Bondi dice “I professori in esubero lavorino nei musei”. Sì, e i laureati in Beni culturali in esubero?

Su Corrieredellasera.it di oggi si può leggere la seguente notizia: http://www.corriere.it/dilatua/Primo_Piano/Cronache/2010/02/07//professori-esubero-musei.conti_full.shtml

Bondi dice propone di risolvere il problema degli insegnanti in esubero proponendo di farli lavorare nei musei, dove invece scarseggia il personale. Non solo, ma per risolvere ulteriormente il problema propone di destinare 2000 volontari del servizio civile proprio ai musei, data la scarsità, ulteriormente ribadita, di personale.

Probabilmente il ministro scherza. Forse non si rende conto di come stanno e di come dovrebbero stare le cose.

Ecco una serie di punti che spiegano perché la proposta del ministro è priva di senso:

  1. insegnanti in esubero. Il ministro dice di impiegare nei musei gli insegnanti in esubero, previo il loro accordo e d’intesa col Ministero della Pubblica Istruzione. Bene. Il Ministro non sa che molti insegnanti in esubero sono ex-studenti di beni culturali che non riuscendo ad entrare a lavorare in un museo, si sono rivolti all’insegnamento. Andate a chiedere alla maggior parte dei neo-insegnanti che cercano con tutto il cuore di entrare in una scuola: molti l’hanno fatto perché non sono riusciti a trovare un impiego nel campo dei Beni Culturali.
  2. personale qualificato. La proposta del Ministro non fa riferimento ad una categoria in particolare di insegnanti (per esempio di storia dell’arte e simili). Quindi, in teoria, un professore in esubero di educazione tecnica o di matematica (con tutto il rispetto chiaramente), potrebbe finire a lavorare in un museo archeologico. E che ci azzecca? che ne sa? quale valore aggiunto potrebbe dare alla struttura museale rispetto ad un laureato in beni culturali – disoccupato perché il ministro pensa di soffiargli il posto dandolo ad un insegnante? Forse il ministro ignora i dettami dell’ICOM, International Council Of Museums, che sostengono che il personale museale debba essere qualificato, ovvero debba sapere che cosa è esposto nel museo, sia un po’ più di un semplice custode che sfoglia stancamente riviste su una sedia e che possa fornire un aiuto al pubblico.
  3. concorsi in corso. Prima di dare il posto agli insegnanti in esubero, il ministro dovrebbe risolvere la questione del concorso, bandito il 18 luglio 2008 e ancora in corso di espletamento (!) per il quale non sono ancora state aperte le assunzioni. Il concorso è per 500 nuovi assunti di cui 397 per strutture museali statali. Quando finalmente i 500 vincitori saranno assunti, c’è poi una graduatoria infinitamente lunga di concorsisti risultati idonei e che piano piano dovrebbero essere integrati nel sistema. Quindi 500 assunti più almeno altri 500 idonei su tutto il territorio nazionale. C’è una bella lista di individui prima di poter aprire le porte agli insegnanti in esubero.
  4. a ciascuno il suo mestiere. Tutti i ragazzi che hanno svolto il concorso hanno dovuto sostenere un programma di studio che spazia dal Patrimonio Culturale della Regione per cui hanno concorso a varie branche del Diritto, all’Inglese, all’Informatica. In sostanza hanno dovuto dimostrare di doversi sudare il posto. Forse hanno dovuto dimostrare una preparazione più elevata di quella realmente necessaria. Ma è proprio questo il punto: il livello del concorso è stato altissimo, fior di laureati e laureandi, dottorati e dottorandi, specializzati e specializzandi in materie afferenti ai Beni Culturali. I nuovi assunti avranno quindi un bagaglio culturale notevole; loro sì che daranno valore aggiunto alle strutture museali statali. E poi che si fa? Si torna indietro con gli insegnanti in esubero?
  5. niente contro gli insegnanti, ma… Naturalmente non sono contro gli insegnanti, ci mancherebbe. Ma credo che molti di loro, molti di quelli che credono che l’insegnamento sia una vocazione oltre che un mestiere, siano decisamente contro questa proposta. E poi una cosa: in che modo gli insegnanti entrerebbero a lavorare nei musei? Perché per lavorare nello Stato ci vogliono i concorsi..e  che si fa? Un concorso riservato agli insegnanti per andare a lavorare nei musei? Prevedo una mobilitazione nazionale dei laureati in Beni Culturali…  
  6. tirocini e servizio civile. Il propostone del ministro, l’idea che non c’era: far fare ai neo-laureati di beni culturali (almeno spero) un periodo di uno o due anni di tirocinio in soprintendenza o museo. wow! come se già non esistesse una cosa del genere! uno o due anni di tirocinio post-lauream consentono ai nostri bravi ragazzi di lavorare gratuitamente per lo stato. Poi vorrei sapere come si concilia questo modo per allungare il limbo prima di trovare un lavoro con l’ideona di Brunetta di cacciare di casa i ragazzetti a 18 anni. E con che cosa in mano se non hanno un lavoro che si possa considerare tale? tirocini post-laurea per 1 o 2 anni…ma siamo matti? E poi c’è l’idea del servizio civile, per la quale se da un lato posso essere d’accordo (anch’io ho provato a fare servizio civile in museo ma mi è andata male [cioè la parola museo sul Progetto era uno specchietto per le allodole]) dall’altro lato non risolve la situazione della carenza perenne di personale nei musei.

Il punto è, caro ministro che non leggerai mai né questo post né le proteste degli addetti ai lavori, che nei musei ci vuole personale qualificato, preparato questo mestiere, così come gli insegnanti dovrebbero fare il loro mestiere, ovvero insegnare. Per ogni mestiere ci vuole una preparazione, fanno i corsi professionali persino gli imbianchini! Perché in museo ci può lavorare chi ha scelto per la propria vita di fare tutt’altro? Ci rifletta caro ministro, ci rifletta. Lavorare nel campo dei beni culturali non è come farne il ministro…un conto è la politica, un conto è la vita vera e le sue vere esigenze. 

Un pensiero su “Bondi dice “I professori in esubero lavorino nei musei”. Sì, e i laureati in Beni culturali in esubero?

  1. Anzi, guarda, io farei così: siccome i recenti accorpamenti hanno prodotto classi-tipo da trenta alunni, li metterei tutti a seguire le lezioni nel Corridoio Vasariano, nelle sale della GNAM, nel cortile dei Capitolini, che sono belli spaziosi. Così gli insegnanti, già che ci sono, danno un occhio anche ai visitatori e nessuno si fa male.

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