A Milano, a parlar di didattica museale

Blogger al Museo Bagatti Valsecchi

Lunedì 6/03 sono stata a Milano. Città in cui non mi reco praticamente mai perché erroneamente la ritengo lontana. Eppure è alla stessa distanza di AV da Roma. Ora, è noto che io ami talmente Roma da non avere dubbi su quale città prediligere ogni qualvolta si presenta l’occasione. Tuttavia Milano ha un patrimonio (neanche troppo) nascosto che vale la pena di scoprire.

Prendete il Museo Bagatti Valsecchi, per esempio. Fino a che non ho saputo di un incontro tra blogger per parlare di didattica museale neanche ne conoscevo l’esistenza. Invece ho scoperto un gioiello.

Museo Bagatti Valsecchi, la Galleria delle Armi

Il Museo Bagatti Valsecchi è una casa-museo. Donata nel 1974 dal Barone Bagatti Valsecchi alla città di Milano, è visitabile come museo dal 1994. Si trova nel cuore della MilanoBene, nel Quadrilatero della Moda. In una traversa di Via Montenapoleone, per capirci. I due Bagatti Valsecchi, Giacomo e Fausto, che nell’800 acquistarono questo palazzo e lo arredarono in stile rinascimentale, con arredi, dipinti, mobilio e decorazioni tutte in stile cinquecentesco (non solo il Cinquecento lombardo, ma ampliando i propri orizzonti anche altrove), crearono una collezione che pur nella sua bizzarria e nel suo eclettismo, ha comunque un filo logico e coerente. Un po’ diverso quindi dal Museo Stibbert di Firenze, l’unico esempio col quale mi viene di fare un paragone, casa di un eccentrico ricco inglese il quale la arredò con collezioni di armi di qualsiasi epoca e di oggetti disparati raccolti in viaggio per il mondo sempre, più o meno, nello stesso periodo dei Bagatti Valsecchi.

Spiegare un museo del genere pone delle sfide non da poco: siamo in un edificio in cui contenitore e contenuto sono strettamente legati, in cui l’uno non sussiste senza l’altro; se quest’aspetto può sembrare un aiuto (ci si riesce a calare nella vita dei proprietari della casa e a conoscerne il gusto), in realtà pone infiniti spunti di riflessione e interrogativi su come e cosa raccontare. Il racconto, si sa, è fondamentale, e il coinvolgimento dev’essere al primo posto.

Al Bagatti Valsecchi la responsabile della didattica e la responsabile dell’ufficio stampa ci hanno raccontato il museo, innanzitutto, quindi le varie iniziative per bambini, per adulti, per le scuole e per i gruppi. Le iniziative didattiche sono a budget zero, dice la responsabile, il che vuol dire solo una cosa: rimboccarsi le maniche ed essere sempre pronti ad accogliere e a rispondere a nuovi stimoli.

Non vi sto a raccontare tutte le belle cose che sono in programma al Museo Bagatti Valsecchi. Per quelle rimando al sito web e agli account social. Qui riporto alcune mie riflessioni a margine di quest’incontro, che ho scritto mentre il Frecciarossa mi riportava verso Firenze.

Sul caminetto del salone è scritto un monito rivolto dal marito Giacomo Bagatti Valsecchi alla moglie Carolina Borromeo e alle sue amiche: vietato parlar male degli assenti! Una delle tante storie di questa casamuseo

Innanzitutto l’incontro: organizzato da una blogger che si occupa di arte, dunque da una artblogger, se mi passate il termine, Caterina di Artpost Blog. Ha chiamato per quest’evento una serie di blogger provenienti non soltanto dal comparto arte e musei (io per esempio ero l’unica museumblogger presente), ma anche dal settore travel e kids. La cosa sulle prime mi ha sorpreso, poi in realtà ho capito lo spirito del gruppo: più voci, con attenzioni diverse e approcci differenti al tema museo e didattica. I bambini sono i principali destinatari della didattica museale, anche se va detto che didattica è tutto ciò che il museo offre a tutti i suoi visitatori e che attività come le visite guidate, ma anche laboratori, incontri, percorsi ad hoc possono e devono essere studiati anche per un pubblico adulto, o comunque diversificato. Per quanto riguarda il settore viaggi, invece, beh… i travelblog svolgono un ruolo importantissimo nella diffusione della conoscenza del nostro territorio e del nostro patrimonio. Non è strano che i blog di viaggi si soffermino sui musei e ne parlino, e li promuovano. E va considerato un aspetto: i travelblogger tenderanno a promuovere, e dunque a presentare ai loro lettori, i musei che più si rivelano interessanti, coinvolgenti, attrattivi. E l’attrattività di un museo si misura attraverso il suo impegno nella didattica a tutti i livelli e attraverso l’accoglienza dei pubblici.

