Gli dei ritornano. La mostra sui bronzi di San Casciano dei Bagni al Quirinale

L’emozione è duplice, sia per la prestigiosa sede, il Quirinale, la Casa degli Italiani, che per l’oggetto della mostra: i bronzi di San Casciano dei Bagni, venuti in luce nel 2022 nel corso degli scavi nel Bagno Grande.

All’epoca, all’indomani della notizia avevo pubblicato un podcast sul mio canale Loquis Generazione di Archeologi, che ti consiglio di ascoltare per avere un’intro sul contesto di cui stiamo parlando. Non farti impressionare dalla voce: all’epoca della registrazione stavo in ospedale e ho registrato in condizioni estreme e pure un po’ dolorose. Tuttavia ciò che conta sono i contenuti.

Visitare la mostra “Gli dei ritornano”: info pratiche

Era stata annunciata fin da subito questa mostra, che ha aperto i battenti da circa un mese, si interromperà per il mese di agosto e riprenderà a settembre per concludersi il 29 ottobre 2023. Visitarla non è facilissimo, perché bisogna prenotare online e la disponibilità è solo al mattino, con l’ultimo turno alle 14.45. Si registra il tutto esaurito di settimana in settimana. Insomma, la propria visita va pianificata per tempo. Il prezzo del biglietto, invece, è davvero bassissimo: 1,50 €, decisamente poco a mio modesto parere.
L’ingresso è sul lato, su Via del Quirinale. Qui si sbrigano poche formalità: controllo del documento, metal detector e fine. Alla sede della mostra si viene accompagnati dal personale. Si entra al Quirinale e, permettetemi l’off topic, ma l’emozione di affacciarsi su quel cortile per me non ha prezzo. Per questo all’inizio parlavo di emozione. Ma torniamo alla mostra: innanzitutto ai visitatori è proposto un video che altro non è che il trailer del bel documentario realizzato da Rai Storia per la serie Italia Viaggio nella Bellezza fruibile su Raiplay.

Gli dei ritornano: il percorso espositivo della mostra sui bronzi di San Casciano dei Bagni

La mostra non è particolarmente estesa. Tuttavia è molto densa. Si può dire che sia divisa in due sezioni. La prima sezione è dedicata al contesto: il territorio, da una parte e il senso del sacro in quel territorio dall’altra. I reperti esposti in questa prima sezione sono prestati da diversi musei e istituti, come il Museo archeologico nazionale di Firenze, il Museo archeologico nazionale di Chiusi, addirittura i Musei Vaticani, che hanno prestato un lunare in bronzo iscritto in etrusco con dedica a Tiur, da Città della Pieve.

Crescente lunare con dedica a Tiur, da Città della Pieve. Musei Vaticani

In questa prima sezione introduttiva sono esposti anche reperti provenienti da San Casciano dei Bagni, ma non relativi al Bagno Grande, quanto piuttosto alla frequentazione di tutto il santuario delle acque e il sistema delle fonti termali, a partire dalla base iscritta, rinvenuta già nel 1585, dedicata alle divinità salutari romane salutari Esculapio e Igea, databile alla fine del II secolo d.C.

Iscrizione che menziona Esculapio e Igea, rinvenuta a San Casciano dei Bagni nel 1585

E poi arriviamo al dunque.

Si entra in un corridoio stretto e nero, l’atmosfera è quella di un temporale, con tuoni e fulmini che si abbattono su di noi. In fondo al corridoio nero una luce: è la vetrina nella quale è esposto il fulgur conditum, un fulmine in bronzo che è stato ciò che ha permesso agli archeologi, Jacopo Tabolli, Emanuele Mariotti e Ada Salvi, di comprendere il contesto: un fulmine a un certo punto della storia del santuario, dovette abbattersi su di esso, e secondo il rituale romano del fulgur conditum, ciò che era stato colpito dovette essere seppellito. Così tutti i votivi donati nel corso dei secoli da fedeli e malati etruschi e romani furono deposti (non gettati) nel fango del Bagno Grande. E il Bagno Grande fu chiuso per sempre. Quella del fulgur conditum è una pratica diffusa nel mondo romano. Tra le varie testimonianze, quella della statua colossale dell’Ercole Mastai ai Musei Vaticani è uno degli esempi più eclatanti di statua che fu deposta a seguito dell’abbattersi di un fulmine. Qui a San Casciano però non abbiamo una statua, ma un intero santuario.

