VIII Incontro Nazionale di Archeologia Viva

Spero sarò perdonata per il ritardo con cui riporto il resoconto dell’VIII Incontro Nazionale di Archeologia Viva, che si è svolto a Firenze il 20 febbraio 2011 alla presenza di un folto pubblico di appassionati, curiosi, studenti e lettori della rivista. Anche quest’anno il programma si è sviluppato tra relatori di forte richiamo mediatico, come Margherita Hack, ed argomenti curiosi e/o di grande attualità.

Ha aperto la rassegna Giuliano Volpe, rettore dell’università di Foggia e insigne archeologo che ha contribuito a rendere l’archeologia subacquea una disciplina con dignità accademica. Tema del suo intervento scavi subacquei in Albania, una terra dove è ancora molto arretrato il concetto di tutela e di ricerca per la tutela. Così, in assenza di una tutela statale, tocca alla cattedra di archeologia subacquea redigere una Carta Archeologica delle coste e dei fondali albanesi. Tra le ricerche condotte si segnala quella nel porto di Orico, dove Cesare riparò le navi prima della battaglia di Farsalo: un luogo dunque carico di storia in ci ancora si conservano le navi che non sono indagabili archeologicamente perché la zona è militarizzata.

Franco Nicolis della Soprintendenza per i Beni Librari Archivistici e Archeologici di Trento parla di un tema che se apparentemente ha poco a che vedere con l’archeologia, perché riguarda la Grande Guerra, dunque un periodo storico molto vicino a noi, tuttavia è archeologico nei metodi e nelle finalità, che sono quelle della tutela e della conservazione. Le montagne altoatesine che nella I Guerra Mondiale furono fronte attivo tra Austriaci e Italiani ancora conservano i cimeli e le testimonianze di quegli anni. Sono i ghiacci che ne hanno consentito la conservazione, ghiacci che però ora, con il riscaldamento globale, si stanno ritirando, lasciando alla mercé del tempo, della distruzione naturale e dei collezionisti di cimeli di guerra, tutta una serie di apprestamenti, di armi, di oggetti della vita di trincea, e di cadaveri dei poveri soldati che fino a poco tempo fa erano custoditi e seppelliti dalla coltre bianca del gelo. Affrontare il recupero degli oggetti, che vengono restaurati sul posto, dei corpi dei caduti, che sono così vicini a noi da suscitare commozione, dei carteggi, veri documenti ufficiali di quei momenti, fa riflettere sull’importanza della memoria e del ricordo, e sul ruolo che ha la ricerca storica e archeologica: ricostruire una storia, una storia che è fatta di uomini e di azioni, una storia che è importante in ogni dettaglio. È proprio da ricerche come queste, più vicine a noi e al nostro sentire, che ci si rende conto di quanto sia importante la memoria del nostro passato.

Franco Marzatico, direttore del Museo del Castello del Buonconsiglio di Trento, presenta invece la mostra “Le vie della civiltà”, mostra che non è solo archeologica stricto sensu, ma globale, di riflessione sul tema dei confini culturali e delle barriere, sugli incontri e scontri delle culture e civiltà. La mostra, che sarà aperta dal I luglio a novembre 2011 al Castello del Buonconsiglio descrive le Alpi non come barriera, ma come luogo di passaggio e di incontro tra popoli e civiltà.

Luciano Canfora parla del tema che ha infiammat gli animi degli Accademici negli ultimi anni: il Papiro di Artemidoro, un originale o un falso? Troppo bello per essere vero, dice Canfora, il quale ha compiuto tutta un’esegesi sui disegni contenuti nel papiro al fine di scovare le fonti moderne cui il presunto autore, il greco Simonidis, avrebbe attinto.

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Andrea Carandini, vera istituzione del panorama archeologico italiano, ci porta ancora una volta sul Palatino. Il tema quest’anno è la Domus Aurea di Nerone, alla luce delle ultime ricerche e indagini condotte. Il grande dilemma storiografico è sempre stato capire se l’incendio del 64 d.C. fu voluto o meno dall’Imperatore. A chi ultimamente, in clima di revisionismo storico, sostiene che egli non abbia avuto parte, ma che poi ne abbia approfittato per costruirsi la reggia, Carandini oppone argomenti per dimostrare che il progetto della Domus Aurea ha inizio ben prima dell’incendio, necessario per completare l’opera. 

