Un appello per salvare il Centro Luigi Pecci

Mi è stato chiesto di sottoscrivere e diffondere un appello per salvare il Centro Luigi Pecci di Prato, centro per l’Arte Contemporanea di Prato che rischia di veder chiudere la propria Biblioteca e il Centro di Documentazione, Didattica e Ricerca: un grave danno sia per la vita culturale di Prato e della Toscana, che per l’Arte Contemporanea in Italia e , ovviamente, per le 9 persone attualmente impiegate negli istituti a rischio, che da un giorno all’altro potrebbero ritrovarsi senza lavoro. Mi è stato chiesto di spargere la voce, di dire a chiunque il più possibile di sottoscrivere l’appello, inviando un’e-mail all’indirizzo appositamente creato appellomuseopecci@hotmail.it. E lo faccio, nel modo che so fare meglio: scrivo un post e lo spammo in rete, e chiedo a tutti voi di fare altrettanto, perché siamo sempre lì, tutti i giorni, a parlare di cultura, a farci belli con i Bronzi di Riace che fanno notizia perché tornano al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, ma poi nella vita culturale italiana di tutti i giorni le realtà che fanno meno notizia (una biblioteca di un Centro per l’arte contemporanea: ma chi se la fila?) sono perennemente in pericolo, a rischio chiusura. E’ questo il problema del Patrimonio Culturale Italiano, che se non fa notizia va affossandosi giorno dopo giorno nell’indifferenza più totale.

Non mi perdo in altre chiacchiere, vi riporto molto semplicemente il testo dell’Appello. Leggetelo e sottoscrivetelo!

Dopo l’abbandono del progetto per un Museo d’arte contemporanea nell’area delle ex Officine Galileo a Firenze, la chiusura del Palazzo delle Papesse a Siena e in seguito ancora a Firenze di Ex3, il mondo dell’arte in Toscana apprende dalla stampa la riprovevole situazione generata al Centro Luigi Pecci di Prato dalla ventilata dismissione di aree e servizi essenziali, quali Biblioteca e Centro di Documentazione, Didattica e Accoglienza, e la conseguente messa a rischio di 9 posti di lavoro.

La notizia sconcerta, perché da qualche anno il Centro Pecci è considerato museo regionale, finanziato dalla Regione Toscana con un contributo annuale di 500.000,00 euro “a fronte di attività espositive ed educative volte alla promozione dell’arte contemporanea”, e anche perché essa viene presentata quasi in contemporanea all’inaugurazione di un ampliamento dell’edificio museale, che dovrebbe servire a garantire un nuovo rilancio dello stesso Centro; non da ultimo, essa cade in mezzo alle polemiche generate dal tentativo di riportare in auge il progetto per realizzare sulla Calvana il Monumento al ventodell’artista Dani Karavan, suscitando la netta opposizione di geologi ed ambientalisti, operazione che costerebbe all’Amministrazione Comunale l’accensione di un mutuo di 500.000 euro.

Dopo aver assistito allo smantellamento di alcuni centri essenziali per la ricerca contemporanea, ci rifiutiamo di assistere al definitivo depotenziamento ed alla probabile futura chiusura di biblioteca e servizio educativo del Pecci  camuffati comeesternalizzazione dei servizi; un’operazione che avviene, tra l’altro, in assenza del parere di un Direttore artistico, il cui posto è attualmente vacante.

Ricordiamo che la biblioteca denominata Centro Informazione e Documentazione (CID)/Arti Visive è nata prima dello stesso museo, per volontà di un gruppo di studiosi diretti da Egidio Mucci e Pier Luigi Tazzi e dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Prato, e costituisce oggi una delle più importanti sedi di studio e di ricerca per l’arte contemporanea a livello nazionale, fondando la propria autorità informativa su una rete di scambio di pubblicazioni con musei, centri di documentazione e biblioteche specializzate su base internazionale, su un catalogo di oltre 40.000 titoli, realizzato in collaborazione con il Servizio Bibliotecario Nazionale, e su un’emeroteca con oltre 100 riviste internazionali di arte, fotografia, architettura e design a disposizione degli utenti, assieme a un servizio di orientamento e assistenza alla ricerca. In quest’ultimo anno è iniziata l’inventariazione dell’archivio dell’artista fiorentino Mario Mariotti, ed è in programma quello dell’archivio e biblioteca di una protagonista dell’arte di grande prestigio come Lara Vinca Masini, fondi che vanno ad aggiungersi a quelli di Ferruccio Marchi, editore del Centro Di, di Giancarlo Politi, editore di Flash Art, di Francesco Vincitorio, fondatore della rivista NAC, di Ermanno Migliorini filosofo e docente di estetica, e di altri studiosi, collezionisti e istituzioni che hanno creduto nel progetto e, infine, di una significativa raccolta di libri d’artista.

