La collezione archeologica di Casa Buonarroti a Firenze

La collezione archeologica di Casa Buonarroti a Firenze

Casa Buonarroti a Firenze è la casa in cui visse per qualche tempo Michelangelo Buonarroti, prima del suo trasferimento a Roma, e che rimase di proprietà della sua famiglia e dei discendenti fino ai giorni nostri.

Tutta la casa è storicamente incentrata sull’esaltazione dell’avo artista. A Michelangelo Buonarroti il Giovane, che fu il primo e più devoto tra i discendenti, si deve l’allestimento della casa, la decorazione pittorica di alcune sale, come la Galleria, la Camera del Dì e della Notte, a cura dei più importanti artisti attivi a Firenze nei primi decenni del Seicento, come Pietro da Cortona e persino Artemisia Gentileschi.

In questo articolo non interessa approfondire quest’aspetto, di devozione e celebrazione dell’antenato illustre, quanto un altro aspetto, figlio del tempo nel quale Michelangelo Buonarroti il Giovane, e successori, si muoveva: ovvero il collezionismo di antichità, passione che egli condivideva con gli esponenti della Famiglia Medici che governavano Firenze e che avevano una cospicua collezione di antichità (dislocata oggi principalmente tra il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, la Galleria degli Uffizi e Villa Corsini).

Una porzione della collezione archeologica di Casa Buonarroti a Firenze

La collezione archeologica di Casa Buonarroti a Firenze

La collezione archeologica di Casa Buonarroti a Firenze consta di circa 150 pezzi piuttosto eterogenei per tipologia, epoca, materiale, produzione.

La collezione in sé in effetti non è così ampia, tuttavia è degna figlia del tempo in cui fu costituita: furono infatti Michelangelo Buonarroti il Giovane nella prima metà del Seicento e Filippo Buonarroti nella seconda metà – inizi Settecento, a costituirla. Filippo Buonarroti in particolare si dedicò ad accrescere la collezione di manufatti etruschi.

Per le alterne vicende, non sempre del tutto chiare, che i musei di Firenze hanno attraversato all’atto dell’Unità d’Italia, la collezione archeologica di Casa Buonarroti dovette lasciare la sua sede abituale per finire in deposito al Museo archeologico Nazionale di Firenze appena costituito nel 1882. Solo nel 1965 alcuni pezzi poterono tornare a Casa Buonarroti e infine dal 1996 la collezione è tornata interamente nella sede originale. La storia è molto ben riassunta in un post appositamente dedicato sul blog del Museo archeologico Nazionale di Firenze.

Urne cinerarie etrusche in terracotta dipinta

La collezione: i reperti etruschi

Ciò che più attrae l’attenzione nella collezione archeologica di Casa Buonarroti è senz’altro il nucleo di reperti etruschi: non solo i vasi in bucchero, ma soprattutto le urne cinerarie conservate con la loro policromia originaria e la stele fiesolana di Larth Ninie (di cui al Museo archeologico Nazionale di Firenze si trova il calco).

La stele fiesolana di Larth Ninie

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La stele fiesolana di Larth Ninie

Datata alla seconda metà del VI secolo a.C. la stele di Larth Ninie è in arenaria grigia, alta 1,38 m, di forma rettangolare ma con la parte superiore tondeggiante e porta a rilievo la figura di profilo di un guerriero, Larth Ninie, appunto, come iscritto sul lato destro della stele. Larth Ninie è raffigurato in piedi, armato di lancia e con una piccola ascia in mano. Ha una lunga chioma; potrebbe essere stato un capo aristocratico di cui la stele è il monumento funerario.

Le stele fiesolane sono segnacoli funerari etruschi tipici dell’areale di Fiesole. La stele di Larth Ninie è la più nota, ma nel corso del tempo e delle ricerche archeologiche ne sono venuti in luce molteplici esemplari tra Fiesole, il Mugello, ma anche l’areale di Prato e Artimino (qualche anno fa una mostra a Palazzo Pretorio a Prato – L’ombra degli Etruschi – affrontò proprio il tema della diffusione di questo particolare tipo di manufatti nella regione).

Nello specifico, la stele di Larth Ninie, così verticale e oblunga, era murata in una delle pareti del cortile di Casa Buonarroti fino a che nel 1882 essa fu distaccata e portata al Museo archeologico Nazionale. Nel 1965 ritornò a casa sua, ma non fu più murata nel cortile. In compenso, nel cortile di Casa Buonarroti rimangono murate alcune iscrizioni latine.

Le urne cinerarie

Le urne cinerarie della collezione di Casa Buonarroti esposte nella Sala Archeologica Stefano Corsi, al piano terra di Casa Buonarroti, sono cinque, due in alabastro e tre in terracotta.

