Questa mostra ha un difetto: dura troppo poco, perciò mi sono affrettata a visitarla: c’è tempo solo fino al 28 febbraio 2025 (e ha inaugurato il 30 gennaio). Questa mostra ha un pregio, se siete in dubbio: è gratuita, per cui non influisce sul budget se siete a Roma per il Giubileo o in vacanza. Però per visitarla occorre prenotarsi online sul suo sito web: https://mostragiordania.com/it/.
La mostra “Giordania. Alba del Cristianesimo” è allestita al primo piano del Palazzo della Cancelleria, vicino a Campo de’ Fiori. Suggella 30 anni di relazioni diplomatiche tra la Giordania e il Vaticano (e questo spiega la sede: Palazzo della Cancelleria è dove ha sede, ho scoperto oggi, la Sacra Rota, il tribunale eccesiastico del Vaticano). Ma è soprattutto – ed è bene chiarirlo fin dall’inizio – una mostra voluta dal Jordan Tourism Board, cioè dall’ente del turismo giordano, per promuovere una Giordania diversa dai soliti itinerari turistici.

Il tema in realtà è molto interessante, per cui sarebbe sbagliato considerarla come una mera vetrina turistica (anche se di fatto, poi, lo è). Piuttosto, si rivela una mostra molto suggestiva, con reperti esposti davvero particolari, che naturalmente da soli non esauriscono l’argomento, davvero importante, dei primordi del Cristianesimo nei territori in cui è nato.
Perché non ci si pensa abbastanza, ma i luoghi in cui Gesù viveva – e prima di lui si muovevano i profeti e a risalire fino a Mosé – si dispongono al di qua e al di là del Giordano, per cui alcuni siti importanti, come Tel Mar Elias, il luogo di nascita del profeta Elia, o il sito del Battesimo di Gesù Cristo (Maghtas) sul fiume Giordano, ricadono in territorio giordano. Ma pure Macheronte, dove sorgeva il palazzo di Erode, quello in cui la testa di Giovanni Battista fu tagliata per il capriccio di Salomè, e il Monte Nebo, il luogo in cui morì Mosé, condannato a non poter accedere alla Terra Promessa, si trovano in Giordania.

La mostra, attraverso i reperti, racconta proprio i principali siti cristiani della Giordania. Un Paese che è a maggioranza mussulmana, ovviamente, ma nel quale esiste una comunità cristiana, per quanto ridotta, che ha sicuramente un peso nella società giordana.
L’allestimento è suggestivo, i reperti sono ben valorizzati, ma poco illustrati. L’apparato didattico infatti è piuttosto scarno. I pannelli sono carichi di suggestioni più che di informazioni: si percepisce chiaramente l’intento “turistico” della mostra, cioè l’intenzione di promuovere un itinerario preciso – o in maniera allargata una destinazione – in tempi in cui lo scacchiere internazionale non fa venire molta voglia di volare in quella porzione di mondo. Quindi se il fine giustifica i mezzi, ben venga un’operazione culturale di questo tipo, che sfiora il commerciale. E a questo punto viene da pensare che, dopotutto, l’associazione nell’ormai vecchissima dicitura del nostro ministero “Ministero per le Attività Culturali e il Turismo” (il buon vecchio MIBACT) talvolta non sia così campata in aria. Il problema, casomai, è che non si individua un progetto scientifico alla base. Ma ripeto, il fine della mostra è la promozione di una destinazione turistica.
E veniamo alla mostra, perché, al netto delle critiche, effettivamente sono esposti degli oggetti interessanti provenienti dai contesti cristiani più significativi.
Uno di essi è senz’altro la chiesa di Santo Stefano a Umm-al-Rasas, sito Unesco indagato archeologicamente da Padre Michele Piccirillo (informazioni a questo link). La chiesa di Santo Stefano in realtà è parte di un complesso religioso costituito da più realtà: la chiesa dell’Edicola, la chiesa del Vescovo Sergio, cui appartengono il battistero e la cappella funeraria in facciata, la chiesa di Santo Stefano e la chiesa del Cortile, ricavata tra le tre chiese.

Dalla chiesa di Santo Stefano proviene un rilievo raffigurante un agnello circondato da volute d’acanto, risalente al III-IV secolo d.C.
Da Madaba, nota per il grande mosaico pavimentale che rappresenta la mappa della Palestina, sono in mostra due mosaici con i simboli cristiani dell’agnello e del pesce, ma il più particolare è un mosaico che raffigura la Madonna, indicata anche dall’iscrizione in caratteri greci “Maria”, proveniente da Jerash.

Tra i mosaici, notevole quello rinvenuto durante i lavori per la realizzazione di un centro commerciale a Jerash, l’antica Gerasa: esso illustra chiaramente lo sviluppo dell’arte musiva in Giordania tra il VI e il VII secolo d.C.: all’interno di una cornice a meandro, in uno spazio su fondo nero si dispongono entro tre cerchi disegnati da foglie d’acanto un uccello, un leone in corsa e un volto umano. In particolare il volto rivela caratteristiche orientali, pertanto è attribuito a un artista locale molto abile nel fondere i colori per dare quasi un senso di chiaroscuro. Non è chiaro il significato dei tre simboli, forse alludono alle stagioni, ma l’interpretazione è dubitativa.

I reperti più interessanti però sono alcune iscrizioni funerarie cristiane particolari perché registrano, insieme ai consueti nome, età, anno, anche il giorno della settimana in cui il defunto è effettivamente deceduto. Un uso che si perde nel corso del VI secolo d.C. e che è piuttosto curioso, dopotutto. Pur se brevi, in qualche caso i testi sono accompagnati da una riflessione, come nel caso di Milchis, morto di giovedì a 55 anni nel 386 d.C., invitato ad essere di buonumore, perché nessuno è immortale:

L’invito “sii di buon umore, nessuno è immortale” ritorna anche in un’altra epigrafe di questa serie, che commemora il maestro Ogezon, padre di Sadallas, morto all’età di 22 anni nel 453 d.C., il 24° giorno di Panemos (giugno), di lunedì.
Il percorso espositivo si conclude con una serie di pannelli che tramite qrcode ci invitano a vedere dei video corrispondenti ad altrettanti siti giordani legati al cristianesimo: oltre ai già citati Macheronte, Madaba, Umm-al-Rasas, troviamo Petra, Amman. Un invito a scoprire questi siti, queste destinazioni, un invito a scoprire le radici cristiane in Medio Oriente, una proposta di itinerario culturale, dopotutto, diversa dalla solita narrazione della Giordania = Petra, Aqaba e sali del Mar Morto.







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