Dal momento della sua nascita (1983) ad oggi il CID ha progressivamente ridotto le sue competenze e orari di apertura per la diminuzione di fondi dovuta alla sempre più evidente crisi economica in cui versa la città di Prato, ed è ormai giunto a un punto tale che qualsiasi ulteriore depotenziamento comprometterebbe in maniera fatale le sue funzioni originarie. Una biblioteca specializzata non può essere ridotta, come si evince del piano di ristrutturazione e dalle interviste dell’attuale Sindaco Cenni, ad un semplice magazzino chiuso, a cui si accede solo per richiesta, ma deve rimanere un luogo aperto alla consultazione di artisti, studenti ed operatori del settore, e di chiunque voglia accedervi.

A sorprendere e sconcertare in tutta questa vicenda è la posizione di Regione Toscana e Comune di Prato, che dopo aver finanziato per 25 anni un centro di ricerca giungono ad una incomprensibile ipotesi di snaturamento e smantellamento che non potrà che ripercuotersi sulla stessa natura del Museo, trasformando quest’ultimo in un mero Centro Mostre, secondo criteri, a quanto si legge, di attendibilità assai dubbia. Ma tale conseguenza è evidentemente desiderata dall’attuale Consiglio di Amministrazione del Museo, se si deve credere alle dichiarazioni rese; che essa sia condivisa dalla mano pubblica appare perlomeno sospetto, e certo non eticamente meritevole.

Non è pensabile che i risparmi delle pubbliche amministrazioni avvengano sempre a spese di ricerca e cultura.

Al momento della sua nascita l’Amministrazione comunale di Prato non pensava al futuro “museo” come ad una istituzione con una vocazione unicamente espositiva e conservativa, ma come un “centro d’arte”: “una struttura culturale vivace, prevalentemente rivolta a promuovere la ricerca, la produzione e l’informazione nel campo delle arti visive…”, prese di posizione ben distanti da quelle dell’attuale consiglio d’amministrazione e dell’attuale sindaco di Prato che per la biblioteca prevedono “orari di apertura al pubblico più ristrettiprestiti su prenotazione ed on-linecosì da utilizzare il personale addetto anche in altre attività” snaturando così definitivamente ogni funzione della biblioteca come luogo d’incontro e scambio di idee e informazioni. A leggere queste dichiarazioni si comprende che i redattori della ristrutturazione non sono minimamente informati su come funzioni una biblioteca specializzata, su quale sia l’occupazione di un bibliotecario o su cosa significhi catalogare libri o archivi d’artista, acquisire materiali tramite un’attività di interscambio con altri musei e istituzioni internazionali.

Un Centro per l’arte contemporanea non può esistere senza servizi indispensabili come biblioteca e didattica, che garantiscono la crescita e l’interesse del pubblico del futuro per lo stesso Centro. Le motivazioni prettamente economiche che vengono addotte si rivelano deboli e pretestuose, allorché la stessa amministrazione che vuol ridurre il personale e l’orario dei servizi si propone di realizzare contemporaneamente un oneroso monumento pubblico, ad opera di un artista cui è già stato dedicato ampio spazio, e che, suscitando le resistenze e le proteste di un ampio settore della cittadinanza, getta un’ombra anche sulle reali motivazioni (apparentemente non dettate da interessi artistico-culturali pubblici) che spingono l’attuale Amministrazione a insistere per la sua realizzazione.

Proprio perciò chiediamo di sottoscrivere e diffondere questo appello a tutti coloro che hanno interesse alla salvaguardia di servizi essenziali del Centro Luigi Pecci, per lo studio e la ricerca sull’arte contemporanea, e perchè esso continui così a svolgere la sua funzione pubblica.

le mail di adesione vanno inviate a questo indirizzo

appellomuseopecci@hotmail.it

A tutti coloro che aderiscono all’appello sarà fornito un aggiornamento progressivo delle nuove adesioni
è sufficiente la dicitura sottoscrivo l’appello seguito da nome cognome, eventuale professione, e luogo di residenza

Per chi vuole approfondire il tema, segnalo anche un articolo apparso recentemente su ArtTribune sull’argomento.

Io ho fatto la mia parte, ora tocca a voi: abbiamo pochissimi giorni per sottoscrivere l’Appello e cercare di salvare il Centro Pecci di Prato. Io firmo, e voi?

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