Non tutti i blog sono uguali…

Sono un’archeologa con l’insana passione per i blog. Di conseguenza non scrivo solo su questo blog, ad argomento più o meno archeologico, ma ho curo anche un blog sul té e un blog di viaggi. Cosa accomuna questi blog è l’autrice, la cura che c’è dietro ogni post, l’ispirazione a scrivere, la voglia di farlo pur sapendo che non c’è né un ritorno economico né tantomeno un ritorno d’immagine. Mi fa piacere soltanto sapere che ogni tanto qualcuno legge qualcosa e lo trova mediamente interessante. Ma non voglio parlare di questo. Questo noioso preambolo serve per dire che è da anni, da almeno tre anni per la precisione, che mi interessa capire a cosa serve un blog di archeologia, chi lo legge, chi lo scrive, di che cosa deve parlare, quale insomma dev’essere il suo scopo e cosa si aspetta dalla rete. Questo interesse mi deriva proprio dall’esperienza che ho con gli altri miei blog, di argomenti totalmente diversi, e che pertanto rispondono a domande e a caratteri, quindi a lettori, diversi.

In qualità di blogger di viaggi – travel blogger, per gli addetti ai lavori – ho partecipato recentemente ad un evento tenutosi a Roma, il Travel Blogger Elevator, in cui ci siamo incontrati per presentare i propri blog, più o meno originali, più o meno innovativi, più o meno desiderosi di essere utili e forieri di chissà quali occasioni da cogliere. Si respirava nell’aria la sensazione di fare parte di un gruppo, anzi di voler costituire un gruppo e si voleva trasmettere il messaggio che il Travel Blogger è più che un esperto del settore viaggi, un soggetto aperto a cogliere le nuove esperienze e le possibilità offerte dalla rete e fuori dalla rete. C’era la neanche troppo velata volontà di creare una professionalità, quella dello scrittore in rete competente per il suo settore che sappia dare buoni consigli e dritte, o semplicemente che sappia raccontare talmente bene di un luogo o di un evento da invitare i lettori a provarlo.

Si parlava di responsabilità del travel blogger nei confronti del lettore, si parlava di tutto un mondo – e questo è l’aspetto più interessante – che si muove dietro i travel blog e che è il mondo della promozione turistica via web: i travel blogger (quelli più quotati, off course!) sono invitati dagli enti o dagli agenti turistici a provare e sperimentare le proprie offerte turistiche, in modo da pubblicizzarle. Ecco così che il ruolo del travel blogger diventa in alcuni casi fondamentale. Del resto nel mondo del web 2.0 è sempre l’opinione che conta, perciò il travel blogger è un opinionista: di sicuro non è un agente di viaggio, e in secondo luogo non è un giornalista (naturalmente sto parlando in generale: esisteranno sicuramente casi e se non li conosco me ne scuso).

Nasce allora la riflessione, in una blogger come me che scrive sia di viaggi, ed è perciò consapevole del mondo che vi ruota dietro, che di archeologia. E balza subito agli occhi il primo dato: non esiste ancora una categoria consapevole di blog di archeologia, ma c’è una serie di blog, e di blogger, che scrivono di archeologia. Gli autori dei blog sono di varia estrazione: vi sono archeologi, e sono la maggior parte, che si tengono informati e vogliono informare, ma vi sono anche appassionati della materia, nel bene e nel male, che vogliono condividere in rete ciò che sanno o ciò che pensano di sapere di archeologia.

E qui si solleva una differenza sostanziale con i blog di viaggi (per esempio): raccontare di un viaggio, di una propria esperienza, è un qualcosa di totalmente soggettivo: a me può piacere o non piacere un luogo o un paesaggio, posso trovarmi bene o male in quell’hotel o quel ristorante. Racconterò la mia esperienza condividendo le sensazioni che quel viaggio o quel luogo mi ha suscitato. Ma in archeologia non si possono raccontare sensazioni! Non è una materia soggettiva, non esiste un “secondo me è così”, ma piuttosto un “dagli studi è emerso che”.  Chi scrive blog di archeologia non è egli stesso la fonte, come avviene per il travel blogger, che usa come fonte i propri occhi e i propri sensi, ma deve avvalersi di fonti accreditate, verificate, come ci si aspetta dal giornalismo scientifico.

Si intravvede quindi un punto di contatto col blog di viaggi: l’autore ha delle responsabilità nei confronti del lettore, deve avere una certa dose di professionalità. Nel caso del blog di archeologia questa dev’essere imprescindibile, dato che diffondere un’informazione sbagliata è quanto di più lontano debba esserci dalla mission di chi scrive blog di archeologia.

Lo scopo dei travel blogger, che è più una speranza per molti che altro, è quello di riuscire ad avere un tornaconto in termini se non economici almeno di privilegi in viaggio. I blogger di archeologia che scopo hanno? Per quale motivo si apre un blog di archeologia? A chi si rivolge? Ad altri archeologi o ad un pubblico vasto interessato all’archeologia?

Il resto alla prossima puntata…

2 pensieri su “Non tutti i blog sono uguali…

  1. Studiare il pubblico e l’offerta dei blog di archeologia italiani è interessante: credo sia un campo ancora inesplorato, soprattutto ad un livello più serio dell’attuale. In molti casi manca la continuità; personalmente ho iniziato da qualche mese, ma il web è pieno di progetti iniziati – magari interessanti – ma mai completati. Eppure una domanda su queste tematiche c’è ma andrebbe colta nel senso giusto: quasi nessuno ad esempio si è occupato dell’archeologia nei paesi coinvolti dalla Primavera Araba, eppure è un argomento interessante di stretta attualità sia per il mondo accademico che per i semplici appassionati. La soggettività credo stia proprio nella scelta degli argomenti trattati e nel suo modo di presentarli.

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  2. C’è infatti un aspetto che voglio approfondire legato ai temi e alla continuità. Sia gli uni che l’altra però non possono prescindere dallo scopo. Se voglio rendere il mio blog uno spazio serio di confronto e di informazione su detererminate tematiche, come può essere in effetti l’archeologia dei paesi della Primavera Araba, dovrò garantire per forza di cose una continuità. La soggettività è senz’altro fondamentale, altrimenti saremmo tanti blogger che parlano sempre delle stesse cose, e non va bene neanche questo. Un aspetto che emerge però scandagliando il web a caccia di blog che parlino di archeologia è che spesso sono tenuti da persone che scrivono avendo nella migliore delle ipotesi un’infarinatura di base, nella peggiore riprendendo pari pari qualche puntata di Voyager. Il fatto che costoro definiscano i loro contenuti “di archeologia” rende molto difficile al lettore medio orientarsi e capire se chi scrive lo fa in qualità di esperto del settore o meno. E per questo è importante che io, te e gli altri blogger di archeologia abbiano ben chiaro a quale tipo di pubblico vogliono rivolgersi.

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