Il Salone del Libro e la “madalonizzazione” della società

A vederla sembra una candid camera, vittime alcuni esponenti del jet-set culturale italiano: il sedicente Manuele Madalon, giovane scrittore alla sua prima opera letteraria pubblicata, si aggira per il Salone ad acchiaappare volti noti della cultura italiana – quella fatta di volti che vivono in TV, che fanno e che vivono di audience – chiedendo loro un parere de visu sul suo libro che, a sentire lui, costoro avrebbero letto inviando pure un parere (evidentemente nel mondo dell’editoria funziona così? Ammetto la mia ignoranza di tali pratiche). Sgarbi ritiene il libro “misterioso” e interessante, Faletti sostiene che gli è piaciuto “l’insieme” dei fatti narrati e dell’ambientazione, la Dandini, che è l’unica che fa palesemente capire di non avere idea di chi si trova davanti, però prova a sfangarla con un banale ma quasi convincente “m’è piaciuto!”; un altro ancora mette in guardia il nostro autore dai rischi insiti nel primo libro di un autore alle prime esperienze: “si vede quell’ansia che è tipica dell’opera prima, quella voglia di volerci mettere dentro tutto..”.

Peccato che Manuele Madalon non esista. Peccato che non esista neanche il libro che Sgarbi&Company dovrebbero aver letto. Esiste però un atteggiamento comune, che è quello, caro alla nostra società, di non voler far vedere che non si conosce qualcosa o qualcuno, soprattutto quando questo ha a che fare con il mettere in discussione il nostro livello culturale. Mi stupisce che nella trappola sia cascato uno come Sgarbi: non me lo facevo con la coda di paglia, lo immaginavo più diretto, e talmente superiore ad un giovane esordiente da potersi permettere di liquidarlo dicendo la verità, ovvero “non so chi tu sia, non ti conosco”. Invece no, perché in un mondo come quello in cui viviamo, soprattutto al livello di Sgarbi (dico Sgarbi per dire chiunque delle vittime sopracitate), la cultura è mediata da chissà quali interessi economici e pubblicitari tali da costringere un personaggio pubblico/uomo di cultura a dover fingere di conoscere, per poter continuare a far parte di quel mondo.

Questo il link al video della candid camera e del successivo commento riportato da booksblog:

 http://www.booksblog.it/post/7636/il-fenomeno-manuele-madalon-spopola-il-rete-il-finto-scrittore-che-smaschera-leditoria-italiana

La “madalonizzazione” della cultura è, in assenza di un termine più appropriato nella lingua italiana che rappresenti il fenomeno, il neologismo coniato apposta per descrivere quella che è una tendenza latente in ognuno di noi. Andrea Bajani, scrittore di cui – devo ammetterlo in un contesto come questo – non sapevo neanche l’esistenza fino a che non l’ho sentito parlare nel video di cui ho fornito il link, dipinge un affresco ben chiaro a ciascuno di noi: quante volte il vostro interlocutore inizia la frase con “come tutti sanno” e la prosegue con una citazione che non è detto che tutti sappiano. Lui la fa, magari, per darsi un tono, tu che l’ascolti ti senti obbligato ad annuire con sguardo d’intesa, per dimostrare che effettivamente sei fra quei tutti che sanno. Immaginiamo allora questa banale scenetta quotidiana amplificata al mondo dell’industria della cultura: perché è la pubblicità l’anima del commercio e se tu non hai letto quel tale libro sei out. E se la casa editrice deve lanciare un nuovo autore, di cui nessuno sa nulla, basterà scomodare qualche grosso personaggio di cultura italiano che convincerà te, lettore, con un suo parere positivo. 

La madalonizzazione della società non riguarda solo l’editoria, ma tutto l’universo culturale che ci circonda, dall’arte al cinema al teatro ai musei all’archeologia. Alla politica. La provocazione, decisamente intelligente e d’impatto, ci dice “Il re è nudo“, ci fa riflettere su un nostro modo di comportarci che usiamo in tante occasioni per salvare le apparenze, e che può avere però effetti nefasti nel momento in cui esso viene applicato all’interno dell’industria culturale.

Ci vorrebbe più autenticità, e più umiltà da parte di tutti. Questo serpente che si morde la coda – non so chi tu sia, ma devo fare finta di conoscerti e dato che sono un personaggio pubblico il mio parere ha un peso che si ripercuote positivamente su di te in termini di pubblicità ed economici, in quanto la gente acquisterà una tua opera se glielo dico io perché si fida di me, anche se io, ripeto, non so chi tu sia – è alla base del moderno modo di girare dell’economia culturale. Teniamo gli occhi aperti, e ringraziamo gli organizzatori di questo “scherzo” che, nella cornice adattissima del Salone del Libro – evento che io ritengo fondamentale per la cultura italiana – ci hanno fatto riflettere ancora una volta su quanto sottile sia il confine tra Cultura e industria culturale: a quest’ultima, con i suoi compromessi e le sue gaffes, non dev’essere permesso di affossare la cultura con la C maiuscola.

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