Il museo che vorrei: meglio di niente, però…

Da pochi giorni il MiBAC – Direzione Generale per la Valorizzazione – ha indetto una consultazione pubblica con la quale si chiede agli utenti della rete di compilare un questionario sulle politiche di accesso ai luoghi della cultura dello Stato. Finalmente il Ministero scende in mezzo alla gente, chiede un parere al pubblico con l’intenzione di raccogliere i risultati, analizzarli, renderli pubblici e valutare le future strategie per una migliore accoglienza nei luoghi della cultura, in primis musei e aree archeologiche.

Da dipendente MiBAC non posso che essere favorevole all’iniziativa, che getta un ponte verso i visitatori utilizzando un sistema veloce, ancora più rapido dell’eventuale questionario che alcuni musei propongono a fine percorso di visita, e propositivo, perché non chiede un parere su una situazione di fatto, ma chiede proposte. O meglio, chiede quale tra le proposte presentate sembra la migliore. E qui arrivano le mie perplessità. Perché le domande non sono esattamente quelle cui mi aspetterei di dover rispondere per valutare l’accesso ai luoghi della cultura.

Questo il link al questionario: http://www.valorizzazione.beniculturali.it/consultazioneonline.html  e questo l’ashtag: #museochevorrei 

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Vediamo le domande:

1. Secondo lei è giusto pagare un biglietto di ingresso nei luoghi della cultura statali?

Immagino la risposta dell’italiano medio. Siamo in tempi di crisi, la maggior parte dei votanti dirà di no! Già assisto quotidianamente a scene patetiche di visitatori che venderebbero la madre per entrare gratuitamente in un museo il cui biglietto è di 4 euro (e per contro vedo anche scene pietose dall’altra parte per non concedere il gratuito…)

2. Secondo la sua esperienza ritiene che il prezzo dei biglietti sia mediamente adeguato rispetto a quanto è offerto in termini di proposta culturale?

Ma che domanda è? Dipende dal museo! O meglio, dal punto di vista del visitatore il prezzo del museo è giusto se rapportato alla qualità del museo e del percorso espositivo! I soldi del biglietto degli Uffizi sono ben spesi, assolutamente! Il “marchio” Uffizi è una garanzia, ha lo stesso valore di una grande firma della moda: uno è disposto a spendere soldi per un prodotto che sa essere valido. Ma se il prodotto non è valido (leggi: pessimo percorso espositivo, poco chiaro, e possibilmente totale assenza di spiegazioni, di pannellistica quando addirittura di didascalie), anche se il biglietto è di soli 4 euro, il visitatore giustamente potrebbe rivolerli indietro, perché il museo non è stato in grado di trasmettere niente di ciò che il visitatore giustamente si aspettava.

4. Quale di questi aspetti/servizi ritiene più interessanti per la fruizione dei luoghi della cultura?

Questa è finalmente una domanda ben congegnata: si parla di percorsi espositivi, opere esposte, materiali informativi, visite guidate; ma anche di cortesia e riconoscibilità del personale, di orari di apertura, di luoghi per la sosta e per il riposo. Cosa volete che vi offra un museo quando lo visitate? Questa dovrebbe essere la prima domanda da porre, il resto a mio parere viene dopo.

5. Quali dei seguenti requisiti riterrebbe più importanti per essere indotta/o a visitare musei/aree archeologiche, ecc?

Questa domanda non può avere risposta univoca! Le opzioni sono possibilità di arrivare con mezzi pubblici e privati (ma prendiamo gli Uffizi: impossibile raggiungerli con mezzi pubblici né con mezzi privati, biciclette a parte); orari di apertura estesi, festivi e serali (e qui però se mancano i fondi ministeriali per pagare i festivi o gli orari serali come si può sperare di estendere gli orari?); presenza di materiale illustrativo gratuito (ma perché, me lo devi pure chiedere? Ah, sì, sono tantissimi i musei statali che non hanno nulla di tutto ciò!); presenza di caffetteria/ristorante/bookshop (ma…è così fondamentale avere un bar in cui il caffé costa 3 euro?); vicinanza di altri luoghi di interesse culturale (non è una condizione né necessaria né sufficiente: prendiamo Piazza Armerina, per esempio…).

Insomma, domanda a mio parere piuttosto inutile; quale valore poter dare alle risposte? Ogni luogo della cultura ha caratteristiche sue particolari, impossibile cercare di generalizzare così tanto!

6. Quali, tra queste politiche di incentivazione tariffaria ritiene più interessanti per favorire un maggiore avvicinamento ai luoghi della cultura da parte del pubblico?

