#BigBangData: l’inizio di una nuova era (intervista a Domenica Pate)

Io me la ricordo la nascita delle Archeostickers. A vederla da fuori sembrava una ragazzata, una cosa divertente (molto divertente) che finisce lì. Invece era un modo per andare oltre l’opera d’arte antica, che partiva da essa per risalire a tutte le informazioni disponibili in formato open, ed avere così un quadro completo su quell’opera. Un esempio per tutti:

79_arringatore

Cliccando sull’archeosticker dell’Arringatore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze si aprono tutte le info, meglio, tutte le risorse online, relative alla statua. Un bel servizio, altro che due risate e basta.

Le archeosticker sono l’aspetto più pop di un sentimento diffuso, tra gli archeologi e non solo, a livello di beni culturali, della necessità di liberare i dati e le informazioni, renderli fruibili a chiunque, a fini di studio, di ricerca, di diletto, di informazione. L’ICCD (Istituto Centrale del Catalogo e della Documentazione che fa capo al MiBACT) ha avviato da qualche tempo un progetto per rilasciare i suoi moltissimi dati in modalità aperta su OpenICCD, una piattaforma predisposta appositamente per la condivisione di dati aperti.

locandina_bigbangdata_locandina_social-721x1030Da questa esperienza nasce Big Bang Data openICCD e workshop di debugging* colalborativo. Il 31 gennaio a Roma si parlerà delle problematiche legate al debugging e al riutilizzo dei dati aperti. In particolare durante la mattinata il workshop verterà sulle potenzialità, i limiti e il livello di usabilità dei dataset*, in un continuo scambio tra chi si occupa di liberare i dati, chi li utilizza per ricerca e lavoro e tutti i partecipanti alla giornata, mentre nel pomeriggio si parlerà di buone pratiche di riuso dei dati.

Non sto qui a raccontare tutto quanto. L’articolone di Professione Archeologo sull’argomento è più che esaustivo, per cui vi rimando ad esso: http://www.professionearcheologo.it/bigbangdata-il-come-e-il-perche-di-un-workshop-di-debugging-collaborativo-su-openiccd/

Ma non mi sono accontentata. E insomma che ho fatto 3 domande a Domenica Pate di Professione Archeologo, partner insieme ad Archeopop e a Opensensordata dell’ICCD in quest’impresa, per sentire dalla viva voce di chi è coinvolto in prima persona in cosa consisterà il workshop di martedì 31 gennaio.

Dunque: com’è nata l’idea di una giornata di questo tipo?

È tutta colpa di Luca Corsato 😉

Come Luca stesso racconta in questo post https://blog.osd.tools/debug-e-riuso-dei-beni-culturali-217a6ef8d436#.tk69874tg, nel 2015 la sua società, Opensensorsdata, ha avviato una collaborazione con lCCD con lo scopo di accompagnare l’istituto e i suoi dipendenti nel processo di apertura e rilascio dei suoi ricchissimi archivi in modalità aperta, che trovano spazio sulla piattaforma OpenICCD. Qui, nel tempo, saranno resi disponibili e liberamente consultabili tutti i dati aperti relativi all’enorme catalogo dei beni culturali italiani, di cui ICCD è custode.

Il workshop Big Bang Data nasce con l’idea di “testare” in qualche modo i dataset già rilasciati (che sono tantissimi!), capendo anche dove andare a lavorare in futuro, e di farlo coinvolgendo i destinatari di tutta questa operazione, che non sono altro, poi, che tutti coloro che per un motivo o per un altro lavorano nel settore dei beni culturali e dell’innovazione e che potranno riutilizzare questi dati per le più svariate attività: ricerca, comunicazione, gestione del territorio, business. La prima parte della giornata sarà quindi molto operativa, un vero e proprio workshop la cui base sarà il dialogo tra tutti i presenti e non vedo l’ora di sapere cosa verrà fuori. Mentre il pomeriggio sarà una riflessione più ampia sui dati aperti in ambito culturale con esempi e buone pratiche già ben avviate.

Perché è importante che l’ICCD si sia aperto a tali argomenti?

Per le pubbliche amministrazioni è diventato un obbligo rilasciare i propri dati in modalità aperta, ma nel caso dell’ICCD la cosa ha secondo me un risvolto sociale di non poco conto: i beni culturali sono beni comuni il cui valore va molto al di là di quello economico ed è importante che le informazioni relative ad essi siano a disposizione di tutti. È poi anche una questione di opportunità: gli archivi dell’ICCD sono una ricchezza di conoscenza, e rilasciandoli come open data essi possono generare altra ricchezza, altra conoscenza ed innescare meccanismi in cui sapere e creatività si intrecciano e producono qualcosa di nuovo e, chissà, magari anche di inaspettato.

Curiosità: il nome Big Bang Data da dove viene? Dal big bang o dalla serie tv The big bang theory?

Beh, cercavamo un nome d’effetto, che avesse all’interno la parola “dati” o “data” e l’ispirazione mi ha colpito all’improvviso durante… credo fosse uno dei tanti Google Hangout che abbiamo fatto mentre immaginavamo il progetto. Eh sì, mi sono lasciata ispirare dalla serie tv, perché l’assonanza rende il nome familiare e anche curioso, almeno secondo me, ma è bello pensare a questo workshop come l’inizio di qualcosa che, un po’ come l’evento che ha dato origine all’universo, continuerà a produrre i suoi frutti anche nel prossimo futuro.

 

Glossario:

*debugging: il debugging, o debug, è l’individuazione dell’errore. È un termine prettamente informatico, ed è l’attività del programmatore che va ad individuare il bug, l’errore, rilevato in un software. In questo caso il debugging è l’individuazione delle problematiche relative alla “liberazione” dei dati: cosa manca ancora? Cosa è perfettibile? Il debug va alla ricerca, e alla risoluzione, di queste mancanze.

*dataset: un altro termine informatico che indica una collezione (un set) di dati strutturati all’interno di un database.

 

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