Marmi del Partenone: Ritorno al Futuro

Dove devono stare i marmi del Partenone? A Londra, dove sono arrivati per contingenze storiche, o ad Atene, dove tutti i Greci li vorrebbero in quanto espressione della loro identità storica e culturale? In Europa vi sono alcuni comitati internazionali che lavorano nella direzione della restituzione, meglio della riunificazione dei marmi ad Atene. Tra di essi, è nato da pochissimo il Comitato Italiano per la riunificazione dei Marmi. È stato presentato a TourismA il 19 febbraio, nel corso di una tavola rotonda moderata da Stefania Berutti e che ha visto la partecipazione, oltre che del Presidente del comitato Louis Godart, anche della ministra greca della cultura, Lydia Koniordou.

Chiunque conosca il Partenone (chi vuole fare un breve ripasso corra subito a vedere quest’archeoinfografica) sa che le sculture che ne adornavano i frontoni, le metope e il fregio interno si trovano al British Museum. Come vi siano arrivate è presto detto: nei primi anni dell’Ottocento Lord Elgin, diplomatico ad Atene, portò via dall’Acropoli, prendendo accordi ai limiti della legalità col governo ottomano, tutte le sculture che ancora si trovavano in posto, nonostante i tantissimi danni subiti nel corso dei secoli dal monumento (non ultimo un bombordamento, comandato dal veneziano Morosini, in quanto il Partenone era stato trasformato in polveriera). I marmi arrivarono dunque a Londra, in parte andarono dispersi in un naufragio, e dopo molte trattative furono acquistati dal British Museum ad un prezzo davvero irrisorio.

Vignetta di Stefano Di Giacomo
Vignetta di Stefano Di Giacomo

All’indomani dell’indipendenza greca, i Greci iniziarono a richiedere la restituzione dei marmi. Ma questa rimase una voce inascoltata che si sopì quasi subito. Fu poi negli anni ’80 del Novecento, con la ministra greca della cultura Melina Merkouri, che tornò a farsi pressante la voce della Grecia nella richiesta di restituzione. Da allora il popolo greco non ha mai smesso di chiedere indietro i marmi del Partenone. Il Regno Unito, per parte sua, fa orecchie da mercante. Il nuovo Museo dell’Acropoli è concepito in modo da ospitare, un giorno, proprio le sculture oggi al British. Ma neanche questo smuove gli animi a Londra, nonostante l’allestimento del British Museum sia decisamente vecchio, stantìo, e non valorizzi minimamente queste sculture che sono tra le più importanti opere dell’arte greca conservate e conosciute. Senz’altro l’allestimento attuale non rende loro giustizia. E i Greci, ma non solo, sono alquanto indignati.

Per capire quanto in Grecia sia fortemente sentita la questione dei Marmi del Partenone basta parlare con uno di essi. Se poi quella persona è la ministra greca della cultura, Lydia Koniordou, il messaggio arriva ancora più forte e chiaro: il Partenone non è semplicemente un monumento, è il monumento. Ha un valore simbolico talmente forte da diventare universale. La ministra a TourismA l’ha definito il bigbang della civiltà occidentale, europea, non solo greca. Dal punto di vista del significato, tenere separato il monumento dal suo apparato scultoreo è un’operazione che priva di senso sculture e architettura. Un contenitore vuoto, l’uno, un insieme di figure senza capo né coda, l’altro. Occorre dunque ricostituire l’intero contesto, riunificare i marmi al loro supporto.

L'immagine simbolo del CIRMAP è il disegno del Partenone realizzato da Ciriaco d'Ancona nel XV secolo, quando ancora le sculture erano in posto
L’immagine simbolo del CIRMAP è il disegno del Partenone realizzato da Ciriaco d’Ancona nel XV secolo, quando ancora le sculture erano in posto

I vari comitati internazionali sorti nel corso degli anni, l’ultimo dei quali, CIRMAP, in Italia proprio a TourismA (qui la pagina fb del Comitato), puntano proprio sul concetto di riunificazione dei marmi. Non di una restituzione parziale, ma della riunificazione, perché si riporti tutto al contesto originario. Nel corso della tavola rotonda del 19 febbraio (qui il programma dell’intervento) si è insistito molto su questo punto. Non è semplicemente un vezzo, quello greco, non un capriccio infantile, ma proprio una questione culturale innanzitutto, e di identità nazionale, ovviamente.

Nel corso della tavola rotonda sono intervenuti i rappresentanti di alcuni comitati internazionali. Tutti hanno insistito sulla necessità di coinvolgere innanzitutto l’opinione pubblica nella discussione. Quest’aspetto è importante soprattutto in UK, dove i marmi si trovano, perché è solo informando le persone, la gente, chi non è addentro alla questione, che si può sperare di avere un consenso. Tra i vari personaggi intervenuti, voglio ricordare Matthew Taylor, dell’International Association for the Reunification of the Parthenon Sculptures, nonché autore del blog Elginism. E subito mi ha attratto il termine Elginism, che deriva naturalmente dal nome di Lord Elgin e che ha un significato molto particolare: indica infatti, in Inglese, un atto di vandalismo culturale. Non credo che serva commentare altro. Nel suo blog, Taylor racconta vari casi di Elginism, in alcuni casi risolti bene, in altri risolti male, mentre l’interesse costante rimane rivolto ai Marmi del Partenone.

Se i marmi del Partenone potessero parlare...
Se i marmi del Partenone potessero parlare…

La tavola rotonda è stata seguita, con l’hashtag #londraAtene, anche su twitter dove in parecchi hanno partecipato. Il sentimento comune è a favore della restituzione, mentre il rifiuto del Regno Unito viene visto come un atto di prevaricazione. Fin qui tutto bene. Poi, ahimè, una nota stonata, che fa capire quanto dobbiamo ancora lavorare anche in casa nostra per sfatare miti e leggende duri a morire. Sì, perché più d’uno, al sentir parlare di riportare i marmi del Partenone a casa propria, ad Atene, ha tirato in ballo la Gioconda. È evidente quanto ancora sia radicata negli animi la leggenda che la Monnalisa di Leonardo sia stata sottratta all’Italia, quando invece fu Leonardo stesso a portarla in Francia! Questa digressione sembra apparentemente fuoritema, ma in realtà il discorso è sempre lo stesso: solo un’opinione pubblica informata è consapevole di ciò che avviene in ambito culturale.

Per concludere, vi lascio il link all’intervista che i ragazzi di Let’s Dig Again hanno fatto a Stefania Berutti proprio riguardo la nascita del Comitato e la questione dei marmi del Partenone. Buon ascolto!

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