Dedicato a tutte le donne…

APRONIA MARCELLA E LE ALTRE. VOCI E STORIE DI DONNE A VENTIMIGLIA

Questo è il titolo di un evento interamente dedicato alle donne, che si è svolto ieri 7 marzo 2009 al MAR, Museo Archeologico Girolamo Rossi, di Ventimiglia (IM). Con l’occasione, che è stata inserita nell’ambito delle manifestazioni patrocinate dal MIBAC per la Festa della Donna, sono stati presentati alla cittadinanza, anzi, alla sala gremita principalmente da presenze femminili, alcuni ritratti di donne più o meno note che hanno segnato alcuni momenti storici della città di frontiera.

Con questo evento, quindi, Ventimiglia ha voluto rendere omaggio alle sue donne in un modo un po’ insolito, attraverso un percorso che è insieme storico e culturale, e che fa emergere in ogni tempo la figura di donne legate al loro ruolo di donne di casa e di madri, ma anche capaci di distinguersi per loro doti che vanno anche oltre quest’ambito tutto sommato un po’ riduttivo.

La galleria di ritratti inizia con l’età romana, da Apronia Marcella, domina abitante dell’antica Albintimilium il cui ricordo è giunto ai giorni nostri per un semplice motivo: gli scavi effettuati a fine ‘800 da Girolamo Rossi (cui è intitolato il museo archeologico ventimigliese) hanno portato in luce lungo la cosiddetta “Via dei Sepolcri” nella Necropoli Occidentale della città, l’iscrizione funebre relativa alla sua sepoltura. Non si sa molto di Apronia, se non che visse nel II secolo d.C., che era moglie “Karissima” e che fu seppellita con un corredo piuttosto abbondante di vasi in ceramica e vetro. Essa non è l’unica donna che il ricordo delle iscrizioni funerarie ci ha restituito per Ventimiglia: si contano infatti almeno 47 nomi di donna, tra bambine donne adulte, che vissero tra il I ei V secolo d.C., testimoniando come, se la storia, soprattutto quella antica, parla di imprese compiute da uomini, anche le donne hanno lasciato un segno di sé, che grazie all’archeologia torna alla luce con rinnovato vigore.

Un’altra iscrizione ci lascia un ritratto scolpito a rilievo nella lastra di pietra: è quello di Statoria Quarta, che tra IV e V secolo d.C. volle essere ricordata mentre indossa i suoi gioielli, una collana e un bracciale, simboli del suo status sociale. 

E’ questa l’occasione per il Conservatore del Museo, Daniela Gandolfi, di presentare un ritratto scultoreo di donna, purtroppo in pessime condizioni forse perché subì un’intenzionale damnatio memoriae, o forse perché non sopravvisse alle ingiurie del tempo, interpretato con il dolce volto della giovane principessa Sallustia Orbiana, che fu sposa dell’imperatore Alessandro Severo, ma che fu poi vittima di intrighi di corte in un momento in cui le donne della casa imperiale avevano quasi più potere degli uomini. 

 

Dopo aver parlato delle più antiche donne di cui si ha notizia per Ventimiglia, è il momento di fare un passo indietro, e di ricordare il più antico culto che accomuna tutti i popoli della terra in ogni tempo e in ogni luogo: il culto per la dea Madre, Gaia per i Greci, facendo notare come da sempre l’uomo identifichi lo spirito fecondo della natura e della terra con il femminino, col principioo femminile della donna che produce la vita.

 

Ritorniamo al percorso storico, con il racconto della triste vicenda di Beatrice Lascaris di Tenda, discendente dei Conti di Ventimiglia, nobildonna vissuta a cavallo del XV secolo che, andata in sposa a Filippo Maria Visconti per puro matrimonio di convenienza, fu accusata poi da questi, lei 20 anni più anziana di lui, di adulterio. Questa tragica storia ispirò un melodramma storico di Bellini che, fiasco alla prima, vide finalmente il successo nel 1964, portando alla ribalta nazionale una storia tutta ventimigliese.

 

Saliamo nel tempo ai secoli XVII e XIX: notiamo che le fonti, iconografiche soprattutto, e pittoriche in particolare, sono molto avare di ritratti femminili, mentre abbondano, a Ventimiglia come del resto in tutta la Liguria, ritratti di privati maschili. Non si può far altro quindi, che andare a scartabellare l’Archivio di Stato alla ricerca di un qualche segno che strappi all’anonimato le dame della nobiltà e della ricca borghesia ventimigliese. E scopriamo che alcune donne di Ventimiglia, di classe ovviamente agiata, oltre ad essere state donne esemplari, madri e dame di casa integerrime, anche dopo la morte volevano lasciare segno della loro bontà d’animo e della loro dedizione ai figli. nei loro testamenti si legge la tensione alle opere di carità, quelle che oggi sono le opere di solidarietà nei confronti dei poveri e degli orfani. Si legge così il ritratto di una donna a suo modo, cercando di non cadere in termini anacronistici, impegnata nel sociale, atenta alle esigenze delle fasce più deboli.

 

Agli inizi del ‘900 giunge in Riviera Ellen Wilmott, una botanica inglese che, probabilmente ispirata dalla visita ai già esistenti Giardini Hanbury, acquista Villa Boccanegra e ne cura personalmente il giardino. Nell’impostazione datale dalla Wilmott, il giardino sopravvive ancora oggi, curato dagli attuali proprietari, ben orgogliosi del prezioso bene di cui sono custodi.

 

Un accorato ritratto di Grace Kelly ci porta alla seconda metà del ‘900. La Principessa Grace, così lontana e così vicina (il Principato di Monaco è a pochi km dal confine), venne alcune volte in incognito a Ventimiglia, per passeggiare tra i banchi del famoso mercato cittadino del Venerdì. Il ricordo di lei, della sua favola tragicamente conclusasi è ancora vivo sia nei sudditi monegaschi che anche qui in Italia, soprattutto in coloro che ebbero occasione di incontrarla dal vivo, proprio al mercato di Ventimiglia.

 

Ed arriviamo al presente. Dopo questa bella carrellata di donne della storia di Ventimiglia, è ora il momento di presentare una giovane artista vivente, Rebecca Ballestra. Il salto è notevole, da un excursus storico di donne di cui permane il ricordo ad una giovane artista contemporanea, viva e attiva, le cui opere, fotografie, installazioni, lasceranno ricordo di sé nel futuro. Un modo anche per familiarizzare con l’arte contemporanea, di cui troppo poco conosce e capisce chi non è addetto ai lavori.

 

Infine, a conclusione degna di un interessante convegno sulla donna, un intervento che mira a calare la donna di Ventimiglia, la donna comune, la donna madre e moglie e grande lavoratrice, nella sua condizione più quotidiana, più autentica. E quale modo migliore se non utilizzare il dialetto, un dialetto che ancora molti qui capiscono, ma che inevitabilmente si sta perdendo, per rendere omaggio a queste donne? Donne lavorarici, attente, instancabili, oculate amministratrici, responsabili della casa…tutto si può riassumere in questo detto popolare (opportunamente tradotto dal dialetto): “L’uomo che vuole vivere in pace lascia fare alla donna e tace

 

Con questo, auguri a tutte le donne…

Marina Lo Blundo

 

   

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