di Umarells

L’archeologia preventiva, dunque, è recepita ancora come un problema, come un’odiosa situazione da eludere al più presto. Eppure, nel caso dell’aeroporto, il problema non pare essere solo l’archeologia preventiva, ma pare essere l’aeroporto stesso. Se leggete i commenti all’articolo del 4 febbraio che continuo a linkarvi, quello dell’archeologia sembra l’ultimo dei problemi. La gente ha paura di ciò che è nuovo, di ciò che è diverso. Tutto ciò che provoca un disagio, a meno che non sia risarcito nell’immediato, non piace, è guardato con sospetto, è oggetto di mugugno. E se l’archeologia non riesce a dimostrare la sua importanza per il territorio, continuerà ad essere considerata una questione aliena al normale procedere di questo mondo.

indiana pipps
Scoperte archeologiche? Per l’archeologo Indiana Pipps sono “ordinaria amministrazione”

L’aspetto che più mi stuzzica della vicenda (che continuerò a seguire, visto che si tratta del mio territorio) è il rapporto della gente con l’Antico, da alcuni visto come il Babau, da altri come il Deus ex Machina che con un soffio di vento farà spostare la nuova pista aeroportuale. Mai come qui, mai come ora, l’archeologia ha avuto e ha una forte responsabilità sociale. E in tempi come questi, in cui pare che le Soprintendenze Archeologia cesseranno di esistere, sapere che l’archeologia preventiva e di tutela fa ancora parlare di sé l’opinione pubblica è un fatto molto positivo.

In sostanza l’archeologia, volente o nolente, è divenuta un argomento di cui discutere: è utile? é inutile? Bloccherà i lavori pubblici? Ma sarà un bene o un male? La gente è portata per forza di cose a scontrarvisi, nel bene o nel male. Il concetto che stenta ad approdare alla società è che l’archeologia preventiva è una pratica imprescindibile nell’approccio allo studio e all’intervento su un territorio. Per questo la collaborazione tra i diversi enti preposti porta a comuni accordi e progetti e a comuni intendimenti. Per questo serve un’archeologo nella pianificazione paesaggistica. Ognuno gioca la sua parte, e l’archeologia gioca la sua intervenendo in quelle aree già sottoposte a vincolo archeologico per rinvenimenti precedenti, solitamente. L’archeologia preventiva non è il male, ma una pratica all’interno dei lavori pubblici che serve a mediare tra le istanze del cantiere edile e quelle della ricerca più prettamente scientifica. In mezzo si pone il rapporto con la gente, con coloro che da un momento all’altro si trovano in una piazza recintata senza sapere nemmeno perché.

Nessuno vuole che i lavori dell’aeroporto di Firenze si fermino per sempre “per colpa” di 4 sassi. Ma è importante che si recuperi la memoria di ciò che la piana di Sesto significò per l’uomo nei tempi antichi. I lavori di archeologia preventiva intanto proseguono a ritmo serrato, mentre di pari passo procede lo studio dei materiali: l’intenzione è di restituire a Sesto Fiorentino e al territorio circostante, fino a Prato, la storia del proprio luogo di origine. E tutto assume un senso più grande, quando si ritrovano le proprie salde radici.

 

*Magari tutti gli abitanti della piana (e di Firenze, e della Toscana) conoscessero il Museo Archeologico Nazionale di Firenze…

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