Un leone veramente brutto su un dipinto cinquecentesco: evidentemente il pittore non ne aveva mai visto uno e ha giocato di fantasia. Una delle tante storie che affascinano i piccoli visitatori del Museo Bagatti Valsecchi

Se mi soffermo un attimo ad analizzare la presentazione del Bagatti Valsecchi, curata da chi vi lavora da anni e pone al primo posto l’attenzione al visitatore, non posso far altro che notare come questo museo, per quanto piccolo e anche poco noto fuori Milano (scuole a parte, la maggior parte dei visitatori è straniera), faccia i salti mortali per rendere l’esperienza di visita un qualcosa di davvero esclusivo e particolare, qualcosa che lasci un ricordo profondo in chi lo visita. Tanti piccoli accorgimenti, tante piccole idee, come il silent book, fatto solo di dettagli, che costringe il visitatore ad osservare con occhio attentissimo e minuzioso tutto ciò che ha intorno.

Dice la responsabile della didattica che in realtà lei è responsabile di se stessa. Una sola persona gestisce e coordina, pensa e crea le attività didattiche. Una persona sola a budget zero. E inevitabilmente ho pensato a tutti quei musei, e sono tanti, anche più grandi e più noti, che non hanno nulla di tutto ciò o che se ce l’hanno, relegano la didattica ad un’attività accessoria e poco importante. Grave, gravissimo errore. Il museo non campa di se stesso. Un museo non è bello perché espone degli oggetti belli. Gli oggetti da soli non parlano se non c’è qualcosa, un medium, che può essere la voce di una guida, un’app gratuita, un’audioguida, pannelli esplicativi, schede didattiche, schermi touchscreen e qualunque altra cosa ci possa venire in mente. Dobbiamo smettere di pensare che tanto la gente al museo ci va lo stesso. No. I visitatori diventano tali quando sono messi in condizione di farlo. Se un museo è poco pubblicizzato, o poco comunicato, nessuno lo conosce in partenza, neanche ne conosce l’esistenza. Oggi è diventata imprescindibile una comunicazione che copra tutti i fronti dei media. Bisogna innanzitutto partire da lì. Ma non basta. Perché io posso promuovere il mio museo e comunicare che ha la collezione più bella del mondo, la storia più intrigante, gli oggetti più spettacolari, ma se poi attiro i visitatori ed essi si trovano davanti un luogo non accogliente, sia dal punto di vista del percorso che didattico, allora si sta sbagliando qualcosa.

Museo Bagatti Valsecchi, la camera da letto verde

La cosa che ho apprezzato della presentazione del Museo Bagatti Valsecchi è stata la compresenza del settore didattica e del settore comunicazione: le rappresentanti dei due uffici (che fanno capo a loro stesse, ma poco importa) si sono alternate nel raccontarci le attività e la vita del museo. I due aspetti, della comunicazione e della didattica, vanno e devono andare di pari passo. Sono due facce di una stessa medaglia e la medaglia è il museo come istituzione viva, vitale, aperta al pubblico e ai pubblici, in dialogo con la propria città; sono le due espressioni di un unico progetto. In fondo la didattica non è che una branca della comunicazione. Comunicazione infatti non è solo orari e info utili, comunicati stampa e inviti alle inaugurazioni delle mostre. Comunicazione è tutto: è il dialogo che si instaura con il visitatore, attraverso i mezzi che gli vengono forniti per vivere al meglio l’esperienza di visita. Invece, in tanti, troppi musei, siamo ancora ben lontani da quest’obiettivo. Bisogna lavorare in questa direzione.

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