Il fulgur conditum rinvenuto nel Bagno Grande è stato la chiave di volta per comprendere tutto il contesto

E procediamo. Dal buio pressoché assoluto del corridoio col fulmine, entriamo in una sala illuminata di azzurro (sarà il colore dominante della mostra, a significare l’acqua salvifica e la fonte sacra). Qui troviamo la dea della fonte, col suo bel panneggio, la testa staccata, ma pertinente ad essa, e l’iscrizione dedicatoria alla divinità della fonte, Fleres Havensl in lingua etrusca. Accanto ad essa, nella stessa vetrina, è esposta l’altra statua bronzea che più ha destato interesse: al momento dello scavo sembrava un efebo, ma poi a una più attenta analisi è emerso come esso non fosse altro che un malato, con le braccia rachitiche (come fa notare Emanuele Mariotti nel documentario Raiplay di cui sopra), un corpo malato per il quale chiede la grazia della guarigione. Il malato che chiede la grazia per sé ha un nome: Lucius Marcius Grabillus. La cosa interessante è che la statua, stando all’iscrizione posta sulla gamba, è stata donata a scioglimento del voto: che il nostro Marcius Grabillus sia guarito dopo le cure termali a San Casciano dei Bagni?

Statua di efebo malato, Lucius Marcius Grabillus, con iscrizione dedicatoria in latino, inizio I secolo d.C.

(Qui vorrei aprire una parentesi in favore della potenza comunicativa di Mariotti durante le visite guidate: guardate il documentario su Raiplay e mi saprete dire se non vi emoziona mentre vi fa notare che proprio quella statua di uomo malato, nella sua “non grazia” è perfetta)

E procediamo. In un angusto corridoio incontriamo un’intelligenza artificiale che ha riprodotto una statua di divinità offerente (l’unica dei ritrovamenti di San Casciano non esposta fisicamente). Ma l’idea di affidare a un bot la narrazione non solo della statua, ma potenzialmente di tutta la mostra è decisamente intrigante. Anche perché le risposte saranno pure formulate con AI, ma chi ha dato gli input sono gli archeologi e i curatori della mostra. Si può scorrere il tablet per leggere domande e risposte molto ben circostanziate, e si può formulare qualche domanda per ricevere risposta.

Incontriamo poi il togato, con i calzari che ricordano l’Arringatore, oggi al Museo archeologico nazionale di Firenze, ma originario di Perugia o del Trasimeno; proprio come l’Arringatore questo togato si colloca alla fine del II secolo a.C., in quel momento di passaggio non solo culturale, ma anche artistico decisamente complesso e di lungo periodo che la parola romanizzazione da sola non riesce a ricomprendere. Ma questo è un tema affrontato da Nicola Terrenato nel suo libro “La Grande trattativa” che spero di poter recensire al più presto su questo blog, e pertanto non mi dilungherò più oltre.

Arriva il momento della star: Apollo nell’atto di scagliare una freccia, in una posa staticamente impossibile da sostenere, perché il dio sta quasi danzando, sospeso a mezz’aria, mentre scocca la freccia. La statua si data al 100 a.C. circa. Vale la pena di sottolineare che insieme alla statua furono deposte due placche in bronzo con raffigurazioni a rilievo “poliviscerali”; traducendo, vuol dire che queste due placche riproducono anatomicamente il torace e l’addome umano, con polmoni, cuore, stomaco, intestino: una testimonianza piuttosto interessante delle conoscenze anatomiche dell’epoca.

Apollo scocca una freccia, Bagno Grande, 100 a.C.

Seguono poi, nella sala successiva, che è l’ultima, due bei ritratti, uno virile, l’altro femminile; lui è dell’inizio del I secolo a.C., lei invece è già di età imperiale, I secolo d.C. Lui riporta sul collo, come una collana, un’iscrizione dedicatoria di un voto. I caratteri sono ancora etruschi (così come il volto che ricorda, ancora una volta, il ritratto dell’Arringatore), ma il tema del votum resterà vivo nel mondo romano molto a lungo.

Le due teste in bronzo esposte in mostra “Gli dei ritornano” al Quirinale

L’ultima sala è quella che espone la tematica più interessante dal punto di vista sociale: il regime delle offerte, cioè nella pratica come funzionava. E il segreto è uno: il peso del bronzo. Il peso è quello che fa il valore e il prezzo, non la pregevole fattura o meno dell’oggetto offerto in voto (cosa che magari calcoliamo noi con le nostre categorie “moderne” di estetica e di qualità artistica): ciò che in realtà importava era il reale valore economico del peso della lega metallica. Tant’è che insieme a bronzi, bronzetti, votivi anatomici, statuette miniaturistiche si trova un cospicuo tesoretto di monete, gettate come offerta per le cure ricevute o per la preghiera presentata, e che coprono un range cronologico molto ampio, fino addirittura alla metà del IV secolo.