Le proposte di risposta sono la gratuità la prima domenica del mese, la gratuità in determinate occasioni, come San Valentino o la Settimana della Cultura, la gratuità a fasce particolari d’età. Ora, considerato che tranne la gratuità nella prima domenica del mese, le altre sono già pratiche consolidate, penso che la prossima innovazione che verrà introdotta sarà la gratuità la prima domenica del mese. Poi però non lamentatevi se il museo è mezzo chiuso perché non c’è sufficiente personale a coprire i festivi… Ah, volevo ricordarvi che è gratuito l’ingresso ai musei statali anche nel giorno del vostro compleanno. Solo che non lo sa nessuno, spesso neanche in biglietteria… Stesso approccio la domanda riserva alle riduzioni: in quali casi vorreste il biglietto ridotto? Invito a riflettere su come è formulata la domanda: “per favorire un maggiore avvicinamento ai luoghi della cultura..”: è questo che non va, è il fatto di pensare che la gente non va a visitare i musei perché i musei sono a pagamento; la gente non va a visitare i musei perché non è stimolata a farlo! Ma che siamo, nel periodo dei saldi, che ribassiamo i prezzi per invitare la gente a entrare? Venghino siori venghino? Una triste immagine davvero. E’ l’immagine di base che il museo deve cambiare di sé, non il prezzo: se i musei sapessero porsi meglio nei confronti dei visitatori, forse non ci sarebbe bisogno di ricorrere a mezzucci da saldi di fine stagione…

7. Quali categorie di visitatori, tra quelle indicate, dovrebbero poter usufruire di ingresso gratuito o tariffe agevolate?

Qui si vorrebbero ridiscutere le categorie di gratuità per fasce d’età. Di diverso dalla situazione attuale vedo la fascia d’età dai 19 ai 29 anni, categoria che oggi è limitata ai 26 anni con tariffazione ridotta, mentre è gratuita per gli studenti universitari in grado di esibire il certificato di iscrizione all’anno in corso (certe litigate all’epoca!). Ma cosa succede se la maggior parte dei compilatori del questionario decide che gli over 65 anni devono pagare il biglietto? Che verrà messo a pagamento? Dài, non è politicamente corretto! 😉

8. Per le sue abitudini e i suoi ritmi giornalieri, quale è la fascia oraria più adeguata per la vista a un museo?

Questa è una domanda interessante, perché se desse delle risposte piuttosto omogenee ci sarebbe di che rivedere l’orario di molte strutture statali che oggi continuano ad aprire fino alle 19 nonostante non si veda più il becco di un visitatore dalle 17, o che aprono alle 8.30 nonostante il primo visitatore arrivi alle 10. Peccato che poi anche in questo caso le soluzioni vanno valutate caso per caso, lette alla luce delle particolari esigenze e peculiarità del museo o del sito: è evidente che un’area archeologica d’inverno non può stare aperta fino alle 19, quindi se questa domanda serve per rendere più omogeneo il servizio “statale”, gli scogli da superare sono aguzzi e numerosi… 

9. Per le sue necessità riterrebbe utile l’apertura dei musei con orario prolungato in fasce notturne, a pagamento?

Necessità… bisogna vedere quali sono queste necessità… poi bisogna vedere di che museo stiamo parlando: a Firenze in particolari periodi gli Uffizi e l’Accademia hanno delle serate di apertura, quantomeno nel periodo estivo. Ma, di nuovo, si torna a bomba: per garantire un’apertura serale bisogna avere innanzitutto la possibilità economica di condurre un’operazione del genere. E in tempi come questi ciò non è poi così facile. 

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In conclusione, il questionario non è forse una meraviglia, ma è già qualcosa. Il mio invito è di accogliere la chiamata, di partecipare, di dire la nostra, anche se è una “nostra” un po’ veicolata e molto parziale. Perché, ribadisco, le domande cui mi piacerebbe rispondere in un questionario sui musei statali non riguardano il prezzo, e non perché io entro gratis (!) ma perché non è questo il problema importante dei musei statali! Cosa volete voi dai luoghi della cultura statali in termini di accesso e accessibilità? Io vorrei degli standard minimi (perché spesso non ci sono neanche quelli!) di comunicazione, didascalie comprensibili, pannellistica chiara e completata magari anche da supporti multimediali funzionali e degni di questo nome (non un televisore che manda in continuazione un video muto con immagini più o meno evocative degli Etruschi, per esempio), un percorso espositivo chiaro, un’illuminazione adeguata delle opere… Il visitatore deve essere messo in condizioni da solo di comprendere che cos’ha davanti, non può sentirsi costretto a chiedere chiarimenti o aiuto al custode di sala e non perché il custode non sa rispondere (perché il custode invece spesso sa rispondere, tié!), ma  perché per molti è un disagio dover ammettere che non si è capito cosa si sta guardando. 

Infine, e davvero concludo, è importante aver coinvolto il pubblico della rete: ormai tutto passa da internet, attraverso i social network, l’informazione online, i blog e i siti web istituzionali. Bene che il ministero se ne sia accorto, bene che utilizzi la rete a fini di studio e ricerca, oltre che per autopromozione.

La Direzione Generale per la Valorizzazione è un organo che mi sembra faccia un ottimo lavoro a livello centrale: ha tante idee, progetti, usa molto la rete e i social network, (twitter, per esempio) dà l’immagine di un ministero che vuole essere attivo. Ma a tutta questa attività non corrisponde un’analoga risposta da parte degli organi periferici, che sono poi le soprintendenze che dovrebbbero recepire certe pratiche per applicarle nei luoghi della cultura che amministrano direttamente. Per esempio, se la Direzione Generale per la Valorizzazione è molto attiva e promuove l’attività sui social, non fa fare altrettanto ai luoghi periferici del Ministero, cosìcché tutto è lasciato all’iniziativa dei singoli. Ci vorrebbero standard da applicare su tutto il territorio nazionale. E non venitemi a dire che nelle soprintendenze non c’è sufficiente personale né personale in grado di occuparsi di cose di questo tipo. Sono stufa di sentire queste scuse. E anche di spiegare perché.

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