Un’urna, frammentaria, in alabastro, fa intravvedere la rappresentazione della scena dell’Odissea di Ulisse con le Sirene; la rappresentazione non deve stupire: le urne cinerarie etrusche, sia quelle di produzione volterrana in alabastro, che quelle di produzione chiusina in terracotta, portano spesso sulla cassa rappresentazioni di episodi mitologici. Sull’urna, della II metà del II secolo a.C. purtroppo manca proprio la figura di Ulisse legato all’albero maestro della nave. Tuttavia la rappresentazione è abbastanza inequivocabile per la presenza delle tre figure femminili: femminili nel busto (le teste sono perdute) ma non nelle gambe che sono piuttosto delle grosse zampe di uccello; nell’iconografia greca, infatti, così come nella narrazione omerica, le Sirene non hanno l’aspetto che noi tutti conosciamo, metà donna e metà pesce, ma hanno piuttosto l’aspetto di uccelli che col loro canto inducono i marinai e le loro navi alla rovina. In questa raffigurazione l’originaria natura di uccello rimane nelle gambe/zampe, mentre in mano le tre Sirene tengono strumenti musicali con i quali creare melodie per condurre alla distruzione la nave di Ulisse.

Urna cineraria frammentaria in alabastro con scena di Ulisse e le Sirene

Altre due urne cinerarie sono invece in terracotta, di produzione chiusina, ovvero di Chiusi, e rappresentano due scene di guerra. La particolarità di queste due urne è data dai colori decisamente accesi dei rilievi e dell’iscrizione. Un’urna è maschile, come mostra il coperchio sul quale si trova una figura maschile recumbente, ovvero semistradiata sul letto, agghindata con una corona in testa, una grossa ghirlanda al collo e con in mano una patera ombelicata, secondo l’iconografia tipica delle urne cinerarie chiusine del II secolo a.C. La scena sulla cassetta, piuttosto concitata, è un’istantanea di guerra, nella quale un personaggio atterrato, centrale, sta per ricevere il colpo definitivo da un guerriero barbato sull’estremità della scena, mentre alle sue spalle un suo compagno sta per sferrare un colpo contro un guerriero barbato armato di scudo. I dettagli del colore, così vividi, rendono ancora di più la concitazione della battaglia. La policromia parrebbe essere originale.

Urna cineraria maschile in terracotta dipinta

L’altra urna, da attribuire ad un personaggio femminile raffigurato sul coperchio con la testa velata, semidistesa su alti e morbidi cuscini, riporta sulla cassetta una scena molto diffusa sulle coeve urnette cinerarie in terracotta di produzione chiusina realizzate in serie: un episodio del mito trasposto da Eschilo nella tragedia dei Sette contro Tebe, ovvero il duello tra i due fratelli Eteocle e Polinice che si danno la morte l’un l’altro. Questa raffigurazione si ritrova davvero di frequente sulle urnette chiusine in terracotta policroma: una bella selezione la trovate al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, per esempio.

Urna cineraria femminile in terracotta dipinta

Gli altri reperti esposti della Collezione archeologica di Casa Buonarroti

Esposti nelle vetrine della Sala Archeologica Stefano Corsi di Casa Buonarroti si trovano, accanto a pochi buccheri di produzione etrusca (una oinochoe – brocca per il vino – in bucchero pesante e alcune coppe che richiamano certi esemplari esposti anche al Museo Archeologico Nazionale di Firenze), alcuni piccoli bronzetti etruschi, del vasellame in ceramica a vernice nera ancora di produzione etrusca (fine IV – III secolo a.C.) e un simpatico maialino di terracotta, un giocattolino di età romana dagli occhietti buffi.

Maialino giocattolo in terracotta di età romana

Vi è poi una selezione di lucerne di età romana di varia epoca e tipologia e alcuni frammenti di lastre campana.

Completano la collezione due statue di togato romano del I secolo d.C. integrate, nel 1627, da Antonio Novelli e Bastiano Pettirossi. Le statue in marmo hanno integrazioni della testa e delle mani in pietra serena. L’esito non è proprio dei migliori, ma è senz’altro figlio del gusto del tempo.

I reperti hanno doppia numerazione inventariale: un inventario della Collezione Casa Buonarroti e un inventario del Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Su alcuni dei reperti ceramici si conservano i cartellini incollati con il numero di inventario e la scritta vergata a mano “Michelangiolo“: documento importante per ricostruire la storia della collezione.

Coppa a vernice nera con la doppia inventariazione “47 Michelangiolo” e 5908 (Museo Archeologico Nazionale di Firenze)

Visitare Casa Buonarroti a Firenze

Il Museo di Casa Buonarroti è aperto dal mercoledì al lunedì (chiusura settimanale martedì) dalle 10 alle 16.30. Il biglietto intero è di 8 euro, il ridotto 5 euro. Non serve prenotazione neanche in tempi di COVID.
La collezione archeologica naturalmente è una sezione che, per quanto importante, non è certo l’unico motivo per cui vale la pena di visitare Casa Buonarroti. Io consiglio vivamente la visita. Allo stesso modo, se volete approfondire la conoscenza delle collezioni etrusche a Firenze, consiglio vivamente la visita al Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

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