Una mostra risulta ben riuscita quando riesce a istillare una certa qual curiosità anche solo per un aspetto, anche marginale. Una curiosità che porta ad approfondire e a cercare risposte fuori dalla mostra e non perché la mostra sia incompleta, ma al contrario, perché essa è ricca di spunti. Spunti che ovviamente non si possono esaurire nello spazio limitato del percorso espositivo.
Così accade che la mostra “Cipro e Italia. Identità culturali condivise all’alba della storia” che è attualmente esposta a Castel Sant’Angelo si sia rivelata molto interessante, nonostante l’archeologia cipriota non sia esattamente al centro dei miei interessi di ricerca. Il tema è quello degli scambi e delle interrelazioni nel Mediterraneo prima dell’età ellenistica e di Roma, tra Cipro e di volta in volta la Sardegna, la Sicilia, ma anche la cultura etrusca e quella veneta. Scambi e interrelazioni che sono culturali, cultuali e commerciali.
Tuttavia, in questo post non ti parlo della mostra di Castel Sant’Angelo: forse lo farò, più avanti. Ma voglio raccontarti ciò che ho scoperto a partire da un tema, il tema anzi, che più mi ha stimolato: quello della scrittura cipriota.
La mostra affronta diversi temi: quello figurativo, con la rappresentazione delle figure umane, guardando soprattutto ai confronti tra Cipro e Sardegna, quello cultuale, quello della cultura materiale, quello degli intrecci per cui oggetti di produzione cipriota si trovano in siti sardi o siciliani (o etruschi, o veneti) e, anche, quello della scrittura.

La scrittura cipriota: non mi ero mai posta il problema che esistesse. In mostra ho scoperto che è una scrittura sillabica, che esiste fin dall’XI secolo e perdura fino al IV, a. C., naturalmente, dopodiché è sostituita dall’alfabeto greco. In mostra sono esposti dei frammenti minimi, un ostrakon datato al 400-300 a.C. e proveniente dal cosiddetto “Archivio degli Ostraka” del palazzo reale di Idalion, nella regione di Paphos, un archivio che conservava oltre 700 testi, non solo in cipriota, ma anche in fenicio, relativi a dati amministrativi e commeriali, quali nomi e quantità di olio, mostrando un contesto urbano multilingue e un’organizzazione economica complessa; o un altro frammento datato al 350-300 a.C. che ricorda la fondazione di un santuario dedicato ad Artemide Agrotera da parte del re Nikokles di Paphos.

In mostra ci sono anche altri reperti iscritti in sillabario cipriota. E sono bastati per incuriosirmi su un sistema di scrittura che mi era stato ignoto fino a quel momento.
Così, come solitamente faccio, ho fatto qualche ricerchina online partendo dalle parole sillabario cipriota e Idalion. E ho scoperto l’esistenza di un documento che si è rivelato – tra l’altro – fondamentale per la decifrazione di questo sistema di scrittura unitamente a un altro documento, in terracotta e custodito al British Museum: un’iscrizione su poche righe, ma bilingue, fenicio e cipriota, per l’appunto.

Ma c’è un altro documento in cui mi sono imbattuta: è in bronzo, e fa parte della collezione della Bibliothéque Nationale de France, sezione Médailles et Antiques. Una “Tablette inscrite en écriture chypriote” che corrisponde al numero di catalogo Bronze.2297, rinvenuta sull’Acropoli di Idalion e che racconta una storia decisamente interessante.
La tavoletta di Idalion
Si tratta di una tavoletta in bronzo con manico mobile, di dimensioni piuttosto ridotte: 14,2 cm di altezza per 21,5 cm di lunghezza, che reca incisa su entrambi i lati un’iscrizione, scritta da destra a sinistra in caratteri sillabici ciprioti, e che è di fatto la più lunga iscrizione conosciuta in questa scrittura (lato A: 16 righe; lato B: 15 righe).
Il testo riporta un contratto stipulato tra Stasikypros, re della città di Idalion (l’odierna Dali, vicino a Nicosia, Cipro) e la città stessa, e il medico Onasilos e i suoi fratelli. Il re e la città si accordano per il pagamento delle spese mediche relative alle cure prestate ai feriti durante l’assedio della città da parte dei Medi (Persiani) e dei loro alleati, i Fenici della città di Kition, sulla costa sud-orientale di Cipro (l’odierna Larnaca), negli anni 478-470 a.C.