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Fiorenzo Facchini e Carlo Peretto, docenti di antropologia l’uno a Bologna, l’altro a Ferrara, propongono un dibattito a due voci su un tema che è più filosofico e di metodo che altro, ma che affascina anche i non addetti ai lavori suscitando discussioni e riflessioni che mai, probabilmente, avranno fine: guardando all’origine dell’uomo (e poi della vita e poi dell’universo), come si pongono la scienza e la fede? L’una esclude l’altra? La ricerca dev’essere laica? Solo in assenza di fede c’è vera ricerca scientifica? Com’è giusto che sia non esiste una risposta perché queste sono domande che dall’ambito scientifico scivolano in quello filosofico e la filosofia, si sa, è una visione del mondo, non è scienza.

Dario Di Blasi, direttore della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, presenta un documentario dei fratelli Angelo ed Alfredo Castiglioni i quali, attualmente impegnati in scavi archeologici ad Adulis, in Eritrea, per una volta nel loro documentario hanno abbandonato l’archeologia e si sono dedicati al loro primo vero amore, l’antropologia in Africa. Il documentario su “I pozzi cantanti d’Etiopia” offre uno spaccato della vita di una comunità indigena che ha risolto, con estrema fatica fisica e l’impegno di tutta la popolazione, l’eterno problema dell’acqua nel deserto africano. Commovente e  affascinante. E una riflessione: quel mondo sta scomparendo, soluzioni più moderne e comode si vanno pian piano sostituendo a questo antico lavoro che è anche un rituale: è un bene? È un male? Fino a che punto migliorare le condizioni di vita di una popolazione non diventa un cancellarne le tradizioni e l’identità culturale? In nome di un progresso imposto è lecito sacrificare usanze vecchie di secoli?

Paolo Matthiae, l’archeologo orientalista scopritore di Ebla parla, per l’appunto, delle più recenti scoperte ad Ebla. La città, divenuta famosa nella comunità scientifica per i suoi archivi pieni di tavolette in cuneiforme e per i suoi edifici in mattoni crudi così ben conservati, continua a riservare sorprese come la scoperta, recente, di un tempio, il primo esempio di architettura religiosa rinvenuto nella città. La città, dopo 47 anni di scavi, diventa sempre più viva agli occhi dei ricercatori e dei visitatori del parco archeologico.

L’astrofisica Margherita Hack è costretta a casa dai malanni di stagione, ma è in collegamento via webcam: non male per questa eccezionale vecchina. In collegamento con lei Viviano Domenici, coautore, con lei, del libro “Notte di stelle: le costellazioni tra scienza e mito”. Lui parla del libro, lei gli fa il controcanto con commenti fuoricampo che suscitano la simpatia del pubblico in sala. La Hack non ha dubbi: gli astrofisica sono gli archeologi dello spazio perché studiando astri che distano migliaia di anni luce da noi, ne fanno un’indagine archeologica.

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Paolo Giulierini, direttore del Museo di Cortona, presenta la mostra, appena inaugurata al MAEC sulle Collezioni Etrusche del Louvre che occasionalmente tornano nella loro terra di origine. La mostra, che ha inaugurato il 5 marzo, chiuderà i battenti il 3 luglio 2011.

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Pierfrancesco Callieri, docente di arte iranica all’università di Bologna, parla delle ultime ricerche archeologiche a Persepoli, che fu capitale dell’Impero persiano (meglio, Achemenide), nei tempi d’oro in cui il Re dei Re faceva tremare al solo pensiero tutti i popoli della terra (dopodichè arrivò Alessandro Magno e tutto finì). L’Italia è impegnata nel sito non solo per indagini archeologiche, ma anche e soprattutto per interventi di tipo conservativo su quanto già scavato perché è inutile strappare alla custodia della terra monumenti che poi vengono abbandonati a se stessi e all’incuria del tempo e delle intemperie (e noi in Italia ne sappiamo più che qualcosa).

Chiude gli interventi Paola Pacetti, direttrice del Museo dei Ragazzi in Palazzo Vecchio che presenta al pubblico un museo noto più ai turisti che agli stessi fiorentini e mostra un filmato multimediale che fa rivivere una delle più belle e antiche carte di Firenze, la “Pianta della Catena”. Prendono vita i palazzi cittadini, l’Arno e il Contado in questa animazione che non so dire se riesce nell’intento, ma sicuramente si fa ammirare dal pubblico.

Concludendo, questi i temi salienti di quest’anno: la tutela e la conservazione innanzitutto, la conservazione della memoria storica e il riappropriarsi, attraverso la ricerca e la documentazione, di un passato che può anche non essere lontano, ma che è comunque importante e fondante la nostra identità. Scienza e fede, l’eterno dilemma, non trovano soluzione, ma suscitano un dibattito che deve svilupparsi a casa, ciascuno con i propri familiari e amici, e che non necessariamente ha una risposta. È un problema di metodo, certo, ma anche una di quelle domande fondamentali che non avranno mai risposta.  

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