Visita all’Archivio storico della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze

Una mia amica archivista qualche giorno fa mi ha segnalato un evento che si è svolto ieri alla Biblioteca Nazionale di Firenze: la visita guidata all’archivio storico, dove sono raccolti, recentemente riordinati dall’immane lavoro di una giovane archivista, Novella Maggiora, tutti i documenti di contabilità, registri, accesso, gestione della biblioteca dalla sua fondazione come Istituto Nazionale a fine Ottocento fino al 1975, anno in cui la Biblioteca è passata dal Ministero della Pubblica Istruzione al Ministero per i Beni Culturali e Ambientali (attuale MiBAC).

Eventi del genere mi interessano: c’è sempre qualcosa da imparare, quando si tratta di Beni Culturali. E poi, ultimamente, sto lavoricchiando, tra gli altri, anche in un archivio (di deposito, non storico, ma il concetto è lo stesso)..

Mi sono però ritrovata l’unica archeologa in un mare di archivisti, uniti gli uni gli altri oltre che dalla passione/lavoro anche da una fitta rete che faceva sì che si conoscessero tutti: ero due volte un pesce fuor d’acqua. L’Incontro, organizzato dall’ANAI, Associazione Nazionale Archivisti Italiani, era rivolto agli archivisti soltanto, e probabilmente non è stato minimamente pubblicizzato all’esterno.

Per farla breve: prima di partecipare ieri a questa visita avevo in mente un post completamente diverso su quest’argomento: un post sull’importanza di far conoscere gli archivi storici al pubblico, perché sempre più gente sia consapevole dell’importanza dei documenti d’archivio che non sono dei “prendi-povere occupa-spazio”, ma sono reali documenti di conservazione della memoria bla bla bla…Ho dovuto però cambiare idea. Fin dalle prime battute infatti è emerso che la visita sarebbe stata per addetti ai lavori, e di fatto di estranei all’ambiente, oltre a me, non c’era nessuno. Il post sarà quindi un nudo resoconto della visita. Visita che è stata comunque interessante, perché in ogni caso ha dimostrato ancora una volta come il minimo documento sia funzionale alla ricostruzione della storia anche recente di un’Istituzione pubblica e importante quanto la Biblioteca Nazionale di Firenze.

La Biblioteca Nazionale di Firenze nasce come Istituto statale alla fine dell’Ottocento, ma esisteva già dal 1747, nata dalla raccolta di libri di Antonio Magliabechi. Il fondo Magliabechiano è infatti il più antico nella Biblioteca e ospita volumi preziosi.

Fondamentale, nella storia recente della Biblioteca Nazionale di Firenze, la figura di Desiderio Chilovi, il primo bibliotecario in senso moderno che l’Italia abbia avuto. Egli si rende conto della necessità di sistemare razionalmente e organicamente tutta la documentazione relativa al funzionamento dell’Istituto. Sistema così quello che diventerà l’Archivio storico della Biblioteca. Egli concepisce una suddivisione degli argomenti, delle competenze, che vengono numerate con le lettere dell’alfabeto: alla A vanno i documenti relativi alla storia della biblioteca, alla B i documenti relativi alla manutenzione dell’Edificio in cui è ospitata (dapprima gli Uffizi, poi la sede attuale, vicino a Santa Croce), alla D la contabilità, all’H le statistiche sui lettori; alcune lettere regolano il prestito, alcune riguardano i libri ricevuti in dono, gli acquisti, i lasciti, le opere acquisite per diritto di stampa ecc… Sfogliare questi documenti vuol dire percepire piccole briciole di storia, una microstoria fatta di persone e delle loro letture. Un esempio? su un registro dei lettori compare la firma di Giosué Carducci, il quale, come prassi, segna il libro che ha preso in consultazione: chi studia Carducci può dunque essere interessato anche a sapere questo singolo dato sul poeta per poter capire ad esempio chi o cosa potrebbe avergli ispirato determinate scelte poetiche… E ancora: lo sapevate che dal 1937 per tutta l’epoca fascista esiste un indice degli “autori non graditi in Italia“? La Biblioteca Nazonale di Firenze per legge deve avere una copia di ogni libro pubblicato in Italia, ed era così anche in epoca fascista, solo che non era permesso agli utenti della Biblioteca di consultare o leggere gli autori e i libri messi all’indice. Non male, eh?

La storia della Biblioteca prosegue, attraverso i suoi documenti d’archivio. E nel 1966, quando Firenze viene colpita dall’Alluvione si costituisce addirittura un comitato per fornire aiuto al recupero del materiale, sia librario che di archivio, finito nel fango. 1 milione e 200mila sono i volumi colpiti dall’alluvione, su 3milioni e 600mila volumi totali: un terzo della collezione che rischiava di andare perduto, e con lui un terzo della cultura italiana! Ma un nutrito gruppo di studenti e volontari, gli Angeli del Fango, si misero al servizio di bibliotecari e restauratori per lavare, asciugare, rilegare i libri: turni ferrei scandivano il loro lavoro: lavaggio, scucitura, pulizia dalle muffe…per gli studenti stranieri, presenti anch’essi in notevole numero, fu concepito un linguaggio simbolico comune, perché sapessero immediatamente come intervenire su un libro senza necessariamente dover ricevere istruzioni in italiano.

Tutto questo, la storia recente ma non troppo della biblioteca, un secolo di vita, è racchiuso nella piccola e fredda stanza che accoglie l’archivio storico. Un archivio che pochi conoscono ma che, spero, in futuro potrà far parlare di sé, non fosse altro per premiare il lavoro della brava Novella Maggiora: se dalla sua tesi rilegata a spirali nascerà una bella pubblicazione sarà un grande risultato che le auguro perché se lo merita. Quanto al resto, se visite come questa potessero essere fatte più spesso, e non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per un pubblico più ampio, non sarebbe per niente un cattivo affare.

Marina Lo Blundo 

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