MILANO – ANIMA DELL’ACQUA. Da Talete a Caravaggio, da Segantini a Bill Viola

La simbologia dell’acqua in un percorso archeologico e storico-artistico

Fino al 29 marzo 2009

 

A Palazzo Reale, a Milano, è in mostra l’acqua. Non tanto come elemento naturale, ma come essenza antica, vista più da un punto di vista filosofico e religioso che non fisico.

Ci si chiede se l’acqua abbia un’anima, e si risponde mostrando il significato più profondo che essa assume presso le più antiche civiltà, via via verso i Greci, i Romani, la società cristiana e medievale… il tutto attraverso un percorso archeologico e artistico che riunisce opere di pregio della storia dell’arte antica, medievale e moderna. Alcune teste di filosofi greci, tra cui i noti ritratti di Socrate, Platone e Aristotele ci introducono al primo tema: l’acqua come sostanza antica, essenza eterna. Immediatamente il nostro pensiero corre a quei Filosofi della Natura, primo fra tutti Talete, che inseriscono l’acqua nei quattro Elementi, principio vitale da cui tutto ha origine. Proprio questo concetto, l’acqua come origine della vita, introduce alla seconda sala, rossa per evocare il ventre materno. Qui l’acqua diviene liquido amniotico, poi latte, mentre si susseguono una Mater Matuta di IV secolo a.C. da Capua, statua di dea seduta nell’atto della kourotrophos, e una statuetta di Dea Madre neolitica di IV millennio a.C. da Cuccurru S’Arriu (Cabras), alternate a varie Madonne che allattano, tra cui la Madonna dell’Umiltà di Masolino, di età medievale: segno che passano i millenni, ma non i concetti fondamentali, l’acqua assimilata al latte, nutrimento di vita, seppur presentati sotto forme differenti.

Il percorso arriva poi “Alle fonti degli dei” dove regnano “Bellezza e giovinezza”. Domina la sala le bellissime pareti affrescate dalla Casa del Bracciale d’Oro di Pompei con scena di lussureggiante giardino: in esso l’acqua è presente in una piccola fontanella a forma di conchiglia, ma la natura rigogliosa, la grande varietà di piante e di uccelli prospera proprio in virtù di quest’acqua fonte di vita e di piacere. Intorno, lungo le pareti della sala, si svolge quasi un corteo di divinità marine o in qualche modo legate all’acqua: statuette fittili tarantine rappresentanti una Nereide in groppa ad un centauro marino, oppure Taras, l’eroe eponimo di Taranto che fu salvato da un delfino…e poi Afrodite, la dea che nasce dalle onde del mare, ritratta in una statuetta fittile mentre esce da una conchiglia, e ancora nella splendida statua marmorea dell’Afrodite accovacciata da Palazzo Altemps. Una scena di gineceo rappresentata su un hydria di IV secolo a.C. attribuita al cd “Gruppo di Locri” ci porta invece al mondo femminile e al bagno alla fonte, segno di giovinezza.

Una navicella nuragica in bronzo di IX-VIII secolo a.C. ci introduce al viaggio per mare, barriera che si estende sconfinata fino all’orizzonte…è un viaggio per ritrovare se stessi, oltre che fisico: in questo si ritrovano le peregrinazioni di Enea, degli Argonauti, di Ulisse: e infatti la splendida testa di Ulisse da Sperlonga risalta nella sala, mentre intorno si dispongono urne cinerarie con la rappresentazione di Ulisse e le Sirene, scena dall’amplissima fortuna iconografica. In senso lato il viaggio diventa il viaggio nell’Oltretomba, illustrato nel Libro dei Morti di Amenothep e nel dipinto di Felice Carena della morte di Ofelia, la ninfa destinata a morire annegata, simbolo della morte giovane e della bellezza, anch’essa fugace.

La sezione successiva vede nell’acqua un simbolo di trasformazione e metamorfosi. Così Lawrence Alma-Tadema dipinge Pandora mentre sta per aprire il vaso, e Caravaggio dipinge Narciso alla fonte mentre, invaghitosi della propria immagine, sta per cadere in acqua. Abbiamo poi una carrellata di custodi delle acque, Tritoni, Ninfe, Nereidi sulle urne cinerarie etrusche dal Museo Guarnacci; infine la Gorgone chiude la serie delle figure mitologiche: la splendida Gorgone arcaica da Siracusa, di fine VII-inizio VI secolo a.C. e la testa di una Medusa che decorava una delle navi di Nemi.

Chiude la mostra l’”Acqua viva” che è l’acqua del Battesimo. Lasciamo miti e dei mentre il Cristianesimo si appropria dell’elemento  che dà vita perché esso sia fonte di nuova vita: e qui è d’obbligo l’Ultima Cena del Tintoretto e “Le Nozze di Cana” di Mattia Preti.

Mostra difficile, sia per gli intenti, perché non è facile realizzare un’esposizione tematica su un concetto al tempo stesso così vasto e immateriale, sia per la comprensione: non sempre sono chiari i salti logici da una sala all’altra, ovvero da un tema all’altro, e non sempre i magnifici pezzi esposti riescono a chiarire il senso che si vuole loro dare. Resta negli occhi del visitatore sicuramente una bella rassegna di splendidi esemplari dell’art, antica e non, anche se forse gli sfuggirà il perché di determinate scelte da parte dei curatori.

Mostra decisamente concettuale, non illustra i pezzi esposti, ma li sfrutta per esemplificare un concetto tanto aulico quanto sfuggente e mai fermo, qual è l’acqua. Un voler andare oltre gli oggetti decisamente erudito, per ricercarne la cultura esistenziale, la visione del mondo che sta dietro ogni saper fare, in ogni tempo e in ogni luogo, nel corso della storia dell’umanità. Umanità che da sempre sa che senza acqua non può vivere e che da sempre, quindi, la carica di significati e valori simbolici, le dà, in poche parole, un’anima.  

 

Marina Lo Blundo

 

 

Info: Anima dell’Acqua

Palazzo Reale, Milano, 29 novembre – 29 marzo 2009

Orari: mar-dom 9.30-19.30; giov 9.30-22.30; lun 14-30-19.30

Tel: 02 29010404

 www.fondazionednart.it

 

 

 

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