Archeologia Pubblica in Italia – Il resoconto della seconda mattinata di Congresso, 30/10/2012 – Seconda parte: Archaeonomics

Presiede la seconda sessione mattutina di questa seconda giornata del Congresso di Archeologia Pubblica – dal titolo Archaeonomics: dalla ricerca archeologica all’economia – Massimo Montella, che in pochi, pochissimi tratti ci regala una lezione di economia applicata ai Beni Culturali: i benefici materiali conseguono dai benefici immateriali, e parlando di valore immateriale parliamo del valore che al bene viene dato da chi ne usa. Valore può essere definito come utilità e in questo senso la bontà del prodotto la stabilisce non chi lo produce ma chi ne usa. Montella fa poi riflettere sul fatto che gli utenti dell’archeologia non sono semplicemente il pubblico generico, ma anche coloro che governano il territorio e, non ultime, le imprese commerciali.

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Prende la parola Silvia Guideri, che parla dell’esperienza della Parchi Val di Cornia, traccia la storia della sua costituzione ed enumera le condizioni essenziali: creazione di una cultura d’impresa – vera parola chiave di questa sessione del Congresso – nella gestione dei beni archeologici; integrazione e coordinamento tra le fasi di progettazione e gestione. Con volontà e sinergia tra i diversi attori è possibile creare un progetto vincente e, conclude con sicurezza, si può fare impresa in settori inediti come quelli connessi alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale.

Paul Burtenshaw dell’UCL parla di un metodo di lavoro che dovrebbe essere alla base di ogni progetto di archeologia pubblica, ovvero la misurazione dell’impatto dell’archeologia sulla popolazione locale, la valutazione dei benefici economici e sociali che essa può comportare e la raccolta di dati sui quali impostare un successivo progetto di ricerca e di archeologia pubblica. Un metodo, in sostanza, che parte dal pubblico per tornare ad esso.

Amjad Yaaqba presenta due progetti di cooperazione internazionale Italia-Giordania. Il primo riguarda la stabilità del Siq di Petra, la famosa gola scavata tra le rocce che sbuca davanti alla famosa tomba chiamata El Kahsné, il Tesoro, e che ogni giorno è solcata da migliaia di turisti da tutto il mondo. Siccome il Siq ha registrato alcuni problemi strutturali, si è reso necessario mettere in sicurezza questo corridoio naturale che costituisce con Petra il fondamentale richiamo turistico dell’intera Giordania. Il progetto scientifico, di monitoraggio sostenibile per la valutazione dell’instabilità dei versanti del Siq, nato per risolvere dunque un problema geologico, ha conseguenze sulla fruibilità del sito, in termini di valorizzazione archeologica e di economia. Il secondo progetto di cooperazione è quello che a Madaba prevede la trasformazione della Scuola di restauro musivo in Istituto parauniversitario. Questo crea un’opportunità di lavoro tanto che l’istituto riesce anche ad autofinanziarsi. L’intenzione, proposta da Yaaqba, è quella di creare una rete, un network tra l’istituto di Madaba e le università nell’ottica di collaborazione e scambio.

Paolo Giulierini ci riporta in Toscana, a Cortona, dove racconta l’esperienza del MAEC, Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona, e di come si può valorizzare un sistema di beni culturali costituito da MAEC e da parco archeologico arrivando anche a realizzare mostre di respiro internazionale. In sostanza si tratta dell’iter seguito da Cortona e che ha portato dalle scoperte archeologiche degli ultimi anni nel territorio all’apertura di una nuova sezione, topografica, al MAEC dedicata a tali scavi, quindi ad uno studio del pubblico e infine alla realizzazione di mostre internazionali – l’ultima realizzata con materiali etruschi provenienti dal Louvre e “tornati” a casa. Gli eventi di calibro internazionale e di forte richiamo, avverte Giulierini, devono essere l’ultimo passaggio dopo la costruzione di un sistema funzionale e funzionante.

Giuliano Volpe illustra l’attività dell’Assessorato all’Assetto del Territorio e Beni Culturali della Puglia, che prevede la realizzazione di un Piano Paesaggistico Territoriale Regionale, il PPTR: lo slogan cita “ogni luogo è la tua storia, ogni luogo di Puglia è la tua identità, ogni luogo di Puglia ti appartiene”. Il piano ha una base conoscitiva solida basata sulla Carta dei Beni Culturali, che non è una carta archeologica, ma in essa tutte le componenti culturali hanno pari dignità e sono state portate alla scala del sito. A questi siti si aggiungono i contesti culturali stratificati. Con il PPTR, consultabile online, si intende sviluppare una coscienza di luogo attraverso la partecipazione nella costruzione della rete ecomuseale; non solo, ma i cittadini possono fare segnalazioni su ciò che riguarda i beni culturali e il territorio. E non c’è niente come la partecipazione attiva dei cittadini per comprendere il valore e il senso della funzione pubblica dei beni culturali e dell’archeologia.

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