FARE LA SPESA E ACQUISTARE…ARCHEOLOGIA!

Stimolata dal post pubblicato oggi da Archeologiainrovina.wordpress sulla strada romana a Modena spostata per fare un parcheggio e inserita in un parco archeologico che somiglia a questo punto più a Disneyland che ad altro, voglio segnalare un caso che per una volta è positivo: il parcheggio è stato fatto, ma il sito archeologico interessato questa volta è stato musealizzato: si tratta di una villa romana rinvenuta durante i lavori per la realizzazione del parcheggio interrato dell’Ipercoop di Sesto. Fin qui nulla di diverso dal caso di Modena: della villa non resta granché, 4 muri e poco altro, francamente ben poche e poco significative emergenze monumentali. Ma l’idea è stata lasciare a vista comunque i resti archeologici, che documentano l’occupazione romana della piana di Sesto, cogliendo l’occasione per fare un originale esperimento di comunicazione archeologica. Al caso di Sesto avevo dedicato un post sul buon vecchio e glorioso blog di Comunicare l’Archeologia. Il blog non esiste più, ma è un peccato che l’articolo vada perduto, anche perché per una volta si tratta di una buona pratica e non del solito caso di malarcheologia. Ecco dunque il vecchio post (che è comunque attuale, perché la villa romana è sempre lì):


FARE LA SPESA E ACQUISTARE…ARCHEOLOGIA!

All’Ipercoop di Sesto Fiorentino i resti di una villa romana

Nel parcheggio sotterraneo dell’Ipercoop di sesto Fiorentino (FI) chi va a fare la spesa o shopping al centro commerciale può approfittarne per fare un tuffo nel passato visitando i resti di una villa romana venuta in luce durante i lavori per la realizzazione del parcheggio.

L’area archeologica non è particolarmente grande, né presenta resti particolarmente spettacolari agli occhi dell’ignaro cliente dell’Ipercoop, ma è stata concepita in modo da comunicare nel più breve tempo (quello che in media un curioso può concedere ad una cosa così strana come vedere dei resti archeologici nell’ultimo posto in cui gli verrebbe in mente di trovarli!) la maggior mole di informazioni possibile. Così lo spettatore nello stesso momento vede le strutture, che gli vengono spiegate con un’adeguata pannellistica, scopre che l’area di Sesto Fiorentino è frequentata fin dalla preistoria e dall’antichità, e può vedere anche come lavorano gli archeologi: sì, perché alcune sagome a grandezza naturale rappresentano gli archeologi al lavoro: chi al setaccio, chi mentre fa un rilievo, chi mentre porta la carriola…è ricostruita persino la baracca/magazzino per il ricovero degli attrezzi.

L’area archeologica è pubblicizzata all’ingresso del centro commerciale, così anche chi lascia l’auto in superficie può, se incuriosito, andare a vedere il sito.

La scelta di lasciare visibile al pubblico, alla clientela del centro commerciale, la villa romana è stata senza dubbio coraggiosa: una scommessa, quella di portare l’archeologia in un luogo assolutamente inconsueto, che va premiata e che dovrebbe stimolare altri esempi di questo tipo. Nell’area di Firenze, del resto, esistono analoghe “musealizzazioni”, anche se meno spettacolari: in pieno centro storico, in via del Proconsolo, per esempio, una boutique occupa il piano terra di un palazzo al di sotto del quale è venuto alla luce un tratto delle mura della città romana con relativa torretta circolare. Una pavimentazione trasparente permette di vedere dall’alto i resti ben conservati e restaurati. Così accade che chi entra in questo museum/store, come esso stesso si definisce, per fare shopping, oltre al capo d’abbigliamento più glamour del momento può acquistare, e gratis, un’inaspettata esperienza di contatto con l’archeologia.

La speranza è che, dato che nelle nostre città il patrimonio archeologico che emerge ogni giorno negli scavi urbani lo consente, ci siano sempre più realtà in cui il resto archeologico venga valorizzato in un contesto che a prima vista non gli appartiene, ma cui in realtà è profondamente legato per ovvie ed evidenti ragioni storiche. La sorpresa nel trovarsi davanti un sito archeologico in un posto in cui nessuno si immaginerebbe di trovarlo prepara le basi di un’efficace comunicazione dell’informazione archeologica: lo spettatore, incuriosito e stupito, è bendisposto ad accogliere l’informazione e magari, addirittura, la riporta ad altri. Ed ecco che così la scoperta archeologica esce dall’anonimato e va ad arricchire il bagaglio culturale di chi, del tutto inaspettatamente, se la trova davanti.

Fin qui l’articolo del 2010. Quanto al parcheggio di Modena e alla scelta di smantellare il basolato stradale per ricostruirlo un po’ più in là, dove non dà noia (per ora), l’Italia è piena di esempi di questo tipo. Il primo esempio che mi viene in mente è decisamente pertinente: un tratto di basolato della Via Julia Augusta a Ventimiglia spostato dalla sua collocazione originale per permettere la costruzione di un cavalcavia in regione Nervia (cavalcavia probabilmente resosi necessario proprio perché la Statale voleva passare nel bel mezzo della città romana, scavata dagli anni ’50 in avanti da Nino Lamboglia) e oggi sistemato in un’aiuola sulla cima del cavalcavia accanto al marciapiede (…); l’altro esempio che mi viene in mente è leggermente diverso: si tratta delle tombe a camera etrusche ricostruite nel giardino del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, smontate dal loro luogo di origine e ricostruite nel giardino per permettere agli studiosi di vederle comodamente, invece che dover andare a cercarle nella boscaglia dei loro luoghi impervi di origine. Ma si tratta di una soluzione decisamente datata: primi anni del Novecento, non so se mi spiego. Nell’ultimo secolo la sensibilità nei confronti del resto archeologico e dell’attenzione al contesto ha fatto progressi… almeno sino ad oggi… 

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