“Non pensavo che potesse essere così ricco di storia un luogo di villeggiatura!”

Questo commento, lasciato sulla pagina delle firme del Museo Civico di Diano Marina (IM), dove temporaneamente ho l’opportunità di lavorare, mi dà spunto per riflettere su alcune cosette. Cercherò di dare ordine ai miei pensieri.

Dunque, ecco cosa emerge dalle mie riflessioni:

1- E’ ancora forte in Italia l’idea che solo i grandi centri che parlano da soli, come Roma, Pompei, Agrigento per l’archeologia e Firenze e Venezia per l’arte siano degni fulcri di storia e di cultura. I grandi musei vanno necessariamente visitati: code agli Uffizi e ai Capitolini, folle di visitatori al Colosseo, orde di turisti a Pompei…e i piccoli musei?

2- L’Italia ha un patrimonio storico-artistico-archeologico incredibilmente ricco e variegato. Inutile dilungarsi su questo aspetto. Questo patrimonio non si limita ai tesori delle città d’arte, ma si sviluppa lungo tutto il territorio, nell’entroterra, sulla costa, in montagna, in pianura, sulle isole, al lago. Sta alla sensibilità delle singole amministrazioni saper riscoprire questi tesori.

3- Riscoprire questi tesori vuol dire saperne capire l’importanza da un punto di vista scientifico/storico/paesaggistico, e significa – ed è il passaggio mentale più difficile – leggerli come un’opportunità di sviluppo, come una risorsa da saper sfruttare. Alcune regioni italiane, come la Toscana, capofila nel settore, o anche le Marche, hanno saputo cogliere l’occasione: ecco che ogni singolo paesino, ogni minuscolo borgo ha il suo piccolo museo locale, organizzato (è il caso della Toscana) in una rete di musei che punta a valorizzare il territorio anche grazie all’aspetto storico/archeologico.

4- Altre regioni italiane sono un po’ indietro da questo punto di vista. La Liguria, che è il caso che meglio conosco, non può dire di vantare una rete museale degna di questo nome. Certo, la Liguria rispetto ad una Toscana, ad un Lazio, ad una Campania o ad una Sicilia ha sicuramente meno vestigia del passato da mostrare. Ma è proprio questo il punto.

5- Diano Marina è nel Ponente Ligure. La vallata dianese, al centro della quale essa sorge, che va da Capo Berta a Capo Cervo, è stata frequentata dall’uomo fin dalla Preistoria. I Liguri preromani erano sicuramente stanziati nell’immediato entroterra (un piccolo insediamento vicino a Cervo) e soprattutto avevano qui nella vallata un luogo di culto, un bosco sacro, un Lucus Bormani di cui rimane traccia e memoria eterna nella più importante cartografia dell’antichità, la Tabula Peutingeriana. Il Lucus Bormani diviene una tappa lungo la Via Iulia Augusta che attraversa la Liguria e arriva sino in Gallia. Diviene una cosiddetta mansio, una stazione di sosta, un punto di ristoro e riposo per chi viaggiava lungo le vie dell’Impero. Insomma, già dalla prima età imperiale, già dal I secolo d.C., la zona di Diano Marina sviluppa una vocazione per l’ospitalità.

6- Oggi, a 2000 anni di distanza, quella vocazione per l’ospitalità è tornata. Diano Marina, così come le vicine San Bartolomeo e Cervo che si affacciano sul Golfo Dianese, è un’accreditata meta di villeggiatura lungo la Riviera Ligure. Turismo per famiglie, i vacanzieri vengono qui per il mare, per l’atmosfera tranquilla, per il bel clima. Qualcuno poi, timidamente, si affaccia a Palazzo del Parco, entra e scopre che c’è un museo archeologico,  piccolo museo del territorio che segue la storia del Golfo Dianese dalla Preistoria agli albori del Medioevo. 

7- Chi più chi meno, alla fine tutti escono soddisfatti e, credo, arricchiti. Chi entra chiedendo provocatoriamente “ma cosa c’è di importante da vedere?” esce ammettendo che “sì, effettivamente è interessante”. E c’è chi dice “Non pensavo che potesse essere così ricco di storia un luogo di villeggiatura!”

8- Già, perché, come dicevo in apertura, la maggior parte della gente intende per archeologia in Italia quella di Roma e di Pompei, e vede nei piccoli musei delle strutture poco interessanti. Colpa loro, o colpa nostra?

9- Bene. Allora di chi è la colpa? Dei potenziali visitatori, che non conoscono la storia del luogo in cui passano le vacanze, o colpa di chi gestisce i musei, amministrazioni locali e addetti ai lavori, che fanno poca pubblicità alle proprie strutture culturali? C’è spesso l’idea che la cultura possa annoiare il turista in vacanza, che va invece tenuto sveglio e allegro con concerti, sfilate, spettacoli di cabaret, fuochi d’artificio. Non dico che queste cose siano inutili o sbagliate, tutt’altro, ma forse varrebbe la pena di inserire qualche iniziativa in più per attirare pubblico e l’interesse sull’archeologia anche dei piccoli centri.

10- E’ un serpente che si morde la coda: paradossalmente in Italia si ha paura ad investire in cultura. Quando vi si investe, la si considera in sé e per sé, chiusa in un compartimento stagno rispetto al resto. Manca da più parti la capacità di unire l’aspetto culturale ad altri quando si concepisce un progetto di sviluppo. Alle volte basta poco. Gli esempi di spettacolarizzazione di Roma e Pompei che si possono vedere sull’homepage del sito web del MiBAC sono sicuramente poco riproducibili in contesti meno esagerati, ma si può guardare alle iniziative messe in cantiere dalla Toscana, che propongono itinerari pluritematici in contesti anche molto piccoli per avere un’idea di ciò che intendo. Calare la cultura, intendendo con essa l’archeologia e l’arte dei piccoli centri nella vita di tutti i giorni, calarla nella giornata dei vacanzieri, inserirla nell’agenda da proporre ai turisti è la mossa vincente per far sì che la prossima volta non ci sia più nessuno che si sorprende e dice “Non pensavo che potesse essere così ricco di storia un luogo di villeggiatura!”

Marina Lo Blundo

Un pensiero su ““Non pensavo che potesse essere così ricco di storia un luogo di villeggiatura!”

  1. hai ragione, quando parlo di Kamarina come luogo da visitare vicino alle mie parti, mi dicono che non sanno cosa sia… eppure è famosissima! Ora si è costituito un comitato per cercare di salvarla, visto che è stata abbandonata dalle istituzioni.

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