Musei e social network. A che punto è l’Italia?

Leggevo stamani un articolo tratto da Kulturize.com dedicato ai 3 social network indispensabili per un museo. Articolo interessante, suggerisce che ogni sito web di museo dovrebbe essere arricchito, oltre che dai consueti, ormai quasi vetusti, Facebook e Twitter, anche da una propria pagina su Flickr per le immagini, Youtube o Vimeo per i video e infine una propria pagina su Pinterest.

Tutto molto bello, ma c’è un ma: qui si sta dando per scontato che ogni museo abbia il suo specifico sito web. Ma siamo sicuri che sia sempre così?

La realtà è ben diversa e più arretrata. Pochi sono i musei dotati di un autonomo sito web; molto più facile è trovare il caso di musei che occupano una pagina web all’interno di un sito più ampio (un sistema museale, il sito di una soprintendenza, un’associazione che gestisce musei); può capitare, ma è raro, che il museo abbia un blog al posto di un sito web: più facile da gestire, non pretende competenze informatiche di sorta. Molti musei hanno un proprio profilo su Facebook, mentre molto scarso è il numero degli account twitter: giusto il MAXXI di Roma, il MART di Rovereto, dunque due musei improntati all’arte contemporanea, il Museo Ferrari e Musei in Comune Roma. Gli Uffizi, per dirne uno, sono i grandi assenti da twitter, mentre musei internazionali di pari livello come il Louvre, il British Museum, la Tate sono attivi con i loro cinguettii. Questo mi permette di aggiungere un’altra osservazione: che mentre il MiBAC ha una Direzione Generale per la Valorizzazione molto attiva sui social network, almeno Facebook e Twitter, contribuendo in qualche misura a diffondere comunicazione e informazione di livello nazionale a livello centrale, non così si può dire dei luoghi della cultura specifici, i musei per l’appunto, che ahimé spesso versano in condizioni disastrose dal punto di vista della comunicazione. Ora, sempre per tornare agli Uffizi, il Museo più importante di Firenze dà il nome al sito web del Polo Museale Fiorentino, con una mossa strategica che consente a chi cerca su Google nello specifico gli Uffizi, di trovare sul sito notizia anche degli altri musei del Polo. Quando però si passa a cercare gli Uffizi su FB troviamo una pagina raramente aggiornata dal gestore e della quale non si sa se sia una pagina ufficiale, dunque un organo ufficiale di comunicazione (nel qual caso ne fa ben poca) oppure se sia stata creata da un appassionato che la tiene nel tempo libero. Quindi la situazione per gli Uffizi è la seguente:

MUSEO sito web sito web autonomo pagina facebook account twitter
Uffizi No non ufficiale (?) No

Rimanendo in ambito di musei statali, un esempio, per fortuna, positivo, è invece quello del Museo di Antichità di Torino, museo nazionale che ha un proprio sito web autonomo, ben fatto e aggiornato, cui corrisponde una pagina su Facebook aggiornata. Ogni tanto un buon esempio, ma ancora indietro stando agli standard internazionali. Dunque, riassumendo:

MUSEO sito web sito web autonomo pagina facebook account twitter

Museo di Antichità

di Torino

no

Anche nei musei civici la comunicazione è importante. Segnalo il caso, perché lo conosco bene, del Museo Civico di Palazzo del Parco di Diano Marina, piccola ma interessante realtà, che insieme alla Biblioteca Civica di Diano Marina forma un’importante fulcro culturale per questa cittadina del Ponente Ligure. Il Museo Civico di Diano Marina ha un proprio sito web, anche se non autonomo, una pagina facebook aggiornata, un account twitter un po’ meno aggiornato e un album su Flickr un po’ miserino. Di fatto però, è presente nell’ambiente social.

MUSEO sito web

sito web

autonomo

pagina facebook account twitter Album Flickr

Museo Civico

Diano Marina

no

E mentre sempre oggi leggevo un articolo sull’idea di inserire la figura del Social Media Manager negli Uffici Pubblici, dunque anche nelle Soprintendenze, mi tornava in mente, più che mai a proposito e con una fitta al cuore, uno scambio di battute cui ho assistito poche sere fa, tra una visitatrice del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e un dipendente della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana: al termine dello spettacolo di Archeologia Narrante tenutosi nell’ambito delle Notti dell’Archeologia, la signora diceva al dipendente che gli avrebbe fatto avere dei video della serata da mettere online sul sito web del museo. Il dipendente diceva che no, il museo non ha un sito web. “Ah”, rispondeva la signora, che proponeva allora di metterli online almeno sul sito della Soprintendenza; ma no, rispondeva il dipendente, perché il sito web viene aggiornato molto di rado. “Ah”, rispondeva nuovamente la signora, “ma almeno una casella di posta elettronica ce l’avete?”. Si può continuare, come musei, ad essere ciechi davanti alle nuove frontiere della comunicazione, soprattutto se non si presta tanta attenzione neanche alla comunicazione tradizionale. Ma c’è una richiesta, da parte del pubblico, che non va sottovalutata, e che muove nella direzione della consultazione del web per informarsi. Ormai siamo in un mondo dell’informazione per cui, se cercando nel web, non si trova una struttura museale, quella struttura semplicemente non esiste.

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Lo screenshot della pagina dedicata all’Archeologico di Firenze sul sito web

della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana

Ho portato davvero pochi esempi, quindi senz’altro questo post pecca di incompletezza. A questi casi che ho citato sicuramente corrispondono esempi di buone, ottime pratiche. E si può discutere sull’utilità per un museo di avere un account twitter (perché l’account twitter ha senso se si vogliono comunicare eventi, attività, novità relative ad un’istituzione, e se l’istituzione non fa mai nulla di nuovo ha poco senso effettivamente…). Mi sono focalizzata poi, con l’eccezione degli Uffizi, sui musei archeologici che sono una realtà che conosco meglio; i musei di arte contemporanea stanno un passo avanti, se non altro, ed è già qualcosa. Ma non è abbastanza.

Altro che musei e social network. Prima di tutto bisogna chiedersi: a che punto è l’Italia quanto a musei e siti web? E la risposta, il caso di Firenze lo conferma, è che c’è ancora molto da lavorare, prima di poter parlare seriamente di musei “social”.

A conclusione di questa riflessione, una nota a margine: inutile, naturalmente, voler a tutti i costi che i musei siano presenti su quanti più social network possibili se poi non hanno tempo, risorse, capacità, per gestire al meglio quei social network e i rapporti che dovrebbero comportare con gli utenti/potenziale pubblico dei musei stessi. A far riflettere quest’aspetto è il post del blog MuseumsNewspaper che ritrasmette un articolo di Jim Richardson sul sito Museumnext proprio su quest’argomento. Per completare il quadro della situazione.

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