Una visita al Neues Museum di Berlino

Il Museo Egizio (e non solo) di Berlino ha riaperto i battenti nel 2009, dopo un lunghissimo intervento di restauro coordinato da David Chipperfield, necessario dopo i pesanti bombardamenti subiti durante la II Guerra Mondiale. La scelta del restauro è molto interessante, perché pone interrogativi non da poco sul tema della conservazione, della preservazione e della ricostruzione in ambito architettonico.

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Lo scalone del Neues Museum, ricostruito secondo il progetto di D. Chipperfield

Il Neues Museum fu costruito a partire dal 1859 per ospitare le collezioni archeologiche che si facevano sempre più consistenti all’Altes Museum. Le sale che ospitavano le varie collezioni furono affrescate tematicamente: egittizzanti per la collezione egizia, a imitazione di pitture pompeiane per la sezione romana, in stile romanico per la sezione medievale. Realizzato in stile neoclassico, il palazzo che ospita il Neues Museum sull’Isola dei Musei di Berlino fu pesantemente bombardato durante la II Guerra Mondiale. I danni furono così ingenti e disastrosi che l’edificio versò in stato di totale abbandono fino al 1985, quando si decise di avviare un progetto di restauro. Questo fu affidato nel 1997 a David Chipperfield, architetto di fama internazionale, che optò per una scelta coraggiosa e significativa: ricostruire, ovviamente, laddove le bombe avevano distrutto (l’ampio scalone d’ingresso, per esempio), ma lasciando ben chiari e leggibili i segni della distruzione: nei muri e nelle colonne annerite dal fuoco delle esplosioni, negli stucchi e negli intonaci bucherellati dai proiettili. L’effetto è l’impatto sulla sfera emotiva del visitatore, che legge e interpreta, senza bisogno di particolari aiuti, quella che è stata la travagliata storia di quest’edificio, e che è portato a riflettere sugli orrori della Guerra e della II Guerra Mondiale in particolare, e delle ferite anche culturali che ha aperto in Berlino e non solo.

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Una delle sale del Neues Museum, restaurata lasciando l’immagine dell’indomani della distruzione, pur riportando il museo all’aspetto che aveva a fine ‘800

Ma il restauro non si limita a questo: proprio siccome fotografa, come fosse congelata, la situazione all’indomani della distruzione, fa tornare le sale all’antico splendore, riproponendo, dunque, l’aspetto che le sale e le gallerie avevano all’epoca del loro primitivo allestimento nella II metà dell’Ottocento. Il tempo sembra essersi fermato, gli affreschi sono effettivamente molto belli, le sale sono molto suggestive per il rimando tra gli oggetti esposti e la decorazione delle pareti. Non mi soffermo sulla critica alle singole scelte espositive: segnalo solo la scelta di esporre in una sala a sé la famosissima testa di Nefertiti che, già di per sé nota al mondo intero, assurge ora ancora di più a vera e propria icona, cosa che di fatto già è, nel bene e nel male…

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Un’irriverente vignetta dell’artista Tim Roelofs che sfrutta l’immagine di Nefertiti per parlare di Berlino 

Per il resto, ho trovato un interessante parallelo tra le sale affrescate “in stile” del Neues Museum risalenti alla II metà dell’Ottocento, e le sale “egittizzanti” del Museo Egizio di Firenze le quali, arredate a fine Ottocento, quando fu inaugurato il museo fiorentino, conservano ancora oggi l’aspetto da tempio egizio, con tanto di colonne con capitello a fiore di loto, cornicioni riportanti geroglifici e volte affrescate. Il parallelo merita un approfondimento: mi chiedo infatti se fosse una moda tardoottocentesca diffusa quella di allestire musei scegliendo di decorare le sale delle collezioni egizie con temi egittizzanti, le sale romane con temi ronani e via di seguito, moda di cui si è persa la reale entità perché i musei nel corso del tempo hanno visto cambiare i loro allestimenti e intonacare di bianco le loro pareti, oppure se invece solo pochi musei avessero questa caratteristica, nel qualcaso sarebbe interessante approfondire il perché di scelte di questo tipo. Se qualcuno dei lettori sa fornirmi una risposta, gliene sarò grata. In ogni caso indagherò, comunque, e vi farò sapere! 

Qui sotto il Museo Egizio di Firenze nel suo allestimento attuale che ancora conserva le architetture di fine Ottocento e una litografia del 1862 di Friedrich August Stuler del 1862

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