Siamo negli anni successivi alle Guerre Persiane, in cui però ancora ci sono strasichi e scaramucce, tanto che l’aggressione fenicia con il potente alleato persiano fa seguito a un intervento sull’isola da parte dei Greci nel 478 a.C..
Ma torniamo al contratto. Invece di un compenso in denaro, il medico riceve diversi appezzamenti di terreno appartenenti al re, il cui possesso sarà garantito in perpetuo per sé e per i suoi discendenti.
La tavoletta di 31 righe contiene oltre 50 segni diversi, il che la rende una delle fonti più importanti sulla lingua e la scrittura cipriota alla fine dell’età arcaica. Il sillabario cipriota, utilizzato dall’XI al IV secolo a.C. sull’isola di Cipro, deriva dal Lineare A ma registra un dialetto greco. La scrittura utilizza 56 segni, ognuno dei quali rappresenta generalmente una sillaba.
Questo è uno dei pochi documenti che descrivono dettagliatamente l’organizzazione di una città-stato a Cipro, la sua struttura politica, religiosa, spaziale, economica e sociologica. Dimostra che il re non era un monarca assoluto di tipo orientale, ma governava in costante consultazione con la città, una pratica che ricorda il sistema greco, così come l’usanza di datare un decreto con il nome di un arconte, in questo caso Philokypros. La dea protettrice di Idalion era Atena, alla quale erano dedicati due templi: uno sull’acropoli, dove fu deposta la tavoletta, e l’altro fuori dalle mura. Il tempio sull’acropoli fu distrutto pochi anni dopo, quando la città fu definitivamente conquistata dai Fenici di Kition, probabilmente intorno al 470 a.C., stando alle evidenze archeologiche. La presenza di una divisione dei terreni estremamente precisa suggerisce l’esistenza di un vero e proprio sistema catastale, con alcuni appezzamenti appartenenti al re e altri ai cittadini. Sebbene la terra donata appartenesse al re, la donazione richiedeva il consenso di tutti i cittadini.
La tavoletta offre la più antica testimonianza dello status di un medico in una città. L’alto stipendio dimostra sia la stima di cui godevano i medici sia la difficoltà di trovarli in caso di emergenza. Lo stipendio era stimato in un talento d’argento, cui si aggiungevano, solo per Onasilos, quattro asce d’argento e due mine doppie provenienti da Idalion. Onasilos in questo caso però venne pagato non in moneta ma in terra, con due importanti privilegi: il diritto ereditario su questa terra – un appezzamento per l’intera famiglia, uno solo per Onasilos – e l’esenzione dalle tasse. Sebbene il nome Onasilos fosse comune a Cipro, sembra che il medico non fosse originario di Idalion, poiché la città lo assunse a un prezzo così elevato e a condizioni che, a differenza di un pagamento in denaro, lo vincolavano alla città in modo duraturo. Poiché la conoscenza medica si trasmetteva di padre in figlio, come dimostra il fatto che Onasilos e i suoi fratelli fossero tutti medici, la città poteva così assicurarsi la presenza di una stirpe di medici.
La tavoletta era stata collocata nel tempio di Atena sull’acropoli della città. Scoperta per caso nel 1850 da un contadino, fu acquistata dopo lunga mediazione dal Duca Honoré Théodoric Albert de Luynes, archeologo e studioso, che stava lavorando alla decifrazione della scrittura cipriota. Egli riteneva che questa scrittura non rappresentasse una lingua sconosciuta, bensì un dialetto greco imparentato con l’arcadico. Sarebbe stata necessaria la scoperta di un’iscrizione bilingue fenicio-cipriota a Idalion per poterla decifrare: proprio quell’iscrizione cui accennavo più sopra, oggi custodita al British Museum.

In ogni caso De Luynes nel 1862-1863 donò le sue collezioni al Cabinet des Médailles della Biblioteca Nazionale di Francia, dove la tavoletta di Idalion è tuttora conservata, mentre una copia, dal 2010, è esposta al museo di Idalion.
In chiusura, giusto per contestualizzare, vorrei spendere due parole su Idalion.
Idalion era uno dei dieci regni ciprioti elencati in una tavoletta che riporta i regni che, pur avendo un re autonomo, versavano tributi al re assiro Asarhaddon (680-669 a.C.). Passò poi, dopo i fatti narrati nella tavoletta bronzea di cui sopra, sotto il dominio della città fenicia di Kition (Cizio, odierna Larnaka) attorno al 470 a.C., e infine ai Tolomei nel 312-311 a.C.. Idalion fu poi distrutta da un terremoto e non esisteva più già ai tempi di Plinio il Vecchio (I secolo d.C.).







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