Perché visitare la mostra sui bronzi di San Casciano dei Bagni

L’importanza della scoperta di San Casciano dei Bagni non sta semplicemente nell’aver riportato in luce delle statue in bronzo “la cui scoperta è importante quanto quella dei bronzi di Riace” (Cit.) ma è l’aver ricostruito un contesto, a partire da quel fulgur conditum, per comprendere le dinamiche dei voti presentati dai fedeli, dai malati, da coloro che finché il santuario ebbe vita lo frequentarono chiedendo la grazia della salute, la guarigione da un tumore al seno (la cosa mi ha impressionato molto), da un piede rotto, da qualunque male affliggesse l’uomo antico come affligge l’uomo moderno. E questa richiesta di aiuto rende tutto molto attuale, molto moderno. O forse no, è ancestrale, è la nostra umana, necessaria richiesta d’aiuto a forze altre, quando con le nostre stesse forze non ce la facciamo.

I Bronzi di San Casciano ci parlano, dopotutto. Ci parlano di una pratica umana che è sempre attuale, quella di chiedere la grazia per una malattia, che sia per se stessi o per qualche congiunto non fa differenza.

Votivi anatomici dal Bagno Grande: utero, occhi, seno, pene, orecchie

I Bronzi di San Casciano dei Bagni sono la più importante scoperta archeologica dopo i Bronzi di Riace? Non credo, ma dopotutto non è importante. E’ sostanzialmente scorretto valutare le scoperte archeologiche sul piano del “più importante rispetto a“: è un modo di snaturare la ricerca e soprattutto la percezione verso l’esterno che ne viene data. I Bronzi di San Casciano dei Bagni sono certo stilisticamente meno rilevanti rispetto ai due Bronzi di Riace, ma diversamente da essi, i bronzi di San Casciano sono stati rinvenuti entro un contesto archeologico mai violato, sigillato da secoli e perciò tanto più sincero. Una cosa che i Bronzi di Riace non potranno mai recuperare.

A suo tempo, quando uscì la notizia col paragone – fatto a favore della Stampa, ma non del resto del mondo – dei bronzi di San Casciano con i Bronzi di Riace, si sollevò subito una polemica che assunse anche toni geopolitici (l’annosa questione Sud vs Nord, che in genere sposo in pieno, ma che in questo caso era davvero pretestuosa). La notizia inevitabilmente suscitò polemiche e cori entusiasti, nonché ispirò un artista buontempone che pensò bene di creare una sua immagine di pseudo-bronzo romano con l’AI. Si scatenò il putiferio, perché lì per lì passò come immagine realistica. Creata come bufala? Forse, sicuramente come esperimento sociologico ben riuscito (io non c’ero cascata, ma siccome non l’ho scritto su facebook né altrove o vi fidate della mia dichiarazione o altrimenti amici come prima). Di tutte le questioni legate a come fu comunicata la notizia del ritrovamento dei bronzi ho già parlato in un articolo apposito, per cui non sto a ripeterle.

La cosa molto importante è che alla scoperta e alla sua comunicazione, è seguita subito (a distanza dei mesi necessari per restaurare le opere e per progettare l’allestimento) una mostra, dopodiché il Mic ha acquistato un edificio in San Casciano dei Bagni che diventerà la sede museale in cui i bronzi troveranno la loro collocazione definitiva. E poi, soprattutto, la ricerca continua: è in corso ora la campagna di scavo (di cui viene dato conto sugli account social de Il Santuario ritrovato: pagina facebook e account instagram) mentre è già stata completata la pubblicazione della campagna di scavo 2022 nel Bagno Grande: Il santuario ritrovato 2. Dentro la vasca sacra. Rapporto preliminare di scavo al Bagno Grande di San Casciano dei Bagni a cura di Emanuele Mariotti, Ada Salvi e Jacopo Tabolli, che accoglie i contributi di numerosi studiosi e studenti. Così l’avventura di San Casciano dei Bagni si configura come una buona pratica di ricerca archeologica, che in tempi davvero rapidi ha restituito alla collettività, su diversi piani di informazione e di comunicazione, nonché di valorizzazione, l’esito della ricerca stessa.

4 risposte a “Gli dei ritornano. La mostra sui bronzi di San Casciano dei Bagni al Quirinale”

  1. Avatar Lucrezia Ungaro

    Ottima recensione! Grazie Marina!

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    1. Grazie a te Lucrezia!

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  2. Avatar Simona Chesters

    Grazie della recensione sulla mostra, spero di vederla pure io!
    Solo una domanda, perché dici a un certo punto “posizione staticamente impossibile da sostenere”? Perché in realtà sarebbe abbastanza comune, dipendente su alcuni fattori… l’unica cosa è che di sicuro chi ha fatto da modello non stava scoccando nessuna freccia perché il braccio destro è troppo lontano dal corpo per poter permettere di avere una mira corretta (ho fatto diversi corsi pratici su modern/ancient archery).

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    1. Grazie di quest’osservazione! Ammetto di sapere poco e niente di ancient archery, mi sono basata sull’osservazione della posa che altro. Invece molto interessante la tua osservazione, anche relativamente all’altro aspetto, ovvero che la posizione del braccio non torna con lo scoccare la freccia.

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